Il caso/2. Bracco

Stabilimenti e investimenti per la chimica a basso impatto

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Ci sono aziende più inclini di altre a cogliere il cambiamento nel segno della sostenibilità e dell’innovazione, con effetti a cascata su un intero settore dell’economia.
Il Gruppo Bracco, leader globale nell’imaging diagnostico, con i suoi 3.600 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, è tra questi. La presidente e Ceo, Diana Bracco, è stata tra le prime a introdurre in Italia il programma Responsible Care di Federchimica.
«Nel 1990, l’allora presidente di Federchimica Giorgio Porta mi chiese, su invito del Cefic, la nostra Confindustria chimica europea, di rappresentare in Italia questo programma per la promozione dello sviluppo sostenibile dell’industria chimica - ricorda Diana Bracco -. Da allora l’impegno sociale e ambientale del nostro comparto non si è mai fermato, raggiungendo risultati straordinari».
Basato sull’adesione volontaria, il programma ha reso la chimica tra i settori più sicuri per i lavoratori, con un più basso numero di infortuni e malattie professionali rispetto alle ore lavorate, spingendolo a cambiare in direzione della sostenibilità, continuando a produrre sviluppo, innovazione e benessere sociale ma con un impatto ambientale sempre più ridotto. Ridotte anche le emissioni di gas serra e migliorata l’efficienza energetica, già in linea con gli obiettivi dell’Unione europea per il 2030.
«La filosofia del Responsible care di Federchimica, a sua volta, ha ispirato le iniziative di cui siamo più fieri - tiene a sottolineare Diana Bracco -, tra queste c’è la scelta strategica di costruire i nostri nuovi stabilimenti non su aree vergini (greenfield) ma in aree ad alta impronta chimica, da recuperare. In questo modo, sia a Torviscosa sia a Ceriano Laghetto, abbiamo ottenuto un doppio risultato virtuoso: abbiamo evitato di consumare nuovi terreni e abbiamo contribuito al rilancio di storiche aree della manifattura italiana, un patrimonio del nostro Paese da non abbandonare».
L’impegno a favore dell’ambiente e della sostenibilità riguarda anche le attività di ricerca del Gruppo Bracco, da sempre convinto che puntare sulle tecnologie più pulite sia il modo migliore per creare posti di lavoro duraturi e vincere sui mercati. Non a caso, il gruppo spicca fra i Leader della sostenibilità 2021 individuati dal Sole 24 Ore e dalla società di ricerca internazionale Statista fra le migliori società italiane.
Di recente la Bracco ha promosso un progetto di ricerca speciale sulla green chemistry: il premio pluriennale intitolato al professor Ernst Felder, del valore di un milione di euro. L’iniziativa ha permesso il rientro in Italia di un giovane ricercatore per realizzare un progetto nel settore della microfluidica in campo farmaceutico. Il progetto di Fondazione Bracco ha consentito a Gianvito Vilé, brindisino, di creare un laboratorio di Flow chemistry al Politecnico di Milano per mettere a punto questo rivoluzionario filone di ricerca. Un caso virtuoso di talento riportato a casa, quindi di sostenibilità sociale.

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