la decisione dell’agenzia

Standard & Poor’s conferma il rating dell’Italia a BBB, outlook resta negativo

Standard & Poor’s ha lasciato invariato il rating dell’Italia a BBB, mantenendo l’outlook negativo. La decisione, molto attesa dai mercati e dal Tesoro, lascia dunque il giudizio sull’Italia due gradini al di sopra del territorio speculativo («junk»)

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Standard & Poor’s ha lasciato invariato il rating dell’Italia a BBB, mantenendo l’outlook negativo. La decisione, molto attesa dai mercati e dal Tesoro, lascia dunque il giudizio sull’Italia due gradini al di sopra del territorio speculativo («junk»)


3' di lettura

Standard & Poor’s ha lasciato invariato il rating dell’Italia a BBB, mantenendo l’outlook negativo. La decisione, molto attesa dai mercati e dal Tesoro, lascia dunque il giudizio sull’Italia due gradini al di sopra del territorio speculativo («junk») e sventa per il momento lo scenario di un declassamento che avrebbe alimentato le tensioni sui BTp.

L’agenzia tuttavia sottolinea che «sarà possibile una revisione al ribasso del rating dell'Italia se il debito non sarà messo su una chiara via al ribasso nel corso dei prossimi tre anni e se ci sarà un marcato deterioramento delle condizioni di credito che metta a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche, per esempio a causa di misure non sufficientemente di sostegno da parte dell'Eurozona».

L'outlook al contrario potrebbe diventare stabile se «l'economia facesse meglio di quanto anticipato e se il sistema bancario riuscisse ad affrontare lo shock dell'economia reale provocato dal Covid-19 senza un significativo aumento dei non performing loan».

Le stime su Pil e deficit
S&P prevede che il Pil italiano si contrarrà del 9,9% nel 2020, con un rimbalzo il prossimo anno quando segnerà un aumento del 6,4%. «La tempistica e la forma della ripresa restano incerte», afferma S&P, prevedendo un tasso di disoccupazione all'11,2% quest'anno Secondo l’agenzia americana il deficit italiano salirà al 6,3% del Pil alla fine del 2020 con un debito vicino al 153%. Nel Def appena aggiornato dal governo il disavanzo in realtà supererà il 10% del Pil.

Nuovo debito sarà in gran parte comprato da Bce
L'agenzia prevede che «la maggior parte del nuovo debito creato quest'anno come conseguenza della pandemia sarà acquistato dalla Bce nell'ambito di iniziative esistenti e di nuova creazione». Anche se il debito pubblico italiano è in rialzo, il debito privato «resta ai livelli più bassi tra i paesi del G7 e dell'Europa occidentale». S&P ha inoltre sottolineato che «pur ritenendo che più alti livelli di debito pubblico possano essere sostenibili in economie come quella italiana, dove il debito privato continua a calare, le attuali politiche nell'Eurozona non sono ottimali».

Le altre pagelle
Tra le altre agenzie, Moody’s dà all’Italia un rating Baa3, solo un gradino al di sopra del junk dopo il declassamento dell’ottobre 2018 ( ai tempi del governo giallo-verde) mentre Fitch le assegna BBB, due livelli sopra il non-investment grade, come Standard & Poor’s (ma il 28 aprile ha poi abbassato il giudizio a BBB-, come mostra il grafico sotto).

Due livelli prima del baratro
Anche se la Bce ha in parte disinnescato la mina con la recente decisione di accettare in via provvisoria fino a settembre come collaterale anche i titoli che dovessero scivolare dal paradiso degli investment grade verso l'inferno dei junk, c’era una comprensibile tensione attorno al giudizio di questa sera di Standard & Poor’s. Lo si è visto chiaramente nei giorni scorsi, quando i rendimenti italiani sono saliti e il famigerato spread sul Bund è tornato vicino ai livelli di un mese prima, quando l’Eurotower aveva lanciato il suo maxi-piano da 750 miliardi denominato Pepp.

IL RATING DELL’ITALIA

La valutazione delle agenzie

IL RATING DELL’ITALIA

Perché il rating è importante
In via teorica perdere lo status di investment grade significherebbe uscire automaticamente dai portafogli dei grandi investitori - in particolare assicurazioni, casse previdenziali o fondi pensione - i cui strumenti richiedono appunto requisiti minimi in termini di merito di credito. E le conseguenze potrebbero essere altrettanto pesanti per tutte quelle società, finanziarie e non, che hanno residenza in Italia. Per il momento tuttavia il pericolo è scongiurato.

(Articolo aggiornato il 29 aprile 2020)

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