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Start up e innovazione, per gli investimenti agevolati domande fino al 30 aprile

Il pacchetto di incentivi fiscali per chi investe in start up e Pmi innovative si arricchisce e la nuova piattaforma del Mise raccoglie le istanze di chi chiede il bonus del 50% sul capitale investito

di Michela Finizio

4' di lettura

Sono diverse le agevolazioni che premiano chi investe, direttamente o indirettamente, nel capitale sociale di start up e Pmi innovative, in ricerca e sviluppo e, più in generale, in innovazione. Ci sono innanzitutto gli incentivi fiscali per le persone fisiche che acquistano capitale di rischio. Poi c’è il bonus R&S per le imprese che fanno attività di ricerca (tema a cui NT+ Fisco dedica diversi articoli). C’è il fondo nazionale per il venture capital. E, infine, i Pir alternativi che aprono la strada dell’innovazione alle forme di investimento privato.

Ognuna di queste misure spinge, in modo differente, la crescita innovativa del Paese. E solo tra qualche anno si potrà verificare l’effetto combinato di questi provvedimenti sul tessuto economico nazionale.

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Quali sono gli incentivi fiscali per chi investe?

L’estate scorsa il decreto Rilancio (articolo 38, comma 7, del Dl 34/2020) ha integrato la disciplina agevolativa per chi investe in start up e Pmi innovative, contenuta nel Dl 179/2012, prevedendo per gli investimenti in start up innovative fino a 100mila euro, in alternativa alla detrazione Irpef del 30% già esistente, una detrazione Irpef del 50% della somma investita.

Per quanto riguarda gli investimenti in Pmi innovative, invece, per il bonus del 50% è stato innalzato a 300mila euro l’investimento massimo detraibile e, in caso di investimento superiore a tale importo, la detrazione spetta in via prioritaria rispetto a quella base del 30% facendo sì che gli incentivi possano essere cumulati con applicazione della detrazione del 50% fino a 300mila euro di investimento e del 30% per l’eccedenza.

Quali investimenti possono essere agevolati?

Le detrazioni sono calcolata sugli investimenti effettuati nel capitale sociale di startup innovative e Pmi innovative. Nel caso della detrazione del 50% l'investimento dev’essere mantenuto per almeno 3 anni. In caso di cessione, anche parziale, dell'investimento prima del decorso di tale termine, è prevista la decadenza dal beneficio e scatta l'obbligo di restituire l'importo detratto, unitamente agli interessi legali.

L'investimento può essere effettuato direttamente (da business angels, anche se in comunione legale con il coniuge) o anche indirettamente attraverso fondi comuni (Oicr) che investano prevalentemente in start-up innovative. Rimangono invece fuori tutti gli investitori che operano mediante altre strutture, anche dedicate, come ad esempio gli acceleratori di start-up o i veicoli creati dagli operatori specializzati in investimenti destinati a start-up o Pmi innovative, per i quali spetterà solo la detrazione pari al 30% della somma investita. Se la detrazione supera l'imposta lorda, l'eccedenza è sfruttabile per l'Irpef dovuta dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il terzo.

Come presentare domanda?

Dal 1° marzo scorso le imprese beneficiarie dell’investimento devono presentare istanza sul portale ad hoc padigitale.invitalia.it del ministero dello Sviluppo Economico per poter fruire della detrazione al 50%. L'istanza, resa sotto forma di dichiarazione sostitutiva ai sensi del Dpr 445/2000 e in modalità telematica dovrà contenere:
• gli elementi identificativi dell'impresa beneficiaria, del soggetto investitore e, in presenza di investimenti indiretti, dell'Oicr;
• l'ammontare dell'investimento;
• l'ammontare della detrazione richiesta.

Il Mise ha emanato le regole operative per l'accesso e il funzionamento della piattaforma informatica per la presentazione delle istanze relative agli incentivi fiscali. Sono ammessi alla detrazione del 50% anche tutti gli investimenti effettuati nel corso del 2020: per questi ultimi l’impresa beneficiaria può presentare domanda nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 30 aprile 2021. Oltre tale data saranno ammessi alla detrazione solo gli investimenti per cui verrà effettuata preventivamente la comunicazione sul portale del Mise.

Infine, le agevolazioni fiscali devono essere indicate dal soggetto investitore nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui il soggetto stesso ha effettuato l'investimento. È bene, inoltre, conservare una dichiarazione del legale rappresentante dell'impresa che attesti l'importo dell'investimento, il codice Cor rilasciato dal registro nazionale degli aiuti e l'importo della detrazione. Con le informazioni che arriveranno dal Mise, infatti, l’agenzia delle Entrate potrà effettuare dei controlli incrociati.

Quali sono i limiti per chi investe?

Dal database del Mise, che raccoglie le istanze delle imprese beneficiarie degli investimenti in capitale di rischio per poter accedere ai bonus fiscali, si potrà anche verificare il rispetto del tetto europeo imposto sugli aiuti pubblici in favore delle imprese. In base al regolamento Ue 1407/2013, infatti, il beneficio fiscale spetta fino ad un ammontare massimo di aiuti concessi a titolo «de minimis» a una medesima start-up a o Pmi innovativa (considerando la nozione di «impresa unica») non superiore a 200mila euro nell'arco di tre esercizi finanziari.
Sarà poi il Mise, previa verifica del rispetto del massimale a notificare gli esiti del controllo sia all'impresa beneficiaria sia all'investitore e, in caso di esito negativo, la fruizione del beneficio verrebbe esclusa.

Quali altre misure agevolano chi investe?

La detrazione Irpef per gli investitori si poteva abbinare, inoltre, al credito di imposta del 20% per le presone fisiche che hanno investito ( fino a un investimento massimo di 2 milioni di euro) nell’aumento di capitale di una Pmi con certi requisiti (contrazione dei ricavi,compresi tra 5 e 50 milioni di euro, per almeno il 33% a causa del Covid-19), deliberati entro il 31 dicembre 2020. Invariata, infine, la deduzione Ires per gli investimenti in start up e Pmi innovative: per le società resta confermato lo sgravio del 30% fino a un investimento annuo di 1,8 milioni di euro.

In questa direzione va anche il nuovo regime fiscale sui Pir alternativi, uno strumento da cui ci si aspetta importanti risultati in termini di incentivo all'afflusso di risorse alle imprese di piccole e medie dimensioni, grazie all'esenzione, a certe condizione, da imposte sui redditi e dalle imposte di successione. Il decreto 104 del 2020 ha innalzato i limiti quantitativi di investimento: gli investitori possono destinare al Pir alternativo somme o valori per un importo non superiore a 300mila euro all'anno e a 1,5 milioni di euro complessivi (30mila e 150mila euro per i Pir tradizionali). E la quota posseduta di una start up o Pmi innovativa, se conferita in un Pir alternativo, non fa perdere il bonus start up innovative.

Con questo pacchetto di misure si dovrebbero agevolare gli investimenti in equity nelle imprese innovative. Ma solo tra qualche anno, una volta risolti i rebus fiscali di ciascuna misura, si potrà realmente valutarne l’efficacia.

È ancora attivo il voucher per consulenza in innovazione, regolato da un decreto ministeriale del 2019. È alternativo all’agevolazione riservata a chi investe in start-up, e presenta requisiti applicativi differenti (come spieghiamo in questo articolo su NT+ Fisco).

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