i finanziamenti al carroccio

Stadio di Roma, faro sui fondi di Parnasi alla Lega e quella cena con Lanzalone e Giorgetti

di Ivan Cimmarusti


Stadio della Roma, 9 arresti

3' di lettura

Quel finanziamento da 250mila euro all’associazione “Più Voci”, rappresentata dal tesoriere e deputato della Lega, Giulio Centemero, non era l’unico. A meno di un mese dalle scorse consultazioni, l’imprenditore Luca Parnasi – dominus del progetto del Nuovo Stadio della Roma e presunto corruttore di pubblici ufficiali e politici di M5S, Pd e Forza Italia – organizza un nuovo contributo al Carroccio, centomila euro fatti passare attraverso due società a lui riconducibili, tanto che ai suoi collaboratori assicura: «Il Governo lo sto a fare io, eh!».

All’indomani dei nove arresti per sospetti illeciti dietro la costruzione dell’impianto giallorosso a Tor di Valle, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla di «massima attenzione del Governo» ma precisa che non esiste un «caso Roma ma un caso corruzione sul quale dobbiamo sempre stare attenti».

I contributi politici
Le verifiche dei pm ora riguarderanno queste elargizioni. D’altronde è stato lo stesso giudice per le indagini preliminari a esprimere un «giudizio di illiceità» sull’operazione dei 250mila euro. Del nuovo finanziamento da 100mila euro l’imprenditore - che oggi sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia nel carcere di Milano dove è stato rinchiuso - parla con Gianluca Talone, suo stretto collaboratore. È il 14 febbraio scorso, alle elezioni manca meno di un mese. Gli inquirenti riassumono negli atti che «Parnasi incarica Talone di eseguire delle operazioni sui conti societari citando alcuni partiti politici quali destinatari di tali movimenti bancari». In questo contesto Parnasi fa riferimento ai 100mila euro «dicendo che sono emesse da Immobiliare Pentepigna srl», società del suo gruppo. Al suo collaboratore dice: «Lega c’abbiamo cento e cento». Si tratta di aspetti che entrano in connessione con un’altra indagine, quella in corso di istruzione alla Procura di Genova, dove si lavora sui finanziamenti al Carroccio. Al riguardo il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha spiegato che non c’è «nessun problema per il Governo». Sulle accuse relative ai finanziamenti ha detto: «Aspetto che parli chi ne sa più di me: quello che posso dire è che Parnasi, per come l’ho conosciuto, mi è sembrata una brava persona».

Il sottosegretario Giorgetti
Secondo gli inquirenti, però, i finanziamenti «rivelano - si legge negli atti - come Parnasi sia in grado di permeare le istituzioni pubbliche». Il riferimento, annotano gli inquirenti, è anche «a un incontro che l’imprenditore ha organizzato il 12 marzo scorso a casa sua tra il parlamentare Giancarlo Giorgetti della Lega Nord e l’avvocato Luca Lanzalone», che dopo l’arresto si è dimesso dalla presidenza della società quotata capitolina Acea. Lanzalone - pura espressione dei vertici del Movimento 5 Stelle, legato a Luigi Di Maio e stretto consulente della sindaca di Roma Virginia Raggi - sarebbe stato corrotto con una tangente da 12mila euro più altri 90mila promessi con consulenze. L’incontro con Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, «assume rilievo - ritengono gli inquirenti - in ragione delle disposizioni impartite da Parnasi ai suoi sodali»: il 15 marzo 2018 Parnasi precisa a Gianluca Talone, suo collaboratore, «che deve essere “precisissimo” nei pagamenti ai partiti politici in quanto: “Il Governo lo sto a fare io, eh! Non so se ti è chiara questa situazione”». Il nome di Giorgetti torna altre volte nell’incartamento. È il caso di un «lavoro» di cui parlano Parnasi e Lanzalone: il 6 giugno scorso l’imprenditore «gli chiede se Luigi Di Maio sa del lavoro fatto con Giancarlo Giorgetti, Lanzalone dice di sì. I due condividono che questa cosa sia stata utile». A quale lavoro facciano riferimento, però, non è specificato. Nella stessa intercettazione, inoltre, «Parnasi continua dicendo che Giorgetti gli avrebbe detto che il contratto (di Governo, ndr) va firmato subito».

Il ruolo di Malagò e Prosperetti
Il nome di Giovanni Malagò, presidente del Coni, risulta nel capitolo d’indagine sullo stadio. Il dirigente parla con Parnasi anche della costruzione del nuovo impianto del Milan e si preoccupa di far incontrare all’imprenditore l’allora ministro dello Sport Luca Lotti. Stando agli inquirenti, lo stesso Malagò avrebbe chiesto e ottenuto da Parnasi di fare un colloquio di lavoro al fidanzato di sua figlia. Nel fascicolo è stato iscritto nel registro degli indagati il sovrintendente Francesco Prosperetti, che si occupò del vincolo sulle tribune dell’ippodromo di Tor di Valle. Per i pm Prosperetti avrebbe rimosso illecitamente quel vincolo su richiesta dell’ex capo segreteria del Mibac Claudio Santini.

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