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Stabile l’inflazione cinese, ma il costo delle materie prime è in agguato

Stabile l’indice dei prezzi al consumo, con i prezzi alla produzione che crescono al ritmo più lento in otto mesi ma l’effetto-Ucraina non tarderà a manifestarsi

di Rita Fatiguso

La crescita della Cina ai minimi storici, secondo il premier Li

2' di lettura

L’indice dei prezzi al consumo (CPI, consumer price index) cinese è aumentato dello 0,9% a febbraio rispetto all’anno scorso, rimanendo invariato rispetto a gennaio. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI, production price index) cinese è cresciuto dell’8,8% a febbraio, in calo da un aumento del 9,1% a gennaio, viaggia al ritmo più lento da otto mesi. Nonostante ciò, l’impatto dei costi delle materie prime legato al conflitto in Ucraina cova sotto la cenere e non tarderà a manifestare i suoi effetti sull’andamento dell’economia cinese.

L’obiettivo di crescita

Il Premier Li Keqiang ha appena fissato nel Work Report 2022 che disegna la roadmap dell’economia cinese un obiettivo per la crescita dell’inflazione pari a “circa il 3%”. Mantenenere un’inflazione bassa è cruciale per la Cina, non solo per permettere spazi di manovra alle politiche fiscali e monetarie pianificate a livello centrale, quanto ma per fare muro contro l’iperinflazione che invece caratterizza il blocco dei Paesi occidentali, Stati Uniti in testa e per mantenere il potere di acquisto dello yuan.

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Se l’inflazione dei prezzi alla fabbrica a febbraio è aumentata al ritmo più lento in otto mesi, l’aumento dei prezzi delle materie prime in risposta alla guerra in Ucraina ha iniziato a filtrare. I prezzi dei generi alimentari sono diminuiti del 3,9%, in calo rispetto al calo del 3,8 di gennaio. Ma i prezzi dei prodotti non alimentari sono aumentati del 2,1%, anno su anno, in leggero aumento rispetto a una crescita del 2% a gennaio.

Effetto materie prime

Un contagio inflazionistico che sarebbe letale per la Cina, un Paese la cui economia poggia ancora sull’import-export, specie con i Paesi del Nordamerica e l’Europa.

L’indice ufficiale dei prezzi alla produzione (PPI) riflette i prezzi che le fabbriche applicano ai grossisti per i loro prodotti. Se a febbraio anno su anno sono calati, in termini mensili i prezzi sono aumentati dello 0,5 per cento, il massimo dallo scorso ottobre. I fattori principali sono stati i prezzi più elevati di petrolio, gas e minerali di ferro.

L’Ufficio nazionale di statistica ha confermato un aumento mensile “influenzato dall’aumento dei prezzi delle materie prime a livello globale come petrolio greggio e metalli non ferrosi”. Al contrario, il tasso di inflazione al consumo core in Cina, esclusi i prezzi volatili di cibo ed energia, è aumentato dell’1,1% a febbraio rispetto all’anno scorso , in calo da un aumento dell’1,2%. cent a gennaio.

Gli aumenti in vista

Nel breve l’inflazione aumenterà ulteriormente anche in Cina. L’impennata dei prezzi globali delle materie prime legate al l’invasione russa dell’Ucraina avrà un impatto molto più pronunciato sui dati di marzo. Questo non dovrebbe implicare un cambiamento, sempre a breve, delle politiche pianificate da Pechino, incentrate soprattutto sulla leva fiscale.

In realtà già a febbraio, in pieno Capodanno cinese, l’inflazione dei prezzi al consumo ha registrato un aumento maggiore se si guarda alla proiezione mensile dello 0,6 per cento.

Il prezzo della carne di maiale, una carne base nei piatti cinesi, è crollato del 42,5% rispetto all’anno precedente a febbraio, in calo rispetto al calo del 41,6% di gennaio. Ma i prezzi hanno ricominciato a salire in termini destagionalizzati di mese in mese, a causa dei prezzi più elevati di cibo ed energia.

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