LA CRISI del COSTRUTTORE COREANO

SsangYong abbandonata da Mahindra vara un piano di emergenza per evitare il default

La casa coreana in crisi subisce un ulteriore colpo per la pandemia: è costretta a vendere asset e cercare nuovi soci dopo che l’azionista indiano di maggioranza le ha tolto i finanziamenti per il piano di rilancio annunciato due mesi fa

di Mario Cianflone

2' di lettura

Il Coronovirus mette in ginocchio SsangYong: il suo azionista di maggioranza le volta le spalle e la casa coreana che già navigava in cattive acque è costretta a varare un piano ristrutturazione lacrime e sangue con vendita di asset per evitare il default.

SsangYong, controllata dal gruppo indiano Mahindra che nel 2010 la salvò dal fallimento, infatti deve affrontare una molteplice congiuntura negativa: da una parte la crisi del Covid-19 sta colpendo duramente tutto settore dell'automotive con produzione e vendite in caduta libera e difficoltà di accesso a componenti e risorse, dall'altra il suo azionista indiano, a sua volta impattato dal Coronavirus, ha deciso di cancellare il piano di rilancio del marchio coreano che negli ultimi tre esercizi ha registrato vendite in calo e perdite in aumento.

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Il Covid-19 rischia di infiggere così il colpo di grazia a S sangYong Motor Company , visto che Mahindra ha chiuso quasi completamente i rubinetti dei finanziamenti, annullando il piano di investimenti per circa 400 milioni di euro che, annunciato a inizio anno, aveva lo scopo di tentare di riportare in utile SsangYong entro i prossimi due anni. Il piano verteva su nuovi modelli ed era previsto il lancio della versione elettrica del suv Korando che avrebbe dovuto debuttare a marzo al Salone di Ginevra, poi annullato per l'insorgere della pandemia.

Il conglomerato indiano ha praticamente deciso di staccare la spina alla SsangYong ed erogherà soltanto un miniprestito ponte da 30 milioni per tenerla a galla nei prossimi mesi. Inoltre, il CdA del Mahindra nel negare il sostegno ha invitato Ssangyong a trovare da sola finanziamenti alternativi. La casa coreana, che sulla testa ha anche il pagamento, a luglio, di 60 milioni di euro per un prestito concesso dalla Korea Development Bank, ha deciso pertanto di procedere a un piano di ristrutturazione gestionale di emergenza che coinvolgerà tutte le aree aziendali. Per far fronte a problemi di liquidità è stato decisa la vendita di asset non essenziali, come il centro logistico di Busan. Non è ancora nota l’entita degli inevitabili tagli occupazionali.

Per Ssangyong, adesso è vitale trovare finanziamenti e possibilmente un socio. Secondo rumours di stampa i vertici della casa stanno cercando contatti con un costruttore automobilistico coreano. Nelle indiscrezioni non si fa menzione del nome,ma può essere soltanto Hyundai Motors Group, che controlla i marchi Kia e Genesis ed è un gigante automobilistico che, al quinto posto della classifica mondiale dei costruttori, ha varato un piano da oltre 40 miliardi per l’innovazione, l’elettrificazione e l’ampliamento della gamma.

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