tribunale del Riesame

Stadio della Roma, De Vito resta in carcere. «Può inquinare le prove»

di Ivan Cimmarusti


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Marcello De Vito (Ansa)

2' di lettura

Marcello De Vito resta in carcere. Secondo il tribunale del Riesame il presidente dell'Assemblea capitolina «può inquinare le prove» dell'inchiesta sul "sistema" correttivo attorno al progetto del nuovo stadio della Roma e di una serie di altre iniziative imprenditoriali, come il restyling dell'ex Mercato generale di Ostiense e della stazione Trastevere.

Regge, dunque, l'impianto accusatorio della Procura di Roma, nella vasta inchiesta che ha portato in arresto, tra gli altri, De Vito e il suo braccio destro, l'avvocato Camillo Mezzacapo, presunto anello di congiunzione col mondo imprenditoriale. Un meccanismo correttivo a più livelli, che consentiva agli imprenditori Luca Parnasi, l'audio e Pierluigi Toti e Giuseppe Statuto di ottenere presunte agevolazioni in cambio di ricche consulenze a Mezzacapo, il quale resta pure in carcere. Denaro che poi sarebbe finito nelle tasche anche di De Vito. Misura ai domiciliari è stata confermata anche per il grillino Gianluca Bardelli e per l'architetto Fortunato Pititto.

L'indagine è una costola del più ampio procedimento sul nuovo stadio della Roma, la principale opera edilizia della Capitale, valutata in 105 milioni di euro. Secondo i pm ci sarebbe stato un «pressing» di De Vito per far approvare, in tempi stretti, la dichiarazione di pubblica utilità della nuova arena. A dirlo è stata Alessandra Agnello, consigliere del Movimento 5 Stelle. «Con riferimento alla realizzazione del nuovo stadio della Roma io ho avvertito un certo pressing da parte di De Vito. Ricordo una riunione di maggioranza a cui partecipò De Vito e si trattava di una riunione preliminare alla delibera per la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera. Notai che De Vito era particolarmente eccitato e sollecitava tutti ad andare avanti e a votare favorevolmente. Io in quella riunione votai contro, ma in sede consiliare mi sono adeguata alla maggioranza come da codice etico del Movimento 5 Stelle. Nella riunione di maggioranza effettivamente De Vito era il più attivo per trascinare tutti noi consiglieri a votare a favore. Io rimasi colpita da questo atteggiamento di De Vito, tanto che ancora oggi lo ricordo, anche perché non mi vengono in mente altre riunioni nelle quali si fosse mostrato così deciso e determinato nell'ottenere il consenso della maggioranza».

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