Food-tech

Startup, Deliveristo apre la piattaforma agli chef di Torino e dintorni

Dopo la fase di rodaggio a Milano la startup nata per connettere produttori e ristoratori sbarca in Piemonte: dalla mozzarella campana all’olio calabrese il catalogo dei cibi supera le 14mila unità da oltre 300 fornitori

di Antonio Larizza

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I fondatori di Deliveristo insieme ad alcuni collaboratori

Dopo la fase di rodaggio a Milano la startup nata per connettere produttori e ristoratori sbarca in Piemonte: dalla mozzarella campana all’olio calabrese il catalogo dei cibi supera le 14mila unità da oltre 300 fornitori


4' di lettura

Deliveristo sbarca in Piemonte. Un ritorno alle origini per la startup del food-tech, nata per mettere in contatto ristoratori e produttori di cibo Made in Italy, oggi attiva a Milano. I suoi fondatori sono tutti piemontesi, a cominciare da Ivan Aimo: originario di Bra (Cuneo), ex alunno del Politecnico di Torino, la passione per Slow Food «che non puoi non avere, se nasci nelle Langhe».

Un amore innato per il buon cibo unito alla passione, coltivata negli anni dell’università, per le nuove tecnologie e l’innovazione: ecco i due ingredienti della ricetta di Deliveristo. Tutto inizia tre anni fa, negli uffici del fondo di investimenti in startup Innogest. Racconta Aimo: «Io e un mio collega, Luca Calia, avevamo il compito di valutare nuove iniziative. Investivamo molto in food-tech: startup nate per portare la tecnologia nel mondo del cibo».

Un settore che è esploso. Oggi il mercato vale 21 miliardi di euro. Sono nati e si sono consolidati player come Just Eat, Deliveroo, Glovo, Uber Eats. Tutti con un denominatore comune: connettono i ristoratori ai clienti finali. «Ci accorgemmo – ricorda Aimo – che, soprattutto all’estero, l’attenzione si stava spostando verso un altro ramo della filiera del food, quello che connette i fornitori ai ristoratori». Startup con questa vocazione stavano nascendo in Cina, India, Usa, Germania, Inghilterra. Ma non in Italia. «Così, alla fine del 2018, con Calia abbiamo deciso di licenziarci e di fondare Deliveristo». Oltre ad Aimo e Calia, tra i soci della prima ora ci sono anche il biellese Gabriele Angeleri e lo sviluppatore torinese Lorenzo Tassone.

Oggi l’azienda ha una decina di dipendenti, che diventeranno più di venti entro la fine dell’anno per supportare i piani di espansione. Dopo il lancio in Lombardia, a Milano, che ha permesso di testare il modello di business con oltre 300 ristoratori affiliati, entro settembre Deliveristo sbarcherà in Piemonte, inserendo nella piattaforma anche ristoratori di Torino e dintorni. Alcuni sono già entrati, come Uagliò, Razzo e Pacific Poke. Anche sul fronte dei fornitori il network può già contare su eccellenze piemontesi come La Granda, specializzata in carne di fassona piemontese e presidio Slow Food, Pasta Bossolasco di Cuneo e AgriSalumeria Luiset, vincitrice nella categoria “salumi” del premio Piemonte Food Awards.

A luglio Deliveristo ha varato un aumento di capitale da 1,5 milioni di euro, sottoscritto dai membri di Iag, Gellify, Seven Investments, dagli investitori della community Doorway e da altri privati. Complessivamente, la startup ha raccolto circa 2,5 milioni di euro.

«Siamo un mercato digitale per la ristorazione». I fornitori possono pubblicare sulla piattaforma il loro catalogo, descrivendo i prodotti e i processi con cui vengono preparati e indicando i prezzi. I ristoratori accedono a un’ampia offerta di cibi selezionati: ad oggi sono 14mila, da 300 produttori diversi. Dalla mozzarella campana all’olio calabrese, al capocollo di Martina Franca. Tutti acquistabili in maniera semplice, con un click e un unico punto di fatturazione.

I fornitori sono testati e scremati dai membri del team di Deliveristo che visitano le aziende, verificano la qualità e i processi e aiutano i produttori a raccontare la loro offerta. «Più della metà dei nostri collaboratori – continua il ceo – arriva dall’università di scienze Gastronomiche di Pollenzo, una frazione del comune di Bra. Sono giovani appassionati e competenti, che da subito diventano gli angeli custodi dei produttori: ci siamo accorti che spesso chi sa fare un buon prodotto non è altrettanto bravo a promuoverlo».

L’interfaccia tecnologica proprietaria, sviluppata internamente, è stata pensata per semplificare la vita ai ristoratori, che possono fare acquisti in modo veloce e contare su consegne puntuali. Per risparmiare tempo è possibile anche salvare ordini ricorrenti, che possono essere replicati con un solo click. Tra le possibilità offerte dal sistema anche la comparazione di prodotti simili e l’accesso ai listini con i prezzi di vendita aggiornati in tempo reale.

Se il fornitore ha la possibilità di portare il prodotto al ristorante è esso stesso a effettuare la consegna. In tutti gli altri casi può contare su corrieri convenzionati con Deliveristo, Dhl per il secco e Stef per il fresco, che «prendono la merce sulla porta del produttore e la lasciano davanti a quella del ristoratore».

Il modello di business prevede una commissione a carico del produttore, che compensa il lavoro svolto da Deliveristo per la gestione degli ordini e l’assistenza sulla logistica. Per il ristoratore, il servizio è completamente gratuito, «con la garanzia di acquistare allo stesso prezzo che gli avrebbe fatto il produttore».

Il recente aumento di capitale finanzierà l’espansione in più regioni d’Italia. «Oltre al Piemonte, entro fine anno sbarcheremo in due nuove regioni. Altre ne seguiranno nel 2021».

Se in Italia il modello di business che mette in contatto produttori e ristoratori è poco battuto, all’estero non mancano esempi cui ispirarsi. «Stanno nascendo diverse startup, anche molto ben finanziate, che coprono questa parte di filiera, offrendo ai ristoratori un sistema di interlocuzione digitale con i fornitori». Il riferimento è a imprese come Chooco in Germania, Rekky a Londra, Proxsea in Francia. Ma anche Grub Market negli Stati Uniti, Ninjacart in India e Meicai in Cina.

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