Atti persecutori

È stalking spaventare con il cane le figlie dei vicini per fargli cambiare casa

di Patrizia Maciocchi


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(Marka)

1' di lettura

Via libera alla condanna per stalking per la coppia di signore che, per indurre i vicini a cambiare casa fanno circolare il loro cane nelle aree comuni spaventando le loro figlie. La Cassazione, con la sentenza 31981, respinge la tesi della difesa secondo cui i giudici avrebbero trasformato una forma di stalking indiretta in una diretta nei confronti delle due bambine, che vivevano in uno stato di ansia. Un’operazione incompatibile con la fattispecie di reato che deve essere finalizzato, in virtù dell’elemento soggettivo del dolo, alla produzione di uno specifico evento.

La sentenza

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Per la Suprema corte il dolo è invece unitario e va oltre le singole azioni. Le imputate erano certo consapevoli dell’idoneità dei loro comportamenti a generare gli effetti propri del reato. Per un lungo arco di tempo hanno perseguito con ogni mezzo l’obiettivo di far cambiare indirizzo alla coppia sgradita. Per la Suprema corte è provato lo stato d’ansia provocato nelle bambine, facendo sistematicamente circolare nelle aree condominiali comuni il loro cane ben sapendo l’effetto che questo aveva nelle minori. A completare il quadro c’erano gli insulti indirizzati non solo ai genitori ma anche alle loro figlie che, in seguito a questo “trattamento”, avevano cominciato a manifestare - spiegano i giudici - quel turbamento psichico, evento tipico del reato di atti persecutori.

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