L’INCHIESTA

Stadio Roma, trattativa per vendere a Dea Capital

di Ivan Cimmarusti


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(ANSA)

2' di lettura

Si tratta per la cessione del progetto del Nuovo Stadio della Roma. All’indomani dell’arresto dell’imprenditore Luca Parnasi, amministratore della società aggiudicataria di quei lavori, Eurnova, si cerca di capire se sia ancora possibile portare a termine la vendita con Dea Capital. Di certo c’è che dopo l’esecuzione della misura cautelare c’è stato uno stop.

La stessa sindaca di Roma Virginia Raggi, dopo l’incontro col dg dell’As Roma Mauro Baldissoni, ha stabilito di svolgere una due diligence che riguarderà tutti gli atti relativi all’iter amministrativo per le concessioni dell’impianto. «Se questa verifica darà esito positivo si potrà continuare», ha detto al termine dell’incontro. I paletti sono diversi. A partire dal ruolo di Parnasi, che ormai rappresenta un macigno per tutta la vicenda. Stando ai rumors presto potrebbe essere sostituto nella gestione di Eurnova. Sarebbero state individuate un paio di posizioni di alto profilo professionale che potrebbero subentrare. Ma si tratta di ipotesi che allo stato non trovano conferma.

Intanto procede l’inchiesta che ha già portato in manette nove persone accusate di associazione per delinquere, corruzione, finanziamento illecito ai partiti e traffico di influenze. Secondo gli inquirenti c’è un contrasto tra le dichiarazioni della sindaca Raggi e quelle del suo ex stretto collaboratore nel progetto del Nuovo Stadio della Roma, Luca Lanzalone, arrestato per corruzione. «Mi è stato suggerito dagli attuali ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro», ha detto ieri nella sua audizione con i pm la prima cittadina. Un particolare smentito da Lanzalone, che nell’interrogatorio di garanzia ha detto: «Sono stato chiamato direttamente dalla Raggi».

Ora l’inchiesta dovrà chiarire questo aspetto non di poco conto. Al lavoro ci sono il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin, che stanno ricostruendo la presunta “rete” di illeciti che ci sarebbe stata attorno all’impianto dei giallorossi, un progetto fortemente voluto dall’As Roma. Il grande orchestratore di questa ipotizzata “associazione” sarebbe stato Parnasi. L’imprenditore – è l’ipotesi preliminare dei magistrati - è accusato di aver ideato e costituito una associazione per delinquere allo scopo di corrompere pubblici ufficiali e politici di tutti gli schieramenti. Stando agli inquirenti, le dazioni di denaro avrebbero avuto lo scopo di ingraziarsi il “potere” così da non avere grossi problemi per il progetto del Nuovo Stadio della Roma.

Una strategia pianificata anche a Milano, dove puntava a costruire un impianto per il Milan. Ma era nella Capitale che la sua presunta strategia si sarebbe “istituzionalizzata” grazie ai rapporti sapientemente intessuti con esponenti della Regione Lazio in quota Pd e Fi e con il Comune, dunque col M5s. L’anello nei rapporti con l’Amministrazione sarebbe stato Luca Lanzalone, che ieri ha chiesto ai pm di essere interrogato. Le sue dichiarazioni al gip, infatti, hanno acceso nuovi interrogativi che riguardano la versione dei fatti fornita dalla sindaca di Roma nel corso della sua audizione in qualità di persona informata sui fatti. Inoltre risulta che Lanzalone ha cancellato tutte le email ricevute e inviate, segno che ha temuto che potessero essere lette dagli investigatori.

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