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Start up a caccia di «angeli» capaci di innovare: la consulenza entra negli incubatori

Offrire consulenza alle nascenti imprese innovative diventa occasione per fare network tra avvocati, commercialisti e notai

di Michela Finizio


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3' di lettura

Team multidisciplinari specializzati nella consulenza alle start up innovative. Intere sezioni dello studio professionale che propongono servizi ad hoc per gli startupper. Oppure vere e proprie sedi distaccate all’interno degli incubatori più strutturati, dove i neo-imprenditori cercano sostegno per far decollare le idee più innovative. Con tutte queste soluzioni avvocati, commercialisti e notai scendono in campo per rivolgersi a una platea, quella delle start up, che diventa sempre più numerosa (10.542 quelle iscritte oggi nel Registro delle imprese), con esigenze specifiche e una normativa in costante aggiornamento.

LE STORIE / L’avvocato delle start up: non ci sono modelli precompilati

L’assistenza dei notai nella fase di avvio, nonostante dal 2016 sia disponibile la modalità di costituzione gratuita online, è ancora la via preferita dalle start up (solo 1.817 a giugno di quest’anno avevano completato la procedura digitale). «A questa platea il notaio - racconta Dario Restuccia, presidente dell’Associazione sindacale dei notai della Lombardia - deve fornire risposte qualificate con efficienza e immediatezza. Molti notai vengono coinvolti dagli incubatori o da altri professionisti. In base alla nostra esperienza, prima la start up viene a contatto con il notaio e meglio è». Sì, perché il professionista deve definire i contorni della struttura societaria e degli accordi tra soci, a volte “originali” essendo spesso coinvolti diversi soggetti e a vario titolo.

La start up, così come i singoli soci, vanno protetti anche nel momento in cui intercettano degli investimenti: bisogna mantenere i vantaggi e le opportunità fiscali senza perdere ad esempio le agevolazioni cedendo le quote. «La consulenza alle start up - afferma Edoardo Ginevra, presidente di Aidc Milano - in un certo senso racchiude l’essenza della professione del dottore commercialista che grazie alla sua formazione completa e multidisciplinare è capace di affiancare lo startupper, che spesso non ha precedenti esperienze imprenditoriali, nelle diverse fasi della sua attività». Cruciali sono la definizione del piano strategico, del business plan, della struttura finanziaria e delle regole di governance. Così come l’individuazione dei benefici fiscali cui la neonata impresa può accedere, dai voucher per la digitalizzazione all’ancora poco utilizzato work for equity. L’associazione milanese dei dottori commercialisti sta lavorando alla progettazione scientifica di un percorso di più giornate di formazione in aula, che sarà in calendario a inizio 2020, proprio per far confrontare esperti e operatori sugli aspetti più spinosi della vita delle start up.

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In questi casi il professionista deve avere la capacità di accompagnare le imprese innovative, agendo da consigliere, anche nella loro crescita. Diventa così una specie di “angelo custode” rispetto ai tanti interlocutori specialisti che la start up incontrerà nel suo ciclo di vita. Banche, collaboratori, investitori: di fianco allo startupper di successo c’è sempre un team di professionisti in grado di curare i suoi interessi e l’originalità dell’idea imprenditoriale. L’avvocato, ad esempio, deve essere in grado di tutelare l’impresa quando l’investitore chiede clausole e condizioni vincolanti. In alcuni casi vanno letteralmente “inventate” delle strutture societarie, anche piccole o a volte farraginose, capaci di rappresentare gli interessi di più soci, oppure di diversi business angels o funder anche attraverso strumenti di finanza partecipativa legati alla performance della società.

Non tutto, però, è previsto dalla contrattualistica più diffusa. I modelli vanno testati in base alle esigenze specifiche, ad esempio definendo le soglie quando le performance sono legate ad algoritmi oppure i “Termini e condizioni” quando la start up fornisce un servizio o deve gestire e riutilizzare una mole importante di dati. Oppure, facendo un altro esempio, mentre il copyright diventa quasi una commodity per queste realtà, può diventare necessario definire i contorni di un contest online per non farlo ricadere sotto la rigida normativa della remunerazione dei vincitori nei concorsi a premi. Così come va presto regolamentato e rivisto il settore fintech per rendere sicuri i nuovi servizi finanziari.

Insomma, l’innovazione della start up scardina le regole tradizionali di lavoro del professionista che, nel rapporto con queste imprese, deve sempre più spesso lavorare in team. La collaborazione tra commercialisti, avvocati e notai è fondamentale ed è la normalità nelle operazioni meglio strutturate. Ogni professionista fornisce il suo angolo visuale e contribuisce alla riuscita del progetto.

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