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S&P conferma il rating «BBB» all’Italia

L’agenzia conferma il rating BBB e mantiene negativo l’«outlook»

di Morya Longo


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3' di lettura

La buona notizia è che le agenzie di rating non fanno più notizia. Non solo perché il mercato non attendeva alcun cambio nel voto di Standard & Poor’s sull’Italia, ma anche perché l’Italia stessa non è più ormai da tempo nel radar degli investitori. Così la giornata per i titoli di Stato italiani è stata tranquilla, con lo spread tra BTp e Bund sostanzialmente fermo a 142 punti base. E alla sera, dopo la chiusura dei mercati americani alle 22, S&P Global ratings ha comunicato quanto era atteso da tutti: il rating dell’Italia resta fermo a «BBB» (dunque due gradini sopra il livello «spazzatura») e l’outlook (cioè le prospettive del rating stesso) resta «negativo». Nessuna sorpresa. Nessun sussulto.

La pagella di S&P
L’agenzia di rating, come detto, ha fatto ciò che tutti si aspettavano. E il motivo è ben chiaro sin dalle prime righe del comunicato diramato in tarda serata di venerdì 25: «Il nuovo Governo italiano ha passato una proposta di legge di Bilancio per il 2020 che mira a tenere il deficit giusto sopra il 2% mentre introduce misure per incentivare l’occupazione. La debole domanda esterna e interna e la bassa inflazione complicano lo sforzo del Governo di abbassare il rapporto tra debito e Pil, nonostante i tassi sui minimi storici». Poi S&P aggiunge: «Ci aspettiamo che l’economia resti stagnante quest’anno».

Il comunicato offre un’apertura di credito al nuovo Esecutivo Giallo-Rosso: «Il nuovo Governo - si legge nel comunicato - ha fatto progressi su vari fronti. Ha mandato alla Commissione europea una proposta di legge di Bilancio sostanzialmente in linea con le regole del Patto di Stabilità». S&P poi scrive: «Consideriamo gli obiettivi di Bilancio per il 2020 credibili». L’agenzia di rating stima che il deficit si attesterà al 2% del Pil nel 2019 e al 2,2% nel 2020, come concordato con l’Unione europea. Ma - continua S&P - «le sfide per l’Italia restano grandi».

La reazione dei mercati

Ovviamente, dato che la notizia del rating è arrivata in tarda serata quando in Italia i mercati erano tutti abbondantemente chiusi, per vedere una reazione bisognerà attendere lunedì. Ma con tutta probabilità non ci sarà . Come non c’è stata alcuna tensione nella giornata di venerdì in attesa del rating. Il motivo - come detto - non è solo legato al fatto che era ampiamente scontato il nulla di fatto da parte di Standard & Poors’. Questa ovviamente è la ragione principale. Il motivo è però anche un altro: l’Italia non è più nei radar degli investitori internazionali.

La conferma arriva non solo dall’andamento dello spread tra BTp e Bund, ormai sostanzialmente stabile intorno ai 140 punti base da tempo, pur nei giorni solitamente tesi della discussione sulla Manovra, ma anche dalle testimonianze dei trader e degli investitori esteri. «L’Italia non è più un tema di dialogo tra gli investitori internazionali - osserva Karen J. Ward, chief market strategist Europe di JP Morgan Asset Management -. Il motivo? Ora è chiaro che l’Italia non intende uscire dall’euro. Questo è ciò che gli investitori temevano, per cui ora le vicende italiane non sono più percepite come un problema».

I RATING DEI PRINCIPALI PAESI

I RATING DEI PRINCIPALI PAESI

Come dire: l’Italia resta con tutti i suoi problemi (nessun economista li nega), ma dal punto di vista degli investitori tutto è tornato nella normalità. Il rischio estremo (dal punto di vista degli investitori) di Italexit è accantonato. Questo faceva davvero paura: chi compra BTp presta infatti euro allo Stato italiano, per cui non auspica che alla scadenza lo Stato restituisca lire (molto probabilmente svalutate) invece che euro.

Per questo il rischio di ridenominazione del debito è sempre stato il vero timore degli investitori. Accantonato, l’Italia è tornata l’Italia di sempre. Con tutti i suoi problemi, il suo debito gigantesco, la sua crescita asfittica. Ma senza il rischio estremo di Italexit. Così, nel periodo in cui gli occhi sono tutti puntati su Brexit, rapporti commerciali tra Cina e Usa, sull’andamento dell’economia e delle trimestrali, di Italia non si parla più.

Riproduzione riservata ©
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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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