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Starhotels rilancia e punta dieci milioni sul post Covid-19

Elisabetta Fabri azionista di maggioranza del gruppo alberghiero amplia il cinque stelle Helvetia&Bristol di Firenze con 25 suite d’autore

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Guarda avanti, a come sarà l’ospitalità post-Covid, Elisabetta Fabri, azionista di maggioranza del gruppo Starhotels (30 alberghi a 4 e 5 stelle in Italia e a New York, Parigi e Londra, con 4.200 camere e mille dipendenti), che si prepara a inaugurare – in primavera – 25 suite progettate dalla designer Anouska Hempel nel centro di Firenze, nell’ex sede del Banco di Roma. Si tratta di un ampliamento (5.500 metri quadrati) dello storico hotel cinque stelle Helvetia&Bristol, che ha richiesto un investimento di 10 milioni di euro e che sarà arricchito da un centro benessere sotterraneo, costruito al posto di un complesso termale romano, con piscina e vasca di sale.

I nuovi investimenti in un periodo estremamente complicato per il settore turistico falcidiato dal Covid si affiancano al progetto di formazione appena varato, “Un futuro da Star per 10 donne manager”, che punta a valorizzare il talento femminile selezionando dieci figure, interne o esterne all’azienda, interessate a intraprendere un percorso di crescita di tre-cinque anni per raggiungere posizioni di responsabilità all’interno della catena Starhotels.

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Elisabetta Fabri

«Già oggi il 56% dei nostri dipendenti è donna – spiega Elisabetta Fabri, presidente e amministratore delegato – ma vogliamo incrementare la quota arrivando al 70%. Questo progetto è un tentativo di aiutare le donne che, insieme con i giovani, stanno pagando il prezzo più alto della crisi scatenata dalla pandemia, ma nasce anche dalla convinzione che la presenza femminile porti valore aggiunto alla visione e alla governance aziendale».

L’iniziativa partirà in settembre e sarà realizzata col supporto di un advisor. Nel frattempo Starhotels – che nel 2019 ha realizzato ricavi consolidati per 217,2 milioni con un utile netto di 18,3 milioni e nel 2020 ha perso l’81% del fatturato (al momento gli hotel aperti sono 8 su 30) – conta sui sostegni governativi e spera di non avere brutte sorprese: «La bozza del decreto in arrivo – spiega Fabri, che insieme con altri gruppi alberghieri ha scritto una lettera al ministro del Turismo Massimo Garavaglia – sembra prevedere contributi a fondo perduto solo per le aziende con un fatturato non superiore a 5 milioni di euro. Sarebbe un segnale devastante per il Paese non sostenere i gruppi più grandi che alimentano occupazione e indotto. Noi soltanto di Imu paghiamo più di 4 milioni all’anno e nel 2020 abbiamo avuto una contrazione del fatturato dell’81%. Abbiamo bisogno di aiuti per il rilancio».Un rilancio che il gruppo fiorentino, nato col segmento business cui ha poi affiancato il segmento leisure, ipotizza fondato su basi diverse dal passato, con più meeting ibridi e più esperienze d’evasione. «È una sfida affascinante – dice Fabri – che coinvolge l’intero gruppo e stimola a cambiare le carte, reinventarci, ripensarci».

Sul fronte societario, intanto, il fratello di Elisabetta, Francis Fabri – titolare del 43% del gruppo alberghiero e da anni impegnato in una battaglia giudiziaria contro la sorella, azionista di maggioranza col 53% (che finora ha sempre prevalso nelle aule di Tribunale), per le scelte di gestione aziendale – avrebbe messo in vendita la sua quota affidandosi alla banca d’affari Deutsche Bank.

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