DECORATIVISMO

Stanze immaginarie: la nuova tendenza è trasformare la casa in un dipinto

Fra arte e interior, si esplorano gli interni domestici e gli oggetti d'uso comune come occasione creativa per arredare e decorare puntando sul colore.

di Aimee Farrell

Rupert Street Date di Rose Electra Harris.

4' di lettura

Da sfondo a protagonista. Fare di un interno domestico il soggetto, e non la quinta, di una rappresentazione, è un genere di pittura rimasto a lungo marginale nella storia dell'arte. Eppure l'idea che le nostre case e il modo in cui le arrediamo meritino attenzione non è certo una novità. Basti pensare alla famosa camera da letto di Van Gogh ad Arles. Non sorprende, quindi, che ora, mentre siamo confinati dentro le mura di casa, gli interni stiano vivendo una grande riscoperta su Instagram e che una nuova generazione di artisti li prenda come spunto e come occasione creativa. D'altronde curiosare nelle abitazioni degli altri è un'ossessione middle-class fin da quando, sul finire del Settecento, si diffusero i concetti di comfort e di ambiente accogliente: tessuti, tende, cuscini e carte da parati divennero indicatori dello status sociale.

Changing Room di Alec Egan.

Fra gli artisti contemporanei, la designer e illustratrice di Brighton, Emily Maude, crea vivaci lavori su vetro e disegna allegri Staffordshire terrier e caraffe iridescenti, che spiccano su motivi di antiche carte da parati francesi. Cercando di tenere sotto controllo la sua spinta a collezionare – in questo periodo si è autoimposta di non comprare nuove ceramiche – nei suoi lavori immagina spazi molto più grandi di casa sua e si sbizzarrisce a riempirli con oggetti meravigliosi. Momentaneamente in congedo dalla sua professione di retail buyer per la Westminster Abbey e non potendo andare a trovare la sua famiglia, Maude ha focalizzato la sua attenzione sugli interni. «Il bisogno di esplorare la casa nasce dal sentirmi isolata», racconta. «Guardare questi oggetti mi dà un senso sia di radicamento sia di evasione».

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The Dresser of Dreams di Emily Maude.

Lo stesso tipo di sconcerto ha spinto Sarah-Jane Axelby, ex editrice con un diploma universitario in design tessile, a disegnare le stanze che avrebbe voluto visitare. Nel bel mezzo del suo percorso di formazione da decoratrice d'interni, costretta a proteggersi dal virus rimanendo a casa, Axelby ha cercato conforto nelle pagine delle riviste di settore. Quello che è iniziato come un semplice schizzo del suo salotto è diventato una pubblicazione quotidiana sui social di disegni di ambienti che le piacciono, finché non sono arrivate numerose richieste da parte di clienti e addetti del settore. Una su tutti: la designer- hotelier Kit Kemp – e per lei è iniziata una nuova carriera. «Volevo essere in quelle stanze bellissime, in quelle dimore d'epoca, per fuggire alla triste realtà del momento», spiega Axelby. Il suo account @sjaxelby offre un viaggio al tempo stesso colorato e venato di nostalgia. Dal riad a righe rosse di Tangeri, dello stilista Gavin Houghton, al piccolo buen retiro che la giornalista Min Hogg aveva a Gran Canaria, i lavori di Axelby sono un omaggio al decorativismo inglese in tutto il suo splendore.

Pink Ceiling di Rose Electra Harris.

Per Rowena Morgan-Cox, managing director della galleria Fine Art Society, questi quadri rappresentano un parallelo potente fra come venivano concepiti un tempo gli interni e la situazione attuale. «Durante la Rivoluzione industriale la casa era diventata una sorta di scudo intorno alle persone», ricorda Morgan-Cox. «Con la pandemia e la conseguente incertezza economica, l'interesse per gli interni è andato oltre la bellezza, per legarsi a un concetto di rifugio».

LA METAFORA DELL'INTIMITÀ

La galleria ha forti legami con questo genere di produzioni, grazie anche al pittore James McNeill Whistler, che è stato uno dei primi a esporre lì i suoi lavori, mentre nella nuova sede di Soho le opere vengono volutamente allestite in un ambiente domestico. Morgan-Cox è convinta che la passione per l'arte politica stia diminuendo: i suoi clienti sono interessati a opere piùsofteintime–ela bellezza di un interno accogliente risponde a questa richiesta.

Red Stripe di Sarah-Jane Axelby.

«Nell'arte, la casa è uno spazio sicuro, non solo metaforicamente», dice l'artista di Los Angeles Alec Egan, i cui lavori ritraggono piacevoli ambienti casalinghi che si ricollegano alla ricca tradizione della West Coast, su cui si staglia il pittore David Hockney. «Oggi analizziamo gli spazi in cui viviamo, perché stanno diventando il luogo che più ci assorbe e dove svolgiamo la maggior parte delle attività», spiega. È un approccio che, secondo Egan, ricorda quello della camera di un adolescente, un posto che finisce per rappresentare un mondo intero. Ogni mostra di Egan raffigura una stanza della casa immaginaria in costruzione, con al centro una tela che mostra lo spazio per intero e accanto una costellazione di lavori più piccoli che ne ritraggono i dettagli. Un tripudio di disegni e sfumature di fantasia che affondano le radici in memorie familiari. I ricordi dei tessuti sbiaditi nella casa dei nonni in Iowa subiscono una rivisitazione psichedelica. Volutamente pieni di indizi su chi ci vive, questi quadri invitano a domandarsi: chi abita in una casa così?

Interior with Painting of The Tetrarch di Lottie Cole.

L'artista inglese Lottie Cole si fa interprete di un impulso simile. «Provo a pensare a chi potrebbe appartenere una certa stanza e come la decorerebbe; poi comincio a fare uno shopping immaginario». I lavori pittorici di Cole sono disseminati di riferimenti alla storia dell'arte – le sculture di Henry Moore, le tele di Christopher Wood, le poltrone di Eileen Gray –, presi da una collezione di cataloghi d'asta ereditati da un amico, curatore della Tate Gallery. «C'è qualcosa di molto semplice e riservato in un interno», conclude l'artista. «E in quello che può rivelare della vita delle persone».

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