la giornata dei mercati

Spread vola a 306, Piazza Affari maglia nera Ue (-2,4%)

di P. Paronetto e S. Arcudi


Rialzo spread, perché i cittadini ne pagheranno le conseguenze

6' di lettura

Alla chiusura degli scambi Piazza Affari (-2,43%) si è confermata maglia nera in Europa, sullo scontro tra Roma e Bruxelles rinfocolato dalla lettera con cui venerdì sera la Commissione europea ha espresso al Governo italiano la sua preoccupazione per le previsioni di deficit contenute nella Nota di aggiornamento al Def. Questo ha fatto salire lo spread anche a 310 punti (306 alla chiusura, con il rendimento decennale al 3,57%, ai massimi da febbraio 2014, dal 3,41% del closing di venerdì scorso) e ha affossato le banche, tutte in calo superiore al 2% (Banco Bpm la peggiore con -6,47%). In Europa, hanno chiuso in calo Parigi (-1,1%), Francoforte (-1,36%), Madrid (-0,55%) e Londra (-1,16% ), dopo il forte ribasso della Borsa cinese e i timori legati allo scontro commerciale Usa-Cina. Non aiuta l'andamento in calo di Wall Street, penalizzata dal sell-off dell'azionario cinese, dalle tensioni commerciali tra Usa e Cina (il presidente Donald Trump punta a isolare commercialmente la Cina dagli altri partner commerciali), dal braccio di ferro tra Italia e Ue sulla manovra finanziaria e dal rialzo dei rendimenti dei Treasury visto la settimana scorsa (oggi il trading dei T-Bond è fermo per via del Columbus Day, ma le preoccupazioni restano visto che il rendimento del decennale si è spinto al top del maggio 2011 e quello del trentennale al massimo del luglio 2014).

A Piazza Affari a fondo le banche
A Milano a pagare lo scotto peggiore sono state le banche: la peggiore è stata Banco Bpm (-6,47%), che ha in corso un'importante operazione di derisking e attende le offerte vincolanti per un maxi pacchetto di Npl (potrà andare da 3,5 a 9 miliardi di euro, ma visto l'andamento dello spread è probabile che l'operazione non si allontani molto dalla cifra minima prevista dai target approvati dalla Bce). Sono andate molto male anche tutte le principali rivali: Intesa Sanpaolo -3,26%, Banca Mediolanum -3,34%, Unicredit -3,56%, Banca Generali -4,46%, Mediobanca -4,67% e Ubi Banca -4,94%. Per le banche italiane, notano dalle sale operative, lo spread a questi livelli è un doppio problema: in primo luogo perché il deprezzamento dei titoli di Stato in portafoglio rischia di erodere il patrimonio degli istituti e in secondo luogo perché è accompagnato da un aumento del premio di rischio richiesto dai potenziali compratori di crediti deteriorati, che ne
rende più difficile lo smaltimento.

Di nuovo giù Telecom, perdono quota titoli del lusso
Male anche Telecom Italia (-1,96%), che si è di nuovo avvicinata ai minimi in area 0,47 euro già toccati la scorsa settimana (livelli che le azioni del gruppo di tlc non vedevano dall'estate del 2013): pesano le indiscrezioni secondo cui il Governo starebbe valutando di anticipare gli incassi delle aste 5G, di recente chiuse, avvicinando le rate distribuite fino al 2022 e per adesso concentrate soprattutto nell’ultimo esercizio. In discesa anche i titoli del comparto del lusso (Moncler-4,75% e Salvatore Ferragamo-3,71%), penalizzati da un lato dagli incassi dopo i guadagni della settimana scorsa e dall’altra dal cattivo andamento del comparto, soprattutto in Francia (a Parigi Kering -1,91%, allungando la serie negativa che dura già dalla settimana scorsa). Fuori dal listino principale, si è distinta Astaldi (+12,82%, in controtendenza rispetto al mercato): il mercato sembra dare chance di riuscita al piano di salvataggio allo studio da parte dell'azienda con creditori e potenziali nuovi investitori, mentre Salini Impregilo (-2,02%) resta alla finestra, ma potrebbe essere della partita. Tra le peggiori invece Banca Ifis (-12,61%), Biesse (-11,75%) ed Energica Motor Company(-10,54%).

Limitano i danni le utility
Se nei giorni scorsi Morgan Stanley ha acceso un faro sul settore italiano, in vista della definizione dei nuovi criteri di remunerazione per le attività regolate per il periodo 2019-21, giudicando per il momento ancora non attrattivi i titoli delle big italiane anche a causa dello scenario macroeconomico, oggi gli analisti di Credit Suisse confermano la propria visione positiva su Enel (outperform) pur tagliando a 6 euro il target di prezzo (da 6,4). Per il broker svizzero, Enel tratta in Borsa a sconto del 25% rispetto alla media di settore, guardando al rapporto prezzo/utili atteso per il 2019: questo differenziale di valutazione, ricordano gli analisti, è pari solo a quanto avvenuto nel 2011 quando a causa delle tensioni sulla situazione italiana lo spread Btp/Bund era volato sopra i 500 punti.

Auto e tecnologici a passo lento in Europa
Le piazze del Vecchio Continente hanno chiuso in calo, condizionate anche dall'andamento negativo di Wall Street, che si avvia verso la terza seduta negativa di fila a causa di tensioni commerciali, di preoccupazioni di un aumento dei rendimenti dei Treasury e dello scontro tra Ue e Italia sulla manovra finanziaria. Il riaccendersi dei timori di uno scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina, dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di isolare Pechino, hanno penalizzato il comparto industriale europeo, in particolare le auto. A Parigi Peugeot ha perso lo 0,96% e Renault lo 0,61%, mentre a Francoforte Bmw ha lasciato sul campo l'1,04%, Daimler l'1,82% e Volkswagen l'1,54%. A Milano non ha fatto eccezione Fca (-2,33%). Ancora male il settore tecnologico, che già la settimana scorsa aveva risentito fortemente delle accuse alla Cina sui microchip-spia: l'Euro Stoxx 600 Tecnologia ha perso il 2%, mentre tra i titoli, StMicroelectronics ha ceduto l'1,48% a Parigi e l'1,52% a Milano, mentre Infineon ha bruciato il 2,74% a Francoforte. A passo lento anche il settore energetico europeo, mentre le utilities, come successo anche in Italia, hanno retto il colpo (l'indice Euro Stoxx 600 Utilities ha finito poco sotto la parità).

Euro sotto 1,15 dollari, -2,4% in due settimane
L'euro torna a scendere sotto quota 1,15 dollari: la moneta unica soffre il caso Italia, con il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sulla manovra finanziaria e la lettera Ue sul Documento di Economia e Finanza predisposto dal Governo Conte, ma anche il progressivo apprezzamento del dollaro sulla prospettiva di un'accelerazione dei tassi Usa. L'euro è scambiato a 1,1473 dollari (1,148 in apertura e 1,1524 alla chiusura di venerdì), e vale 129,794 yen, mentre il rapporto dollaro/yen è a 113,13. I future a dicembre del Wti scendono dello 0,36% a 73,99 dollari, quelli del Brent dello 0,65% a 83,63 dollari al barile. In calo il prezzo del petrolio: il future novembre sul Wti cede lo 0,67% a 73,84 dollari al barile, mentre la consegna dicembre sul Brent si attesta a 83,46 dollari (-0,83%).

Shanghai ko dopo nuovo taglio riserve obbligatorie
A livello macroeconomico, le preoccupazioni del mercato sono alimentate anche dal tonfo della Borsa di Shanghai ( -3,4% il Composite index al ritorno degli scambi dopo alcune sedute di stop per festività), dopo la decisione, peraltro attesa, della Banca centrale cinese di tagliare nuovamente le riserve obbligatorie per gli istituti di crediti, una mossa che alimenta i timori sul ritmo di crescita dell'economia cinese frenata dalle tensioni commerciali con gli Usa. La brusca correzione è difatto un adeguamento ai movimenti al ribasso avvenuti negli ultimi giorni sui mercati globali (lo Stoxx Euro 600 è sceso dell'1,77% nell'ultima settimana mentre il Nasdaq è caduto del 3,2% e l'S&P500 dello 0,97%) ma continuano a pesare i timori sui rapporti Washington-Pechino alimentati anche dal caso dei micro-chip spia: non ha caso il gruppo cinese delle telecomunicazioni Zte ha perso oltre l'8%.

Vola Borsa San Paolo dopo primo round elettorale
Seduta a passo rapido per la Borsa di San Paolo, dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, che ha visto in netto vantaggio il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro. L'Ibovespa, l'indice di riferimento della Borsa brasiliana, è arrivato a guadagnare anche più del 5,5%. Anche il real è rialzo del 2% sul dollaro e si porta al massimo in due mesi. Jair Bolsonaro ha vinto con il 46,27% dei voti la prima tornata delle elezioni presidenziali in Brasile e, il prossimo 28 ottobre, dovrà affrontare al ballottaggio l'ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad del PT (Partito dei Lavoratori), considerato "erede" di Lula. Bolsonaro andrà dunque al ballottaggio in una posizione di forza, visto che l'avversario al primo turno ha ottenuto il 28,95% dei consensi. Anche i candidati in linea con il programma di Bolsonaro hanno ottenuto risultati migliori del previsto nelle elezioni per il Senato e la Camera dei deputati.

GUARDA GLI SPREAD DEI TITOLI DI STATO EUROPEI

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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