Rapporto Mise-Infocamere

Startup innovative sopra quota 12mila, ma rimangono i soliti “difetti”

Ecco cosa dicono i dati aggiornati a inizio aprile e relativi ai trend demografici e alle performance economiche delle startup innovative

di G.Rus.

Cervelli in fuga, tornare in Italia come startupper

3' di lettura

I dati aggiornati a inizio aprile e relativi ai trend demografici e alle performance economiche delle startup innovative dicono sostanzialmente tre cose: che l'ecosistema dell'innovazione in Italia (con tutte le debolezze che conosciamo) continua a popolarsi di nuovi attori e di nuovi soci; che i progetti e gli startupper sono concentrati soprattutto in Lombardia e nascono solo in parte da iniziative di under 35 e al femminile; che il volume d'affari prodotto dalla nuove imprese è ancora a livelli bassi per quanto i valori di redditività delle società in utile (mendo della metà) siano particolarmente positivi.

Poche imprese in rosa e a prevalenza straniera

Partiamo dalla popolazione delle startup italiane. Il consueto rapporto trimestrale elaborato dal Mise in collaborazione con InfoCamere e il sistema delle Camere di Commercio ha aggiornato a quota 12.561 il numero delle imprese iscritte nell'apposito registro, il 3,4% di tutte le 373mila società di capitali di recente costituzione e il 5,6% in più rispetto al trimestre precedente.

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Tre startup su quattro forniscono servizi alle imprese e in modo particolare prevalgono la produzione di software e consulenza informatica (specializzazione che interessa il 36,9% del totale), e le attività di ricerca e sviluppo (14,2%) mentre il 17% opera nel comparto manifatturiero e solo il 3% nel commercio. Il dato critico rimane quello della presenza femminile: solo il 13% delle aziende vede la maggioranza delle quote societarie e delle cariche amministrative in mano a donne; va meglio per le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35), che sono 17,4% del totale, mentre quelle con una compagine sociale a prevalenza straniera sono solo il 3,7%.

Milano provincia più virtuosa, Asti fanalino di coda

Guardando alla distribuzione territoriale, la Lombardia si conferma ancora una volta la principale culla delle startup italiane, ospitandone oltre un quarto del totale. La sola provincia di Milano, con 2.363 imprese innovative, rappresenta il 18,8% della popolazione, superando in valori assoluti tutte le altre regioni (il Lazio ne conta 1.443, in gran parte localizzate a Roma, la Valle D'Aosta, fanalino di coda nazionale, solo 19). La palma di bacino a maggiore densità di imprese innovative spetta invece sempre al Trentino-Alto Adige, dove circa il 5,7% di tutte le società costituite negli ultimi cinque anni sono startup. Seguono Friuli-Venezia Giulia (5,4%) e Lombardia (4,7%). Una nota a livello territoriale: in ciascuna delle prime 17 province in graduatoria sono localizzate più di 160 startup ma le ultime 12 in classifica ne presentano meno di 15 (il record negativo spetta ad Asti, dove sono localizzate solo cinque imprese innovative).

In perdita un'azienda su due

Detto che i soci di capitale delle imprese iscritte nel registro sono arrivati a superare le 60mila unità (in aumento del 6,9% rispetto al trimestre precedente), le voci che fotografano lo stato finanziario delle startup rimangono quelle più critiche. Il valore della produzione medio è infatti di poco superiore a 182,6 mila euro (i dati di bilancio si riferiscono all'esercizio 2019) mentre il fatturato complessivo, in leggera diminuzione rispetto al consuntivo di fine dicembre, sfiora gli 1,4 miliardi di euro. Nel 2019, e anche questo è un dato ricorrente, la maggioranza delle società è risultata essere in perdita, siamo oltre il 52%, contro il 31,7% dell'universo complessivo delle società di capitale italiane di recente costituzione. Per contro c'è un indicatore che fa ben sperare: la redditività (Roi e Roe) delle società in utile è sensibilmente migliore di quella riportata dalle altre società di capitali, con una media di 35 centesimi di valore aggiunto per ogni euro di produzione.

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