ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa fuga e le dimissioni

Sri Lanka nel caos: lasciano presidente e primo ministro dopo le proteste

Il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa è fuggito dopo che dimostranti anti-governativi avevano circondato la sua residenza

Sri Lanka, proteste contro il presidente Gotabaya che lascia la sua residenza

2' di lettura

Il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, è fuggito dopo che dimostranti anti-governativi avevano circondato la sua residenza e ha poi annunciato le dimissioni: lascerà la presidenza il 13 luglio. Anche il primo ministro, Ranil Wickremesinghe, si è dimesso. Lo ha reso noto il suo ufficio, citato da media locali, affermando che la decisione è stata presa dopo le richieste in questo senso dei leader dei partiti presenti in Parlamento, che ora intendono formare un governo di unità nazionale.

Un’enorme quantità di persone era giunta tra ieri e oggi, 9 luglio, nella capitale Colombo per chiedere le dimissioni di Rajapaksa, ritenendolo responsabile della grave crisi economica che attanaglia lo Sri Lanka.

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Gas lacrimogeni contro i manifestanti

La polizia dello Sri Lanka ha comunque sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti per controllare le migliaia di persone riunite per una delle più grandi marce antigovernative di quest’anno nel Paese colpito dalla crisi. Migliaia di manifestanti provenienti da tutta la nazione dell’Asia meridionale, stipati in autobus, treni e camion, sono entrati a Colombo per esprimere il loro sdegno per l’incapacità del governo di proteggerli dalla rovina economica.

L’isola di 22 milioni di persone sta lottando contro una grave carenza che ha limitato le importazioni essenziali di carburante, cibo e medicine, facendola precipitare nella peggiore turbolenza finanziaria degli ultimi 70 anni. Molti, appunto, danno la colpa del declino del Paese al presidente Gotabaya Rajapaksa.

Da marzo proteste pacifiche

Da marzo, proteste per lo più pacifiche, hanno chiesto le sue dimissioni. Sabato 9 luglio i manifestanti hanno portato bandiere nere e nazionali e hanno gridato “Gota go home”, usando una versione comunemente abbreviata del nome del presidente. Hanno marciato verso un cordone di sicurezza militare e di polizia che circondava gli edifici chiave, tra cui la Casa del Presidente e il Ministero delle Finanze, vicino alla costa panoramica di Colombo.

Il malcontento si è aggravato nelle ultime settimane, quando il Paese, che soffre di problemi di liquidità, ha smesso di ricevere i rifornimenti di carburante, costringendo a chiudere le scuole e a razionare la benzina e il gasolio per i servizi essenziali.

Inflazione al 55%

«Abbiamo detto a Gota più e più volte - spiega Sampath Perera, un pescatore di 37 anni che ha preso un autobus sovraffollato dalla città balneare di Negombo, 45 km a nord di Colombo, per unirsi alla protesta - di andare a casa, ma lui è ancora aggrappato al potere. Non ci fermeremo finché non ci ascolterà». Perera è uno dei tantissimi schiacciati dalla cronica carenza di carburante e da un’inflazione che a giugno ha raggiunto il 54,6%.

L’instabilità politica potrebbe compromettere i colloqui dello Sri Lanka con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per ottenere un salvataggio da 3 miliardi di dollari, la ristrutturazione di parte del debito estero e la raccolta di fondi da fonti multilaterali e bilaterali per alleviare la siccità di dollari.

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