Sostenibilità

Spreco di cibo, per un produttore agroalimentare su 4 è aumentato durante la pandemia

Crescita del 10-15% secondo una ricerca dell'Osservatorio Metronomo, commissionata da Metro Italia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

di E.Sg.

Babaco Market: il brutto che diventa bello per combattere gli sprechi

2' di lettura

La pandemia ha causato un aumento degli sprechi tra i produttori agroalimentari del Made in Italy. Lo rileva la ricerca a cura dell'Osservatorio Metronomo, commissionata da Metro Italia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, secondo la quale il 26,2% dei produttori intervistati dichiara di aver aumentato lo spreco alimentare nel corso del 2020. E, per questi, si osserva un incremento significativo dello spreco: tra il 5 e il 15%.

Le cause? «Sicuramente i lockdown e le restrizioni sul mercato dei consumi fuori casa che hanno costretto i produttori, laddove possibile, a spostarsi su segmenti di mercato alternativi, non sempre facili e immediati da individuare – spiega il professor Fabio Iraldo della Scuola Superiore Sant'Anna –. Rilevanti sono inoltre gli impatti diretti sulle loro attività, come la complessità nel gestire il personale e la logistica in uno scenario incerto e in costante cambiamento».

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La buona notizia è che nel 42% dei casi considerati sono stati ottimizzati i packaging e nel 28% sono stati introdotti nuovi formati con minori quantità di prodotto; inoltre per il 23% delle aziende è stata anche l'occasione di proporre confezioni più sostenibili. Il tema del packaging risulta importante soprattutto se si considera che il 30% delle aziende dichiara di aver ricevuto maggior richiesta di prodotti confezionati.

Sono molteplici le azioni che le aziende intervistate stanno cercando di mettere in campo per prevenire la produzione di eccedenze e, se presenti, per fare in modo che non diventino uno spreco. Il 60% dei produttori dichiara che è fondamentale effettuare consegne con volumi ridotti di prodotto. Questo comportamento è aumentato del 21% rispetto al pre pandemia.

Un ritardo si assiste invece nell'utilizzo di applicazioni digitali che favoriscano la rivendita di prodotti in mercato secondari. Simili applicazioni, oggi, non vengono adottate dal 75% degli intervistati. L'8% dichiara però di avere iniziato a utilizzarle durante l'emergenza sanitaria per gestire le eccedenze generate proprio nei mesi di lockdown, e, in via prospettica, per circa il 30% del campione tali applicazioni sono considerate un valido strumento per la lotta agli sprechi alimentari.

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