Inchiesta

Stadio della Roma, seconda richiesta di archiviazione per Virginia Raggi

Nuova richiesta di archiviazione per la sindaca di Roma Virginia Raggi. Secondo la Procura capitolina non avrebbe compiuto il reato di abuso d’ufficio in merito alla dichiarazione di pubblica utilità del Nuovo Stadio della Capitale. L’indagine è uno stralcio del più procedimento contro l’ex presidente dell’Assemblea capitolina ed ex esponente di spicco del M5S di Roma, Marcello De Vito

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

Seconda richiesta di archiviazione per Virginia Raggi. Si chiude così l’indagine sulla dichiarazione di pubblica utilità del Nuovo Stadio della Roma. Secondo una denuncia, la sindaca aveva compiuto un abuso d’ufficio nella procedura per il vaglio del masterplan del nuovo campo sportivo a Tor di Valle, il quale era stato pubblicato sull’albo pretorio senza passare all’esame del Consiglio comunale. Una omissione che aveva «determinato un vantaggio» all’imprenditore Luca Parnasi.

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L’esposto di un ex del Movimento5Stelle
L’inchiesta – uno stralcio del più ampio procedimento sull’immobiliarista capitolino – è stata aperta da un esposto presentato dall’architetto e urbanista Francesco Sanvitto, ex M5s, che ha denunciato la sindaca. Come detto, sotto accusa è finita la procedura di approvazione del documento di indirizzo strategico per la costruzione del Nuovo Stadio della Roma. Approvazione che, secondo Sanvitto, avrebbe seguito un iter irregolare. Per questo riteneva che la sindaca Raggi era responsabile del reato di abuso d’ufficio.

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Il supplemento d’indagine deciso dal gip
Già una prima volta la Procura di Roma aveva valutato il procedimento come «penalmente irrilevante», tanto da chiedere l’archiviazione al gip Costantino De Robbio. Il magistrato, però, ad aprile scorso ha rimandato gli atti ai pubblici ministeri, chiedendo un supplemento di indagine. Aveva, in sostanza, sollecitato il pm Elena Neri - titolare dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo - a proseguire per altri tre mesi l’attività istruttoria disponendo una serie di audizioni di persone informate sui fatti tra cui anche i due consiglieri del IX municipio, Paolo Barros e Paolo Mancuso (quest’ultimo ex presidente della Commissione urbanistica del municipio), entrambi ex degli M5S. L’attività svolta in queste settimane non ha sostanzialmente mutato il quadro al punto che i pm hanno ribadito la richiesta di archiviare la posizione della sindaca.

Il supplemento di indagini: ascoltati dai pm due consiglieri del IX municipio, Paolo Barros e Paolo Mancuso (quest'ultimo ex presidente della Commissione urbanistica del municipio), entrambi ex degli M5S

L’accusa su Parnasi
Il procedimento è uno stralcio della più ampia indagine ora in fase dell’udienza preliminare. Davanti al gup ci sono quattordici persone, tra le quali Parnasi, Adriano Palozzi, ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia, Michele Civita, consigliere regionale del Pd, il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti e Davide Bordoni e consigliere comunale di Forza Italia per la vicenda sul nuovo stadio della Roma. Per loro processo è stato aggiornato ai primi di luglio dopo che De Robbio ha dichiarato la sua incompatibilità in quanto nell’ambito dell'attività di indagine ha firmato un decreto di intercettazione. Nei confronti degli imputati i reati contestanti, a seconda delle posizioni, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e finanziamento illecito.

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La terza inchiesta su Marcello De Vito
Un terzo filone d’indagine coinvolge l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito in carcere dal 20 marzo scorso per l’accusa di corruzione. Sono coinvolti imprenditori e professionisti. L’attività dei pm riguarda, oltre alle procedure connesse alla realizzazione del nuovo impianto della Roma, anche la costruzione di un albergo all’ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense, opere d’interesse, rispettivamente, degli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti e Giuseppe Statuto.

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