Brevetti

Startup crea la spugna che assorbe gli oli tossici

Per la bresciana Test1 è ora in corso un crowdfunding per oltre due milioni

di Alessandro Barucco

Per la bresciana Test1 è ora in corso un crowdfunding per oltre due milioni


2' di lettura

Quattro soci operativi, tutti bresciani: Alessandro Taini, Andrea Pavoni, Giorgio De Vitalis, Alberto Falini. Due con meno di trent’anni. E una spugna a base di schiuma poliuretanica flessibile (chiamata FoamFlex200), con una formula in parte segreta e un regolare brevetto Europa e Usa.

Questo è il punto di forza della start up “Test 1 Srl - Greennovation”, figlia dell’idea verde anni Settanta pensata da un chimico, oggi 86enne. Idea che diviene lotta allo sversamento di idrocarburi (come olio 10w40, nafta, gasolio, greggi di diversi gradi API), da piattaforme in mare o emergenze ambientali. E può contribuire a salvare, dice Alessandro Taini, «anche laghi e piccoli ecosistemi assorbendo oli fino all’80 per cento». Dalle prime mosse del passato, sono trascorsi due anni di gestazione, laboratorio e prove. Intanto il valore della società è arrivato a dieci milioni di euro. Con un crowdfunding in corso per altri due milioni di euro. E una raffica di premi internazionali già vinti.

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«La soluzione – spiega Taini - è semplice. Componenti con alta capacità di assorbire vari tipi di olio, petrolio compreso e respingere l’acqua, formano una spugna di circa tre metri per trenta centimetri, che può essere anche unita ad altre. E poi strizzata. Quanto recuperato in alcuni casi può essere riutilizzato». Usa e getta? «No. La spugna può essere usata circa duecento volte e assorbe per ogni utilizzo fino a trenta volte il suo peso».

Quanto tempo è servito per arrivare al prodotto finale? «L’iter non è stato semplice, certificazioni, nove mesi di test. Nel 2018 il decollo della start up: primo banco di prova le Canarie, un disastro causato dall’uragano Emma, che ribaltò in porto navi e pontoni che trasportavano oli vari. La bonifica costava sette milioni di euro. Troppi. Toccò a noi: con quarantamila euro di materiale e personale addestrato, al costo di circa un milione di euro, hanno recuperato, invece del 20 dei metodi tradizionali, circa il 50, 70%». Dalle Canarie alla salvaguardia di piccoli ecosistemi, come nell’area di Serle, colline bresciane. «Un invaso inquinato da olio, dove stavano morendo pure i rospi. Abbiamo sistemato tutto, gratuitamente, in due ore». Ora prosegue lo sviluppo di tecnologie green, su imbarcazioni, a barriera, droni. «Lavoriamo con l’Azerbaijan. Abbiamo un buon contratto con la Malesia, stiamo trattando con alcune realtà italiane – conclude Alessandro -. Nel Bresciano vorremmo dedicarci al Lago di Garda, con un piccolo consorzio per eventuali interventi».

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