l’intervista all’ad di enel

Starace (Enel): «Italia avanti sui target 2020. Imprese più competitive»

L’ad: «L’Italia è ben posizionata nell’agenda per il clima e ha ottime possibilità di raggiungere i nuovi obiettivi fissati dalla Commissione Ue per il 2030. Il nostro paese è tra le poche nazioni europee ad aver raggiunto i target per il 2020»

di Laura Serafini


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

«L’Italia è ben posizionata nell’agenda per il clima e ha ottime possibilità di raggiungere i nuovi obiettivi fissati dalla Commissione Ue per il 2030. Il nostro paese è tra le poche nazioni europee ad aver raggiunto i target per il 2020». Ne è convinto Francesco Starace, amministratore delegato di Enel.

Qual è l’importanza di essere un paese tanto virtuoso?

Le aziende italiane abili nel fare efficienza e nel lavorare sulla circolarità hanno l’opportunità di creare valore esportando la loro capacità in tutti gli altri paesi nei quali questi aspetti sono problematici. È un vantaggio competitivo per le aziende italiane virtuose nel nostro paese: possono andare all’estero a replicare la loro esperienza. Molti non si rendono conto delle potenzialità perché in Italia ci sono tante aziende all’avanguardia in questo settore, mentre altrove non è così. Noi esportiamo pratiche virtuose da una parte all’altra del mondo senza troppa difficoltà.

Per l’Onu la questione climatica è un’emergenza e la nuova presidente della Commissione Ue vuole un’Europa a emissioni zero. L’Italia potrà far valere il suo posizionamento?

Il nostro paese dovrebbe cogliere loccasione per fare la lobby giusta: visto che siamo in linea sul rispetto dei target, al contrario di altri paesi , non si dovrebbe fare pressione per allentare i vincoli. L’Europa deve spingere in questa direzione e l’Italia non la deve frenare. La Climate Week (in programma dal 23 settembre, ndr) è un’iniziatva dell'Onu che si rinnova ogni anno dal 2008 e ogni volta il tema della sostenibilità ambientale diventa sempre più prevalente. L’evento è figlio di un’iniziativa voluta dall’allora presidente Kofi Annan che spinse gli stati membri a focalizzarsi su 8 obiettivi, chiamati Millennium Goals, tra i quali il clima non era nemmeno tra i più importanti. Da lì è partito un movimento che è confluito nel Global Compact, nel quale l’Onu ha coinvolto anche il settore privato. L’agenda del 2019 è fortemente focalizzata sul clima.

Il piano per il clima italiano al 2030 fissa al 30% i consumi energetici da soddisfare con fonti rinnovabili, soglia che sale al 55% per il settore elettrico. Ce la faremo?

Se il piano sarà implementato come previsto faremo anche meglio. Servono circa 30 mila megawatt di impianti solari e 10 mila di eolico. Sembrano cifre enormi, ma in realtà si tratta di una superficie di circa 90 mila ettari non necessariamente da allocare a terra. Basti pensare che abbiamo 850 mila impianti fotovoltaici sui tetti che cubano 15 mila megawatt. Presto partiranno le prime aste per le rinnovabili che mostreranno quanto queste fonti siano competitive.Dopo le prime gare a prezzi competitivi come si osservano ormai in tutto il mondo, anche in Italia il mercato si muoverà da solo, domanda e offerta si incontreranno senza necessità di incentivi. Per quanto riguarda l’eolico penso che il target del 10 mila megawatt sia raggiungibile se si prevedono anche i rifacimenti (revamping).

E l’elettrificazione dei trasporti?

Sta già partendo: la diffusione dell’auto elettrica sarà spinta dalle stesse case automobilistiche, mentre nel trasporto pubblico ci sono città come Ancona, Torino, Genova e Teramo che stanno avviando le gare per acquistare autobus elettrici. Sono competitivi perchè tra prezzo d’acquisto, manutenzione e gestione costano di meno. La nostra esperienza a Santiago del Cile dimostra, tra l’altro, che i passeggeri hanno più rispetto di questi mezzi. L’Italia, comunque, è tra i paesi europei che usa meno energia per produrre un’unità di Pil e ha i tassi più elevati di economia circolare e di riciclo dei materiali.

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