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Startup, sale al 50% il premio per i piccoli business angel

Rispetto all’anno precedente nel 2019 il numero di business angel è cresciuto del 15,8% e i capitali immessi nel sistema delle startup innovative italiane sono lievitati del 6,1 per cento

di Michela Finizio

Mauro Pretolani: "Nelle startup investimenti dimezzati nel 2020"

Rispetto all’anno precedente nel 2019 il numero di business angel è cresciuto del 15,8% e i capitali immessi nel sistema delle startup innovative italiane sono lievitati del 6,1 per cento


4' di lettura

Cinquemila business angel investono ogni anno in startup innovative in Italia. A loro si rivolge l’innalzamento della detrazione fiscale dal 30 al 50% sui capitali sotto i 100mila euro prevista dall’articolo 38, comma 7, del decreto Rilancio (Dl 34/2020). La maggiorazione agevola le persone fisiche che acquistano quote di capitale di rischio di entità limitata, mentre il bonus resta invece al 30% per gli investitori (e per le società) capaci di muovere importi maggiori, rischiando così di favorire solo le operazioni meno strutturate.

La fotografia

In base agli ultimi dati disponibili, sono 4.982 i contribuenti che nel 2019 hanno dichiarato di aver immesso capitali nell’ecosistema delle oltre 11mila startup innovative presenti in Italia fruendo della detrazione fiscale al 30%, per un totale di circa 88,2 milioni investiti. Si tratta di cifre record, se confrontate con le ultime statistiche fiscali del ministero delle Finanze: rispetto all’anno precedente il numero di business angel è cresciuto del 15,8% e i capitali immessi nel sistema delle startup innovative italiane sono lievitati del 6,1 per cento. Oggi le aspettative legate all’impatto del bonus maggiorato sono elevate: quando nel 2017 la detrazione è stata portata dall’iniziale 19% al 30% i flussi in arrivo da parte di questi “investitori informali” sono raddoppiati. Le operazioni sono moltiplicate a tal punto da diventare una spinta cruciale nella fase iniziale (seed) per strutturare il business plan e avviare la produzione.

L'IDENTIKIT DI CHI INVESTE IN START UP

L'IDENTIKIT DI CHI INVESTE IN START UP

Il decreto Rilancio precisa che per fruire del bonus al 50% l’investimento deve, appunto stare sotto i 100mila euro all’anno, mentre per il 30% il tetto è di 1 milione di euro. Va sempre mantenuto interamente per almeno tre anni, altrimenti decade l’agevolazione; può essere effettuato anche tramite veicoli, cioè organismi di investimento collettivo del risparmio, specializzati in questo segmento di mercato. La detrazione maggiorata vale anche per le persone fisiche che investono in Pmi innovative, alle quali già era esteso il bonus al 30 per cento.

Il doppio binario

Per i business angel restano così in vigore due regimi fiscali, in base all’entità dei capitali investiti. Inoltre, l’innalzamento al 50% viene concesso «ai sensi del regolamento Ue 1407/2013 della Commissione europea del 18 dicembre 2013 sugli aiuti de minimis»: con l’emergenza Covid-19 lo scorso 3 aprile Bruxelles ha portato a 1 milione di euro il tetto massimo di aiuti cumulabili da ogni singola impresa (inclusi prestiti a tasso zero e garanzie sui prestiti). «Così sembra che il bonus al 50% possa applicarsi solo verso piccole startup che restano sotto queste soglie e non muovono investimenti corposi», spiega Antonio Leone, presidente del network di investitori Italian Angels for Growth, in attesa dei chiarimenti da approvare con decreto attuativo entro metà luglio.

Ai business angel con la legge di Bilancio 2019 era già stato annunciato l’innalzamento della detrazione dal 30% al 40%, poi non passato al vaglio della Commissione Ue. Anche per questo oggi accolgono con cautela la novità introdotta. «Così come è scritta la norma avrà effetto quasi nullo sul sistema - aggiunge Leone -. Continuiamo a sostenere “il piccolo è bello” ma così non diventeremo mai competitivi. Inoltre hanno dimenticato le realtà che operano tramite veicoli, con 200 soci e una strategia, come la nostra». Italian Angels for Growth l’anno scorso ha investito fino a 2 milioni di euro all’anno in 86 società innovative.

Ad essere agevolati al 50%, infatti, sono i piccoli business angel che investono cifre non superiori a 30-40mila euro l’anno. Restano tagliati fuori i club di investitori e i soggetti più strutturati che, solitamente, puntano a rendere più competitive le startup in fase più avanzata (early growth) per aiutarle a scalare e crescere sul mercato.

Le dinamiche del mercato

In base alle statistiche delle Finanze sugli anni precedenti, l’investimento medio di questi soggetti si aggira sui 17.700 euro. Secondo l’osservatorio di Italian business angels network (Iban) nel 42% dei casi gli investimenti realizzati sono inferiori ai 100mila euro. «Queste soglie speriamo vengano confermate anche per il 2021 - afferma il presidente Paolo Anselmo - così il mercato può consolidarsi. All’inizio tra gli investitori c’era una certa individualità, ma negli ultimi anni sono nate diverse associazioni tra investiori che hanno permesso di diversificare l’asset allocation». Il rinnovo del bonus al 50% viene auspicato anche per aumentare le possibilità di fruirne: sui ricavi 2020, duramente colpiti dalla crisi in corso, si rischierebbe di ridurre i benefici del credito d’imposta, se non addirittura di perderli.

Sugli investimenti in startup innovative il confronto con gli altri Paesi europei vede l’Italia in ritardo e questa misura serve solo in parte a colmare il gap. Il vincolo di mantenere l’investimento per tre anni, la tassazione delle plusvalenze, così come l’impossibilità di recuperare le perdite sono un freno per le operazioni. «Investendo in una fase di avvio delle startup le perdite possono essere anche abbastanza grandi e in Italia non si possono compensare», spiega il presidente di Italian for Growth. «Il vincolo dei tre anni - aggiunge Anselmo di Iban - non ha senso se il capital gain è tassato. Se c’è una exit positiva prima del termine, infatti, l’erario ci guadagna. Solo così si può pensare di scommettere sul possibile unicorno».

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