borse e risparmio

Spread, perché l’Italia paga le incertezze politiche sui mercati

di Morya Longo

default onloading pic
Fotolia


3' di lettura

Il problema è il detto-non-detto. L’ambiguità di fondo che si era creata su due temi cruciali per chi investe nei nostri titoli di Stato, nelle obbligazioni delle nostre aziende o nelle azioni della nostra Borsa: l’uscita dall’euro e - più sullo sfondo - la richiesta di annullare parte del debito pubblico in mano alla Bce. Entrambi i temi non erano stati toccati in campagna elettorale. Entrambi i temi non erano nel contratto di Governo.Entrambi i temi erano smentiti dai due partiti di maggioranza. Eppure erano e sono una presenza sui mercati. Come fantasmi.

Come moderni mostri di Lochness: non esistono, ma fanno paura. Proprio questo faceva salire lo spread nei giorni scorsi: l’ambiguità. Fomentata dalla scelta di un ministro dell’Economia che appariva no-euro . Per questo di prima mattina, oggi, lo spread è sceso: perché in parte, almeno temporaneamente, l’ambiguità è stata rimossa. Ma la tregua è durata molto poco e lo spread ha già ripreso a salire, perché il tema sarà dominante nella campagna elettorale.

Loading...

Il nodo dell’ambiguità
Chi investe in qualunque titolo (che sia azionario o obbligazionario) lo fa per avere un ritorno. Alto o basso dipende dal rischio che decide di correre. Sui mercati non esistono certezze, ma una certa prevedibilità è auspicata da chi investe. Anche il solo dubbio lontanissimo che un investimento fatto in euro (valuta forte) possa essere restituito in lire (valuta debole) mette in allarme gli investitori. Perché per loro significherebbe una perdita in termini valutari. Anche solo il dubbio lontanissimo e forse fantasioso che per parte del debito pubblico possa essere chiesta la cancellazione, nonostante le smentite, aumenta l’allarme. Perché per loro potrebbe essere l’anticamera del default. Chi investe nei nostri BTp lo fa valutando il rischio Paese, il rischio economico e il rischio di credito. Ma il rischio valutario non è mai stato preso in considerazione. L’emergere di un pur vago - vaghissimo e sempre smentito - rischio di questo tipo ha dunque indotto alcuni investitori a disinvestire e in generale ha causato un riprezzamento dell’intero mercato. Semplicemente perché si iniziava a incorporare nei prezzi dei BTp o delle nostre azioni questi rischi “fantasma”.

Leggi anche

Il «voto» degli investitori
Nei giorni scorsi sui mercati gli investitori italiani e internazionali erano divisi in due gruppi. La maggioranza mostrava un atteggiamento attendista: vediamo cosa farà il nuovo Governo, dicevano. Il programma era non molto ortodosso ai loro occhi, ma tanti pensavano che difficilmente sarebbe stato realizzato per intero: in fondo in Italia ci sono molti bilanciamenti di potere - era il pensiero di molti - e il presidente Mattarella difficilmente darà il via a un Governo no-euro o approverà leggi senza copertura. Per questo la maggior parte degli investitori aveva un atteggiamento di attesa e non prendeva posizione. Molti aprivano una porta al nuovo Governo, convinti che alla fine le promesse più costose sarebbero state ammorbidite e che un taglio delle tasse avrebbe potuto comunque dare qualcosa di buono all’Italia.

Debito pubblico, BTp e mercati: perchè lo spread è così importante per gli italiani

C’era però una minoranza preoccupata, che - proprio per l’incertezza e l’ambiguità su alcuni temi molto sensibili come l’uscita dall’euro - preferiva ridurre l’esposizione sui nostri titoli di Stato e sulle nostre azioni. Infine c’era una piccola parte di hedge fund che speculava contro l’Italia, che cercava di trarre profitti dall’incertezza generale. In questo contesto lo spread saliva velocemente, certo, ma senza toccare vette drammatiche. La Borsa di Milano scendeva, ma non in maniera rovinosa. Ieri questo meccanismo si è temporaneamente interrotto.

Leggi anche

Il nodo delle elezioni
Ma la tregua durerà probabilmente poco. Già sembra finita. Perché presto o tardi si terranno nuove elezioni e il tema dell’euro entrerà probabilmente in campagna elettorale. Anche solo in maniera ambigua, come è stato fino ad ora. La reazione dei mercati dipenderà da quando saranno fissate le nuove elezioni: se ci sarà la percezione che possa passare un lasso di tempo abbastanza lungo, allora la tregua potrebbe durare un po’. Nessuno si mette infatti a speculare o a prendere posizione su un evento lontano, dato che nel frattempo molte cose potrebbero cambiare. Ma se la data fosse ravvicinata, allora le tensioni potrebbero affiorare. E l’estate rivelarsi molto calda.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti