ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl giudizio dell’agenzia

Standard & Poor’s conferma rating Italia a BBB e alza outlook a positivo

L’agenzia di rating Standard&Poor’s conferma il rating BBB per l’Italia e alza l’outlook a positivo da stabile. La revisione al rialzo dell’outlook è legata all’impegno del governo Draghi a portare avanti riforme per la crescita

di Gianni Trovati

La Borsa, gli indici del 22 ottobre 2021

2' di lettura

Il debito italiano che oggi viaggia poco sotto al 160% del Pil spaventa meno di quando era ancorato poco sopra il 130%. La tranquillità con cui gli osservatori internazionali guardano i nostri titoli, certificata dalla decisione di Standard & Poor's di alzare l'outlook da stabile a positivo, confermando la tripla B, ha più di una spiegazione.

IL RATING DELL’ITALIA
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La crescita, prima di tutto, che per una volta ha smentito le previsioni per eccesso di rialzo, è ovviamente il primo motore per uscire dai problemi di extra-debito, come ha spiegato a più riprese il premier Mario Draghi richiamando un dibattito acceso fra gli economisti.

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I motivi del giudizio positivo

La revisione al rialzo dell’outlook dell’Italia da parte di S&P è legata infatti all’impegno del governo Draghi a portare avanti riforme pro-crescita: «Prevediamo una forte ripresa spinta dagli investimenti nel 2021 e nel 2022, con il Pil dell’Italia sopra i livelli del 2019 con un anno di anticipo rispetto alle previsioni». L’agenzia di rating, in una nota, sottolinea che il «chiaro rafforzamento dell’impegno a riforme pro-crescita, e le positive conseguenze che la crescita avrà sui conti pubblici», ha portato alla revisione dell’outlook. S&P stima per l’Italia una crescita del pil del 6% quest’anno e del 4,4% nel 2022

E poi c'è appunto Mario Draghi, che offre al Paese una garanzia di credibilità da parecchio tempo rarefatta. Ma chi tiene sotto osservazione il debito pubblico deve avere per mestiere uno sguardo lungo. Che non si accontenta di un rimbalzo congiunturale, per quanto eccezionale nei numeri, e nemmeno di un premier autorevole, per quanto eccezionale nel curriculum.

La decisione di Standard & Poor's, allora, è utile per suonare un'altra sveglia a chi non vede l'incrocio di opportunità che occupa la scena italiana. Perché l'inflazione bussa alla porta, anche se in modo “temporaneo” come giura Bankitalia, e la politica monetaria ultra-espansiva di Francoforte dovrà imboccare una via di progressivo allentamento.

Costo del debito in picchiata

Ma nonostante queste variabili il costo del debito italiano sul bilancio pubblico è in picchiata, ed è previsto in discesa di 10 miliardi nei prossimi anni fino a raggiungere nel 2024 un insolito 2,5% del Pil (oggi è al 3,5%). Perché a scadenza stanno andando i titoli emessi nella nostra lunga crisi del debito, caratterizzati da cedole fino a 4-5 volte più alte di quelle pagate dai Btp di oggi (e di domani).

Mentre arrivano in Italia le risorse del Piano di Ripresa e Resilienza che si incrociano con quelle nazionali del fondo complementare e di una manovra in cui si comincerà a programmare il post-Pnrr con stanziamenti in conto capitale concentrati dal 2027 in poi.

Una lungimiranza inedita per la nostra politica, che infatti discute di quote previdenziali e di tasse sulla casa. Ma utile, anzi indispensabile, a un Paese con un debito che ora non spaventa; ma che può tornare a farlo domani.

I giudizi delle altre agenzie

Tra le altre maggiori agenzie, Moody’s assegna all’Italia un rating Baa3, appena un gradino al di sopra della categoria speculativa (junk), così come Fitch, che dà all’Italia una pagella BBB-.

L’ultima promozione del rating italiano risale all’ottobre 2017, quando S&P alzò il giudizio del nostro Paese di un livello da BBB- a BBB.

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