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Spumanti, l’Asti diventa (anche) brut per conquistare i Millennials

A partire dal 2020 verranno introdotte le tipologie Brut, Extra Brut e Pas dosé con meno grado zuccherino con il duplice obiettivo di accontentare il gusto dei più giovani e rafforzare l’Asti Docg sulla distribuzione Horeca

di Giambattista Marchetto


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Una bottiglia di Asti : diventerà anche brut

2' di lettura

L'Asti “taglia” il grado zuccherino per conquistare un pubblico più giovane. Il Consorzio della Docg, con i volumi maggiori in Piemonte, ha avviato al Ministero delle Politiche agricole il procedimento per la modifica del disciplinare con l’introduzione delle tipologie Brut, Extra Brut e Pas dosé. L’incontro a Roma ha portato un rapido avanzamento nel processo, che dovrebbe arrivare a compimento con la messa in produzione per il commercio a partire dalla vendemmia 2020.

Ampliare la platea del mercato
«Le modifiche sostanziali al disciplinare portano all'apertura ulteriore della tipologia spumante, con l’impostazione orientata a dei residui zuccherini ancora piu secchi – conferma il vicepresidente del Consorzio Stefano Ricagno –. L’Asti potrà esser sul mercato sia come prodotto dolce che come Pas dosé, sia in versione metodo Martinotti che come metodo classico. È un passaggio importate, volto ad evolvere la proposta dello spumante aromatico per eccellenza».

Questo passo permette di allargare il panorama, andando incontro all'evoluzione del gusto tra i millennials, ma è altrettanto vero che questo può spingere un rafforzamento nell'Horeca (che rispetto alla Gdo permette al produttore di vendere con un 20% in più a bottiglia).

Aspettative di mercato? «Sappiamo di avere un prodotto riconosciuto per qualità nel segmento dolce, sempre più apprezzato anche a livello internazionale per la sua caratteristica naturalmente aromatica, ma con le nuove caratterizzazioni può ampliarsi la platea dei nostri consumatori. E il metodo classico, in particolare, può esser vincente».

Sperimentazioni e numeri del mercato
Al momento ci sono aziende che stanno facendo varie prove, stanno elaborando delle cuvèe e qualcuno anche con le fermentazione in bottiglia. «È necessario per presentarsi al comitato vitivinicolo nazionale con le giuste rassicurazioni – dice Ricagno –. I risultati sono egregi e sul piano organolettico è molto interessante. Si tratta ora di sviluppare le giuste strategie di marketing».

Oggi il mondo Asti significa 88 milioni di bottiglie, 54 milioni di Asti (88% export, con Russia e Germania in testa) e 34 milioni di Moscato (89% di export, con gli USA che valgono il 66% del mercato).

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