La geopolitica dei vaccini

Sputnik «sbarca» in Italia e Spagna ma resta la diffidenza verso Putin

L’Europa sembra essere la naturale terra di conquista per il vaccino russo ma a Bruxelles regna la prudenza e si ricorda che «non sono in corso colloqui per integrare lo Sputnik nella strategia Ue sui vaccini» anche se l'Agenzia europea Ema ha dato il via al processo di revisione del siero russo

di Gerardo Pelosi

4' di lettura

Durante la “guerra fredda” la competizione tra Occidente e Unione sovietica si giocava in gran parte sul terreno dei primati sportivi e delle prime missioni spaziali. Oggi la pandemia sta riscrivendo le regole del gioco dei rapporti di forza tra Paesi. Non è un caso che il vaccino russo si chiami Sputnik a evocare quel passato. Ma nell'agosto dell'anno scorso quando fu lanciato per la prima volta il vaccino russo solo dopo pochi mesi dall'esplosione del Covid il mondo scientifico liquidò l'exploit come la solita trovata propagandistica del Cremlino. Ora che il vaccino russo sta sbarcando in Europa e in particolare in Spagna e in Italia l'atteggiamento sta cambiando radicalmente. Il mondo scientifico si è ricreduto tanto che Mosca ha preteso scuse ufficiali da parte dell'Agenzia del Farmaco europea Ema che aveva definito l'utilizzo di Sputnik «qualcosa di simile a una roulette russa».

Il Cremlino pretende le scuse ufficiali dall’Ema

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«Le accuse contro di noi sono deplorevoli e inappropriate» ha sentenziato il portavoce del Cremlino, Dimtry Peskov. Pronta la replica del presidente del Consiglio Ue Michel: «Non dovremmo lasciarci ingannare dalla Cina e dalla Russia, regimi con valori meno desiderabili dei nostri che organizzano operazioni molto limitate ma ampiamente pubblicizzate per fornire vaccini ad altri».

A Bruxelles regna comunque la prudenza e si ricorda che «non sono in corso colloqui per integrare lo Sputnik nella strategia Ue sui vaccini» anche se l'Agenzia europea Ema ha dato il via al processo di revisione del vaccino.E' comunque un fatto che l'Europa sembra essere la naturale terra di conquista per Sputnik. L'Agenzia del farmaco spagnola sarebbe in contatto con varie aziende che dispongono di strutture potenzialmente adatte a produrre il vaccino russo. Se fossero trovati luoghi idonei, l'agenzia dovrebbe rilasciare i permessi speciali per la produzione. Ma potrebbe essere l'Italia il primo Paese a produrre in Europa lo Sputnik.

A Monza primo sito produttivo europeo per Sputnik

Il Fondo governativo russo Russian Direct Investment Fund (Rdif) e la società svizzera con stabilimenti in Italia, Adienne Pharma&Biotech, hanno raggiunto un accordo per la produzione del vaccino russo. Altre due aziende nel Lazio sarebbero in procinto di seguire l'esempio. Se tutto andrà come previsto da giugno nello stabilimento Adienne di Caponago (Monza) si potrebbero produrre fino a 10 milioni di dosi entro l'anno. Il Governo Draghi è cauto. Secondo Palazzo Chigi è «“un'operazione legittima che rientra nelle logiche di mercato» e lo stesso ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano, tiene a precisare di non avere avuto alcun ruolo nell'accordo.

Villa (Ispi): Sputnik promosso da scienziati ma russi diffidenti

Insomma, come ricorda Marco Villa, ricercatore dell'Ispi di Milano in un'analisi pubblicata proprio ieri si tratta di prese di posizione da cui emerge che «non vi è alcun pregiudizio verso Sputnik, ma sui vaccini l'Italia si muove nella cornice europea». Il vaccino russo, ricorda sempre Villa «è stato giudicato efficace al 91% dalla rivista scientifica Lancet, ed è già stato autorizzato da 46 paesi nel mondo.Ma il vaccino prodotto dalla società Gamaleya non sembra decollare: in base ai dati solo 6,7 dei 146 milioni di cittadini russi sono stati vaccinati (4,6% contro una media Ue di 9,7%) , nonostante il siero sia stato registrato nel paese ad agosto 2020. A pesare non sarebbero solo problemi logistici - Mosca è ben organizzata per le somministrazioni - ma anche la resistenza dei cittadini all'inoculazione». Neppure lo stesso presidente Vladimir Putin si è ancora vaccinato spiegando il ritardo con la necessità di seguire un proprio piano vaccinale, che comprende l'anti-influenzale e quello contro lo pneumococco.

Sputnik svela tutte le ambiguità delle relazioni Mosca- Bruxelles

Ma dietro all'approvazione da parte dell'Ema di Sputnik c’è il rischio che si nasconda un disco verde di Bruxelles alla politica del Cremlino. Secondo Tatiana Stanovaya, analista di R.Politik citata nella ricerca Ispi «se decidi di acquistare il vaccino russo, sembra che tu stia investendo o approvando i metodi del governo di Putin o lo stesso Putin». Secondo Stanovaya «tutti i vaccini sarebbero efficaci al 100%, Sputnik compreso. Quali dubbi restano dunque? Accanto al lato più prettamente tecnico-scientifico prevale il dato politico: Sputnik V fa discutere perché è russo. Eppure proprio partner europei hanno aiutato la società russa produttrice del vaccino a depositare i documenti per l'autorizzazione all'Ema. La vicenda di Sputnik è lo specchio di qualcosa di più profondo: l'ambiguità con cui Europa e Russia hanno continuato a guardarsi, e a rapportarsi, negli ultimi tre decenni».

Biden rinuncia a nuove tensioni geopolitiche create dai vaccini

L'Europa alla ricerca di vaccini sembra essere il terreno sul quale si giocherà il futuro confronto tra Russia e Stati Uniti. Nelle prossime settimane si capirà se le società americane Johnson &Johnson e Pfzier verranno in soccorso con dosi massicce ai cittadini europei o lasceranno campo libero alla russa Sputnik. Ma a giudicare dagli ultimi contatti tra il responsabile anti pandemia della Casa Bianca, Jeffrey Zients con il Commissario Ue per l'Industria, Thierry Breton gli Stati Uniti lasceranno a bocca asciutta l'Europa. Washington non userà i vaccini o le forniture di materiale medico per combattere alcuna battaglia geo-politica in Europa.

Da Usa 4 miliardi dollari a Covax ai Paesi più poveri

Per i prossimi mesi l'amministrazione di Joe Biden penserà solo agli americani. Anche se Biden ha già messo a disposizione della Facility Covax 4 dei 5 miliardi di dollari necessari a finanziare milioni di dosi di vaccino per i Paesi in via di Sviluppo. A passare per protezionisti sarebbero quindi gli europei che bloccano le esportazioni dei vaccini prodotti negli stabilimenti europei almeno fino a quando non verranno rispettati alla lettera tutti i contratti stipulati con Bruxelles.


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