ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI costi energetici

Stangata sugli alberghi, bolletta media da 120 mila euro a hotel

La bolletta del settore tocca il record di 3,8 miliardi. Bocca (Federalberghi): «Sterilizzare gli aumenti, fare accedere alla cassa integrazione i dipendenti delle aziende che sospenderanno l’attività, senza costi per i datori»

di Enrico Netti

(Kirk Fisher - stock.adobe.com)

2' di lettura

Bolletta dopo bolletta gli albergatori vedono svanire i loro profitti. È la diretta conseguenza delle tariffe stellari di luce e gas che pesano per circa 120mila euro per ogni hotel, una voce di costo triplicata nell’arco di un anno. È quanto rivela una indagine del Centro studi di Federalberghi che evidenzia come la bolletta energetica degli alberghi italiani abbia raggiunto il livello record di 3,8 miliardi di euro, con un costo medio di circa 120mila euro per ciascuna struttura. In media, il conto del mese di luglio 2022 è risultato più che triplicato rispetto a luglio 2021.

Il diritto alla rateizzazione

«Le aziende, che con grande fatica stavano tentando di rimettersi in marcia dopo due anni devastanti, sono di nuovo in debito di ossigeno e non riescono a pagare le bollette» segnala Bernabò Bocca, presidente Federalberghi che indica i possibili interventi. «La prima urgenza è costituita dalla sterilizzazione degli aumenti, fissando un tetto al prezzo del gas e dell’energia elettrica e riconoscendo un credito di imposta che compensi gli aumenti record sin qui registrati. È inoltre importante sancire il diritto alla rateizzazione delle bollette e dare la possibilità di far accedere alla cassa integrazione i dipendenti delle aziende che sospenderanno l’attività, senza costi per i datori di lavoro e con un pacchetto di ore ad hoc». C’è poi il tema dell’adeguamento delle tariffe ai maggiori costi. «Per far quadrare i conti dovremmo aumentare in modo consistente i prezzi. Ma molte aziende e intere località, non disponendo di spazi di manovra, sono costrette a valutare alternative dolorose - avverte il presidente -. Chi va incontro alla bassa stagione, caratterizzata dal calo dei prezzi e del tasso di occupazione delle strutture, dovrà anticipare il momento della chiusura. E anche tra le aziende che solitamente rimangono aperte tutto l’anno, c’è chi sta considerando seriamente la possibilità di chiudere durante l’inverno, prima che l’accensione dei riscaldamenti faccia saltare del tutto i conti». Una situazione insostenibile nel lungo periodo. Da qui l’auspico a un maggiore ricorso alle rinnovabili «eliminando i vincoli all'installazione dei sistemi fotovoltaici nei centri storici e consentendo la realizzazione di comunità energetiche anche tra soggetti che non sono alimentati dalla stessa cabina di trasformazione» conclude Bocca.

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