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Stalking andare oltre le decisioni del giudice sul diritto di visita ai figli

Presentarsi in giorni non previsti o con ore di anticipo, può far scattare il reato di atti persecutori se questi comportamenti generano ansia nel genitore collocatario

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Rischia la condanna per stalking, il genitore che non resta nei limiti dei giorni e degli orari fissati dal giudice, nell’esercitare il suo diritto di visita ai figli minori, se il suo comportamento genera ansia nel genitore collocatario. La Cassazione, respinge così il ricorso di un padre desideroso, a suo dire, di stare di più con i figli. E, per ottenere questo risultato, andava davanti alla scuola in giorni diversi da quelli assegnati dal giudice o sotto casa della ex moglie, attaccandosi al citofono per vederli. Per lui scatta il reato di atti persecutori e non la semplice mancata ottemperanza dei provvedimenti giudiziari.

Il mancato rispetto dei limiti fissati dal giudice

Con l’occasione la Suprema corte detta un principio di diritto, in relazione al delitto di atti persecutori, per chiarire che, in caso di separazione o divorzio, «qualora il genitore esorbiti o trasgredisca la decisione del giudice civile, in assenza di consenso dell’altro genitore, ciò integra abuso del diritto non scriminato ai sensi dell’articolo 51 del Codice penale». Ad invocare la scriminante dell’articolo 51, che scatta per chi commette un reato, nell’esercitare un diritto o adempiendo un dovere imposto da una norma giuridica, era stata la difesa dell’uomo, secondo il quale il padre, stava solo esercitando la sua potestà genitoriale e il suo diritto a vedere i figli, anche fuori dagli orari prestabiliti come, secondo il ricorrente, gli era stato concesso dalla loro madre.

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L’intromissione nella vita di figli ed ex moglie

Per i giudici di legittimità però dalle sentenze di merito emerge un quadro diverso. Ad avviso della Cassazione il ricorrente aveva abusato in modo strumentale delle sue prerogative genitoriali, creando uno stato di grave ansia nell’ex coniuge. Oltre alle “scampanellate” fuori orario e ai blitz sotto la scuola, c’erano stati poi i molti messaggi. Sulla condanna non aveva pesato tanto il numero ma il loro «tenore assillante e volto alla continua intromissione nella vita dei bambini e necessariamente anche della parte offesa».

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