Fondi Ue

Start up, incubatori e Pmi: la Lombardia fa il pieno di fondi Ue

La regione è leader nell'utilizzo di finanziamenti europei per le piccole e medie imprese. Con il programma Horizon 2020 oltre 700 milioni al territorio: un'azienda su due fa innovazione

di Luca Orlando


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Vitalità record. Delle 10.610 start up registrate in Italia all'inizio di ottobre ben 2.755 sono lombarde

5' di lettura

C’è Talent Garden, che a Milano apre un nuovo spazio di co-working e innovazione. Nello stesso giorno in cui Edison inaugura i nuovi laboratori di domotica alla periferia nord-ovest della città. E poi Elmec informatica, che alle porte di Varese investe dieci milioni per un nuovo centro di innovazione hi-tech. O Fassi, che in provincia di Bergamo scalda i motori per il nuovo impianto 4.0. O ancora la lecchese Fomas, che ha investito otto milioni nella produzioni di polveri metalliche, scelta non banale per un forgiatore che guarda anche alla manifattura additiva.

O ancora la bresciana Streparava, che grazie alle nuove linee 4.0 e ai controlli in tempo reale sull’efficienza conquista una maxi-commessa da Mercedes.

C ’è in effetti solo l’imbarazzo della scelta. Perché tra tecnologie smart e fintech, formazione 4.0 e Ict l’accelerazione dei percorsi innovativi sul territorio lombardo è ben visibile. Evidente anche nella “ressa” di aziende che prenotano spazi all’interno degli spazi di accelerazione, con Polihub a Milano e ComoNext a Lomazzo, “costretti” già più volte ad ampliare il proprio perimetro per far fronte alle nuove richieste di insediamento.

Horizon 2020
I numeri sono in effetti eloquenti. Prendendo in esame la globalità dei fondi Horizon 2020 destinati alle attività di ricerca e innovazione, l’Italia è stata in grado di aggiudicarsi 3,68 miliardi di euro in termini di risorse. Nella classifica regionale la Lombardia è seconda solo al Lazio (dove incide la presenza del Cnr) e riesce ad aggiudicarsi oltre 700 milioni di euro, un quinto del totale.

Se però ci si sposta nel capitolo che riguarda i progetti dedicati alle Pmi (Sme instrument di Horizon 2020) il primato lombardo è evidente. Qui, tenendo conto della Fase 1 (dove si ottiene un mini-grant di 50mila euro) e della Fase 2 (dove invece i contributi a fondo perduto di Bruxelles possono arrivare fino a 2,5 milioni di euro), la Lombardia è risultata vincente in 199 progetti, un terzo di quelli premiati in tutta Italia. Dossier che hanno conquistato 67 milioni di euro di contributi a fondo perduto, il 37% del totale nazionale.

Il ruolo del Politecnico
A spingere verso l’alto la regione nelle classifiche globali è certamente la presenza sul territorio del Politecnico di Milano, prima università in Italia per progetti aggiudicati e secondo ente in assoluto alle spalle solo del Cnr, così come la proliferazione di “acceleratori” dell’innovazione ormai arrivati a dimensioni robuste. È il caso ad esempio di Kilometro Rosso a Bergamo oppure di ComoNext. O ancora di Polihub a Milano, che accanto alle start-up riesce ora ad attrarre anche interi dipartimenti di ricerca di aziende strutturate. Spinta innovativa registrata anche dall’Istat, che identifica nel territorio una nutrita pattuglia di oltre 20mila aziende innovative, con un tasso di innovazione che coinvolge quasi il 55% delle realtà con oltre 10 addetti, la percentuale più alta in Italia.

Percorsi innovativi avviati dalle aziende che spesso si traslano in risultati economici convincenti, come risulta evidente dall’affollamento di aziende lombarde all’interno della classifica nazionale stilata dalla Sda Bocconi per identificare i campioni nazionali in termini di crescita, redditività, investimenti ed equilibrio finanziario.

Delle 531 aziende “top” selezionate in tutta Italia, 197 sono lombarde, oltre il 37% del totale.

A guidare la corsa in questa graduatoria è Milano, con 62 aziende, anche se in “doppia cifra” arrivano anche Monza-Brianza, Brescia, Bergamo, Varese e Lecco. Milano, Brescia e Bergamo, inoltre, occupano le prime tre posizioni assolute a livello nazionale.

Le start up
La stessa vitalità è presente anche nei mattoni di base, le start-up, che in regione nascono con una frequenza superiore rispetto a quanto accade in altre regioni. Delle 10.610 start-up registrate in Italia all’inizio di ottobre ben 2.755 sono lombarde, con la regione in grado di più che doppiare la seconda in classifica, il Lazio, a quota 1155.

Decisivo qui è il peso di Milano, che da sola produce poco meno di 2.000 unità, seguita a grande distanza da Bergamo e Brescia. L’accelerazione della metropoli è evidente nei numeri del 2019, con ben 430 nuove iscrizioni al registro delle start-up tra gennaio e settembre: quando va male una nuova realtà al giorno, in qualche caso anche due.

Per fare cosa? La radiografia scattata da Unioncamere restituisce un quadro che privilegia i servizi. A dominare sono le attività di software e consulenza informatica con 1.075 start-up, seguite dai servizi di informazione. Al terzo posto per frequenza le attività di ricerca e sviluppo, che arrivano a quota 315. In termini di attività manifatturiere le categorie più rappresentate sono l’elettronica e la fabbricazione di macchinari, in entrambi i casi con una sessantina di unità presenti sul territorio.

Interessante notare come, a differenza del quadro nazionale, le dimensioni media qui siano superiori. Oltre il 13% delle aziende censite sviluppa infatti ricavi per oltre mezzo milione di euro e per 35 di queste realtà il fatturato è già superiore ai due milioni, testimonianza di una presenza non episodica sul mercato di sbocco.

Innovazione che oltre a produrre i primi ricavi genera anche occupazione, perché sono ben 948 le start-up regionali già in grado di dichiarare addetti diretti: 72 ne hanno più di dieci, 16 di queste sono già arrivate oltre quota 20. La dotazione di capitale è mediamente limitata, anche se superiore alla media nazionale, con oltre il 9% del campione a disporre di un capitale sociale di oltre 100mila euro. Anche qui, nella nascita di aziende “dal basso” resta comunque ampio il divario di genere: le start-up a guida femminile sono appena il 10% del totale.

A creare un contesto favorevole è anche la presenza di aziende di dimensioni superiori alla media, con l’aggiunta di filiali di multinazionali di ogni settore, realtà che dispongono delle risorse per poter investire. Come accade ad esempio in provincia di Bergamo con l’avvio di un centro di avanguardia nella tecnologia additiva, frutto della collaborazione tra Dmg Mori (automazione), Itema (meccanotessile) e Gfm (meccanica di precisione).

I bandi del Por-Fesr
Innovazione che trova ora nuovo carburante grazie all’ultimo bando (Call Hub Ricerca e Innovazione) della Regione Lombardia,che alla luce della numerosità dei progetti presentati ha fatto lievitare a 114 milioni lo stanziamento complessivo a fondo perduto attingendo ai fondi europei Por-Fesr. I 33 progetti ammessi, tra salute, sostenibilità, manifattura avanzata, smart mobility, connettività, nutrizione e cultura, genereranno sul territorio un investimento complessivo di oltre 250 milioni di euro.

Tutto bene? Solo se il confronto è puramente nazionale, arena in cui la Lombardia primeggia. Ad esempio, anche se la regione è ampiamente leader in Italia per numero di brevetti (con il 17% della popolazione arriva ad un terzo del totale) la strada da fare per raggiungere le aree più avanzate d’Europa resta lunga: in Lombardia siamo a quota 140 per milione di abitanti, nel Bayern quattro volte tanto.

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