LEGISLAZIONI EUROPEE A CONFRONTO

Spray al peperoncino, perché in Italia è così facile acquistarlo

di Alberto Magnani


Spray urticante, perché è così facile acquistarlo in Italia

4' di lettura

La tragedia di Corinaldo, il paese dell’Anconetano dove hanno perso la vita sei minorenni , ha riacceso i riflettori sulla «moda» dello spray urticante:  il nebulizzatore spruzzato da un 15enne alla Lanterna azzurra , una discoteca locale, scatenando il panico nel pubblico che aspettava la comparsata del trapper Sfera Ebbasta. L’argomento ha iniziato improvvisamente a comparire nelle cronache nazionali, con 48 casi di intossicazione in una scuola di Pavia solo lunedì 10 dicembre e un boom di segnalazioni analoghe nel resto del paese. C’è chi parla già di un effetto emulazione, soprattutto fra i minorenni, ma l’uso improprio dei nebulizzatori non è un fatto inedito. Il vicepremier Matteo Salvini si è speso in favore dello strumento, spiegando che le bombolette non vanno criminalizzate perché «hanno salvato la vita a molte donne».

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Acquistare lo spray è facilissimo. Forse troppo
Ma è così facile acquistare e distribuire quella che può essere considerata, a tutti gli effetti, un’arma impropria? Sì. L’Italia è fra i paesi europei con la legislazione più blanda sul cosiddetto spray al peperoncino, lasciando margini ampissimi per un utilizzo indiscriminato dello strumento. Di fatto l’unico requisito richiesto all’acquirente è di carattere anagrafico (16 anni), oltre a un generico richiamo all’impiego del gadget per legittima difesa (articolo 52 del codice penale): lo stesso istituto previsto per le armi da fuoco, soggette però ad autorizzazioni ben più stringenti di quelle che regolano un prodotto che si acquista tranquillamente online, al supemercato o in allegato a quotidiani.

Come, quando e chi può usare lo spray urticante
Nato come strumento per proteggersi da animali, e rimasto tale in Germania, lo spray urticante viene venduto come mezzo per la difesa personale: l’utente può spruzzare addosso il contenuto all’aggressore, provocando un’infiammazione che causa lacrimazione, tosse e bruciore senza lasciare danni permanenti. È noto come spray «al peperoncino» perché la sostanza nebulizzata, l’oleoresin capsicum, sfrutta il principio attivo della Capsaicina, composto presente nelle piante del genere Capsicum (fra cui il peperoncino piccante). L’utilizzo degli spray è disciplinato in Italia dal decreto ministeriale 103 del 2011, emanato dal ministero dell’Interno del governo Berlusconi per espresso rinvio della legge 94/2009 (il cosiddetto pacchetto sicurezza) a un successivo regolamento «di dettaglio».

In sostanza il testo liberalizza acquisto, utilizzo e porto in pubblico degli spray al peperoncino, classificati come «strumenti di autodifesa in grado di nebulizzare una miscela irritante a base di oleoresin capsicum e che non hanno attitudine a recare offesa alle persone». Le limitazioni vengono fissate in maniera rigida solo su età dell’acquirente (16 anni) e i requisiti tecnici del prodotto: la miscela non deve essere superiore a 20 millilitri; la percentuale di oleorosin capsicum disciolto va tenuta al di sotto del 10% (con concentrazione massima di capsaicina e capsaicinoidi totali pari al 2,5%); la miscela non deve contenere sostanze infiammabili, corrosive, tossiche, cancerogene o aggressivi chimici; il prodotto deve essere sigillato all’atto della vendita e provvisto di un sistema di sicurezza e la gittata mantenersi entro i tre metri.

Strumento di difesa o di offesa? Il confronto con l’Europa
Il testo si fa ben più carente quando si fissano (o si provano a fissare) i margini di utilizzo dei flaconcini. Lo spray al peperoncino è lecito quando «non ha attitudine a recare offesa alla persona» , cioè quando viene sfoderato in funzione difensiva e non aggressiva. In assenza di autorizzazioni, però, il confine fra i due è a completa discrezione di chi ne fa uso. «Insomma, lo spray al peperoncino viene considerato come un’arma di autodifesa, senza essere soggetta a un controllo rigoroso come nel caso delle armi da sparo - spiega Lorenzo Picotti, avvocato e ordinario di Diritto penale all’Università di Verona - E il fatto che sia utilizzato “senza recare offesa” si può verificare solo ex post, dopo l’avvenimento». Una comparazione svolta da Picotti su un campione di paesi Ue mostra come l’Italia sia fra i paesi con un atteggiamento più permissivo nei confronti dell’uso di spray urticanti.

Come è considerato lo spray negli altri Paesi
Nel complesso, l’impiego delle bombolette risulta del tutto illegale in alcuni paesi (come Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, dove può essere dato in dotazione alle forze dell’ordine) o legale, ma fortemente limitato, in altri. In Germania il suo impiego è ristretto contro gli animali, a meno che non si parli di altri tipi di spray più dannosi e registrati come armi a tutti gli effetti; in Francia l’età minima di acquisto sale ai 18 anni; in Portogallo bisogna esibire una fedina penale intonsa e la concentrazione di oleoresin capsicum deve restare entro il 5% (la metà della soglia massima italiana). A fare eccezione al primo e al secondo caso sono solo una manciata di paesi, dove l’utilizzo è del tutto libero sopra ai 16 anni e incentivato dalle stesse autorità. Nella lista ci sono Austria, Repubblica Ceca, Serbia e appunto Italia, dove le bombolette per la legittima difesa possono essere comprate con un clic su Amazon. Attualmente, il modello che va per la maggiore sul portale di ecommerce è RedImpact, un flaconcino da 19,9 euro dell’azienda Safe Defense. La portata efficace è di quattro metri, quanto basta per «l'utilizzo a distanza su un individuo minaccioso». Per difendersi o attaccare, ma questo è un altro discorso.

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