l’agenda di governo

Stasera il vertice tra Conte e i due vicepremier: focus su tasse e lavoro

di Andrea Gagliardi


Governo, tregua tra Lega e M5s: si va avanti

4' di lettura

«Stasera mi vedo per confrontarmi con Conte e Di Maio per organizzare l'agenda di lavoro dei prossimi mesi e anni che credo ci veda concordi con al centro il lavoro». Così il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa in via Bellerio per analizzare l’esito dei ballottaggi. «La battaglia - spiega - è diminuire il tasso di disoccupazione, che si riduce solo diminuendo la pressione fiscale. Meno tasse vuol dire meno disoccupazione. Questo è quello che sarà al centro del dialogo con l'Europa». E ancora: «Io sto al governo se posso aiutare gli italiani, se qualcuno pensa di stare al governo per tirarla in lungo o crescere dello zero virgola, non è quello di cui gli italiani hanno bisogno».

Governo al giro di boa
Il vertice di stasera a Palazzo Chigi apre una settimana cruciale per il futuro del governo, alle prese con il nodo rimpasto, le nomine Ue, un rilancio programmatico in quella che il premier Giuseppe Conte ha battezzato la “Fase due”. Oltre che con la strategia adottare nella trattativa con l'Europa per evitare l’avvio della procedura di infrazione: nodi irrisolti che si legano a doppio nodo l’uno con l’altro. La riunione a tre avviene esattamente sette giorni dopo l’appello-ultimatum alla «leale responsabilità» lanciato da Conte ai suoi due vice, dopo lo scossone delle europee, in un confronto nel quale il premier si riserva comunque la parola decisiva.

I dissapori nella maggioranza
Certamente i dissapori sui minibot, bocciati duramente dal ministro Tria, pesano nel clima interno alla maggioranza. Il premier Conte - allineato con il titolare del Tesoro e sensibile alle preoccupazioni del Colle sui conti - non ci sta ad essere messo in difficoltà dai suoi due vicepremier, soprattutto in vista di una difficilissima interlocuzione con Bruxelles. Pertanto chiederà ancora una volta ai vicepremier un mandato pieno a negoziare, in modo da portare avanti la legislatura e lavorare assieme alla stesura della prossima legge di bilancio. Ma la tensione resta alta, malgrado il via libera al decreto sblocca-cantieri dei giorni scorsi e il proficuo faccia a faccia di giovedì tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

La mina della procedura di infrazione
L'iter della prossima manovra parte già col gap di 23 miliardi da trovare per sterilizzare quelle clausole che farebbero aumentare l'Iva, poi ci sarà da mettere in fila obiettivi, priorità e possibilità. Salvini ha promesso ad ogni piazza d'Italia che ridurrà la pressione fiscale con la Flat tax al 15%, e anche se il costo di una misura di tale portata appare proibitivo per le casse del nostro Paese, ha chiarito che sul punto non ha intenzione di arretrare. Per invertire il trend come chiede l’Europa ed evitare la procedura d’infrazione, il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha detto invece che «una manovra correttiva potrebbe risolvere il problema del debito». Ma si tratta di un’ipotesi che finora sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno escluso, così come i vicepremier Salvini e Di Maio.

Il problema del debito
Il debito oltre a rappresentare la base per l'attivazione della procedura d'infrazione, è l'oggetto esclusivo degli esami delle agenzie di rating. Tema ben presente a Conte e Tria, che in questi giorni hanno rivisto quasi quotidianamente al ribasso le dinamiche del disavanzo fino a ipotizzare una correzione al 2,1% (dal 2,4% del Def di aprile) grazie alle maggiori entrate tributarie, agli incassi extra dai dividenti pubblici e alle minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100. Risparmi che invece Di Maio continua a voler destinare a nuove misure di spesa, a partire dagli aiuti alle famiglie.

Le ricadute dei ballottaggi
L’esito dei ballottaggi sarà un altro degli elementi da tenere in conto. La vittoria della Lega anche in Emilia-Romagna, con la conquista di Ferrara e Forlì, potrebbe indurre Salvini ad alzare ancora di più l'asticella delle sue richieste agli alleati. Fino a spingerlo a staccare la spina, e puntare all'incasso anticipando il voto politico. In questo senso giocherà un ruolo di rilievo il viaggio a Washington del leader leghista, che potrebbe ricevere un endorsement dall'amministrazione americana a un cambio di governo.

Rimpasto in agenda
Nell'immediato la coalizione gialloverde lavora a definire il rimpasto. Sempre in uscita vengono dati i ministri Toninelli e Grillo, sostituendo il primo con il capogruppo pentastellato al Senato Stefano Patuanelli. Più difficile la
partita sul ministero della Sanità, dopo il sostegno di Beppe Grillo alla sua omonima. La Lega punta decisamente ad avere il ministro agli Affari Europei, partita che va ad intrecciarsi con quella della scelta del futuro Commissario Europeo e del suo portafoglio. In pole position resta Giancarlo Giorgetti, da
tempo desideroso di uscire dalla compagine governativa. Di questo e di tutto il pacchetto di nomine europee, il premier parla oggi con il candidato popolare alla Commissione Ue, Manfred Weber, in un incontro a Roma.

Il dossier autonomie
Nella partita tutta politica sul nuovo equilibrio di Governo ha un ruolo chiave il dossier dell'autonomia differenziata, completamente fuori dai radar europei: in fatto di Pubblica amministrazione la Commissione chiede invece di puntare tutto su semplificazione e digitalizzazione. Ma l'autonomia, insieme proprio alla semplificazione, è anche tra le priorità indicate da Conte per la «fase 2». Che contempla pure , oltre al decreto sicurezza bis, un Piano nazionale per la ricerca e l'innovazione, programmi straordinari per il turismo e la filiera agroalimentare.

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