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Startup, la corsa degli angeli: muovono 284 milioni l’anno

La survey Iban fotografa la crescita delle operazioni degli investitori informali. Solo l'11% dichiara di aver effettuato almeno una exit in media dopo nove anni

di Michela Finizio

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(AdobeStock)

La survey Iban fotografa la crescita delle operazioni degli investitori informali. Solo l'11% dichiara di aver effettuato almeno una exit in media dopo nove anni


3' di lettura

La pandemia non ferma i business angel italiani che investono in startup e Pmi innovative. Anzi, sono le loro operazioni, insieme a quelle corporate, a tenere acceso il mercato dei finanziamenti in un comparto duramente colpito dalla crisi di liquidità.

A fornire un bilancio del mercato degli investimenti mossi in Italia da circa 5mila business angel attivi sul territorio è la survey annuale dell’Italian business angels network association(Iban). Per lo più liberi professionisti o imprenditori, nel 2019 questi investitori informali hanno mosso fino a 284,3 milioni di euro di investimenti, di cui 52,7 milioni come singoli (in deciso aumento rispetto ai 39,7 milioni del 2018), 230 insieme a fondi di venture capital e 1,3 tramite crowdfunding. Per un totale complessivo di 395 deal portati a termine, prevalentemente attraverso la sottoscrizione di equity e in minima parte tramite finanziamento soci o come garanzia bancaria. In più del 60% delle operazioni vengono previste misure a protezione del capitale investito.

AMMONTARE INVESTITO
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Cresce l’ammontare investito

«Il mercato - afferma il presidente di Iban, Paolo Anselmo - continua ad attirare nuovi soggetti che, nonostante patrimoni modesti, decidono di investire nell’early stage in modo sempre più maturo». Il report fotografa le operazioni compiute dai business angels sia come singoli sia, sempre più spesso, in syndication. Cresce anche l’ammontare medio investito: l’anno corso il 37% dei deal ha superato i 200mila euro, rispetto al 29% nel 2018; il 42%, invece, è inferiore a 100mila euro. Sono proprio gli investimenti di taglio meno elevato, oggi, ad essere ulteriormente incentivati con il decreto Rilancio che rialza dal 30 al 50% la detrazione sui capitali sotto i 100mila euro investiti in startup da persone fisiche.

In base all’identikit di Iban, l’investitore informale ha un patrimonio mobiliare inferiore ai 2 milioni di euro e ne investe meno del 10% (per il 73% del campione) in operazioni di angel investment. La percentuale di equity nella società target raramente supera il 20% e con un portafoglio che è composto in media da tre aziende. Il settore che ha beneficiato maggiormente dei finanziamenti nel 2019 è stato l’Ict (app web, mobile, software, soprattutto legate all’ecommerce), su cui si focalizza il 35% degli investimenti (in calo rispetto al 46% del 2018). A seguire quello del terziario avanzato (12%) e dei beni di consumo (11,4%). Si conferma poi l’attenzione verso l’ambito sanitario e delle apparecchiature medicali (8%).

L'IMPORTO MEDIO DEGLI INVESTIMENTI
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Aumenta il divario fra nord e sud

Sempre secondo la survey, aumenta il divario tra Nord e Sud, con il 72% degli investimenti in Italia settentrionale rispetto al 63% nel 2018 (per il 36% in Lombardia e l’11% in Piemonte e Trentino Alto-Adige), seguita dal Lazio e dalla Puglia. Il 4% delle imprese finanziate, invece, è all’estero.

Tra i fattori principali considerati al momento della valutazione del progetto imprenditoriale c’è soprattutto il potenziale di crescita, il team di manager e la exit strategy prevista. «Il disinvestimento, infatti, resta il fattore più critico per il settore essendo legato a duration degli investimenti molto lunghe e legate alla exit con vendita ad altri investitori», conclude Anselmo. Nel 2019 solo l’11% del campione intervistato da Iban ha dichiarato di aver effettuato almeno una exit, in media 9 anni dopo l’investimento iniziale, e la strategia di uscita più adottata è la vendita ad altri investitori.

Limitato, invece, l’impatto del crowdfunding: il mezzo viene utilizzato come canale di ricerca e come tecnica per formare alleanze tra investitori, ma l’ammontare investito sulle piattaforme è pari a solo 2% del totale con importi medi da circa 21.500, cioè di entità ridotta.

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