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Start up e moda: cinque aziende italiane tra tecnologia e sostenibilità

Acbc, Fili Pari, Vic, Mirta e Renoon: ritratto di imprese giovani, fondate da italiani, e già rampa di lancio che puntano a rivoluzionare la moda

di Marta Casadei


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4' di lettura

Nuovi materiali, prodotti originali, piattaforme di nuova generazione che rispondono alle esigenze di clienti sempre aggiornati e, insieme, li aiutano a evolversi, magari per sviluppare abitudini d’acquisto che siano più sostenibili di quelle attuali. Se al concetto di start up si associa molto spesso la Silicon Valley (che è stata la culla dei colossi del tech) , quando si parla di giovani aziende del settore fashion l’Italia non è da meno. Ecco cinque realtà italiane da tenere d’occhio.

La scarpa componibile di Acbc

L’idea alla base di Acbc, fondata nel 2015 da Giò Giacobbe ed Edoardo Iannuzzi, è quella di una scarpa componibile. I modelli, da uomo e da donna, sono modulari: una zip, infatti, unisce tomaia («skin») e suola. Garantendo funzionalità e alto livello di personalizzazione.

La sostenibilità è uno degli elementi chiave del progetto (nonché lo scopo dell’azienda): non solo, infatti, il sistema permette di acquistare (e quindi di produrre) un numero inferiore di scarpe, riducendo l’impatto ambientale, ma le suole si possono scomporre, smaltire (grazie a materiali biodegradabili) e riciclare.

Sul piano economico, l’azienda, che a gennaio 2020 ha vinto lo smart contest di Wsm, ha avuto la prima spinta dal crowdfunding: presentato sui social, nel 2016 il progetto ha raccolto 700mila dollari. Il boost più significativo è arrivato in seguito all’ingresso in società del fondatore di Triboo Spa. Attualmente Acbc ha un fatturato di circa 4 milioni di euro e conta 40 negozi monomarca in Europa (a Milano, per esempio, in Corso Buenos Aires), Asia e Sud America. E, naturalmente, vende online.

Il marmo (anche di scarto) si fa tessuto con Fili Pari.

Il marmo è una pietra legata a doppio filo al concetto di stile italiano che spopola in tutto il mondo. Francesca Pievani e Alice Zantedeschi, all’epoca laureande magistrali al Politecnico di Milano, sono partite da quest’idea per sviluppare un microfilm creato con la polvere di marmo. Dalla tesi di laurea alla fondazione di Fili Pari, azienda nata nel 2014 e cresciuta nell’ambito del Polihub, il passo è stato breve.

Uno dei look realizzato con il tessuto di Fili Pari

Il materiale, Marm More, è un microfilm indossabile contenente vera polvere di marmo, che può essere accoppiato a qualsiasi tipo di tessuto e utilizzato come layer esterno del capo. La membrana è impermeabile, traspirante, antivento e resistente all’abrasione e coniuga performance tecniche a qualità estetiche. Il progetto è già stato premiato in più sedi (ha vinto, tra gli altri, il Premio Marzotto) e debutterà a breve anche a Premier Vision, la più importante fiera tessile francese, presentando una collezione in collaborazione con Limonta: il campionario avrà colori ed effetti nuovi dati esclusivamente dalla polvere di marmo e coniuga performance tecniche a qualità estetiche.

Mirta mette in Rete le borse made in Italy ( e gli artigiani)

Una vetrina sulle eccellenze del made in Italy. Con un focus ben preciso: le borse. Mirta è una piattaforma e-commerce fondata da Martina Capriotti e Ciro Di Lanno. Lei con all’attivo un’esperienza di lavoro in Asia e lui con alle spalle un master in management a Stanford, entrambi ex consulenti nel settore beni di lusso, hanno individuato una nicchia di mercato dal potenziale elevato (gli artigiani pellettieri

La personalizzazione è una delle opportunità offerte da Mirta

italiani) e hanno deciso di fornire loro uno strumento per farsi conoscere e vendere nel mondo. Il progetto si è concretizzato all’inizio del 2019 e, attualmente, conta 24 artigiani «in Rete»: dal veneto Gianni Segatta, che ha aperto il suo atelier laboratorio negli anni Settanta, al marchio Carbotti di Martina Franca, in Puglia. Il contatto pressoché diretto con gli artigiani ha, tra i propri vantaggi, quello di rendere possibili eventuali personalizzazioni dei prodotti.

Very important choice tra condivisione e sostenibilità

Si chiama Vic, acronimo per «very important choice», il progetto avviato a fine 2017 da Sara Francesca Lisot e Mattia Gava che fa leva sulla sharing economy e coinvolge direttamente una serie di marchi green per promuovere un nuovo approccio alla fruizione della moda.

Le utenti di Vic, infatti, possono selezionare una serie di capi (sostenibili e con una certificazione della produzione sul piano etico) e accessori, che spaziano dagli abiti alle collane, e “noleggiarli” per il tempo desiderato. I pacchetti spaziano dalla formula base, che prevede l’affitto di un capo per tre mesi fino, fino alle combinazioni più complesse che includono anche una consulenza personalizzata.

La start up è stata selezionata nell’ambito della Share on academy, un acceleratore europeo dedicato alla sharing economy, e ha avuto la menzione speciale «Paradigm shifting start up» al Wsm Fashion Reboot smart contest.

La ricerca online è sostenibile con Renoon

Tre italiani, una olandese (ma italiana d’adozione) e un motore di ricerca di prodotti di moda tarato in modo specifico sulla sostenibilità. Il progetto di Iris Skrami, Gabriele Trapani, Nicolò Tresoldi e Stefano Tacchi, basato ad Amsterdam, si chiama Renoon e punta a semplificare l’accesso alle informazioni online che riguardano prodotti “responsabili”, senza però perdere di vista lo stile. La ricerca può essere fatta inserendo una parola chiave nel motore (come si fa con Google) oppure selezionando un brand (da Stella McCartney alle sneaker vegane Yatay, passando per etichette meno conosciute). Il capo, poi, si può acquistare direttamente sulla piattaforma.

l’home page del motore di ricerca di prodotti sostenibili

La start up è già entrata nel radar di alcuni grandi brand: è stata selezionata da Prada, Marzotto Group ed altri partner di Startupbootcamp, per il programma di accelerazione startup FashionTech lanciato a Milano.

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