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Sprint delle costruzioni in Borsa con maxi piani infrastrutture, Buzzi vola a Milano

In fibrillazione anche WeBuild e Cementir. Negli Usa allo studio un piano da mille miliardi di dollari

di Stefania Arcudi

2' di lettura

Settore delle costruzioni in fibrillazione a Piazza Affari e nel Vecchio Continente, galvanizzato dai maxi piani per le infrastrutture allo studio negli Stati Uniti e in Italia. A beneficiarne è soprattutto Buzzi Unicem, la migliore a Milano, per altro sostenuta dal fatto che Citigroup e Ubs hanno alzato l'obiettivo di prezzo a 24 euro (rispettivamente da 23 e 22,5 euro). Fuori dal listino principale, a passo rapido anche WeBuild e Cementir.

Il tema centrale è appunto quello delle infrastrutture. Per quanto riguarda l'Italia è allo studio un piano, "Italia Veloce", da 200 miliardi di euro di opere per il rilancio del Paese. La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, nei giorni scorsi in un post su Facebook ha parlato di "un programma ambizioso per il rilancio dei trasporti e delle infrastrutture", proposto "con una precisa idea di Paese".

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Negli Usa allo studio piano da mille miliardi di dollari

E poi c'è il fronte americano, dove l'amminsitrazione Trump, secondo indiscrezioni, sarebbe al lavoro su un piano infrastrutturale da 1.000 miliardi di dollari per il rilancio dell'economia americana, che includerebbe investimenti in infrastrutture tradizionali, come ponti e strade, e nello sviluppo della rete 5G e del broadband nelle aree rurali.

Buzzi, Cementir, Trevi e WeBuild i titoli sotto la lente

Secondo Equita, i titoli più esposti sono appunto Buzzi Unicem, che "negli Stati Uniti nel 2019 ha generato il 55% dell'Ebitda, e Cementir che realizza il 9% dell'Ebitda di gruppo". Inoltre, nel settore costruzioni gli analisti ritengono che "WeBuild, che attraverso Lane genera il 20% del fatturato, possa beneficiare del piano essendo particolarmente esposto alle infrastrutture tradizionali come ponti e autostrade". Inoltre, si vede come potenziale beneficiario anche Trevi Finanziaria Industriale, che "in Nord America genera il 22% dei ricavi e nel mercato statunitense è particolarmente esposta al settore delle dighe", così come Prysmian, che "in Nord America genera il 35% dell'Ebitda e Cnh Industrial, la cui divisione construction equipment nel 2019 ha generato il 10% del fatturato di gruppo (di cui il 50% negli Stati Uniti), ma solo il 3% dell'operating margin a causa di problemi strutturali".

(Il Sole 24 ore Radiocor)

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