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Statali, il governo apre: 5,4 miliardi per i contratti

L'incontro con i sindacati. Cgil, Cisl e Uil: insufficienti le risorse per il taglio del cuneo.Conte: manovra più espansiva possibile salvando i conti, sblocchiamo gli investimenti

di Manuela Perrone e Giorgio Pogliotti


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3' di lettura

Prima schiarita sui rinnovi dei contratti pubblici. Ieri all’incontro con i sindacati in vista della manovra, il Governo ha messo sul piatto 5,4 miliardi, ma il nodo delle risorse è stato rinviato a un tavolo tecnico serale alla Ragioneria generale dello Stato che ha avviato la verifica delle coperture nel triennio, tenendo conto che una quota (1,4 miliardi nel 2020 e 1,7 nel 2021) deriva dallo stanziamento nella precedente legge di bilancio.

Davanti ai leader sindacali il premier Giuseppe Conte - affiancato dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo - ha rimarcato le difficoltà dell’attuale quadro economico internazionale, confermando però che nell’impostazione della manovra «pur tutelando la solidità dei conti pubblici, abbiamo cercato di essere quanto più espansivi possibile». Il premier ha voluto sottolineare tra le priorità il maxi piano di contrasto all’evasione da 7,2 miliardi, in ossequio al principio secondo cui «tutti devono pagare le tasse affinché tutti possano pagare meno». Sull’Iva, ha evidenziato come il disinnesco degli aumenti abbia già di per sé «un forte impatto» nella direzione di evitare una stretta sui consumi delle famiglie. A ciò si sommeranno le misure di sostegno ai redditi familiari e il taglio del cuneo fiscale.

Proprio al cuneo sarà dedicato uno degli altri tavoli tecnici, che sarà convocato venerdì, sempre con i sindacati. Poi sarà la volta delle pensioni e infine del Sud e degli investimenti. Al ministero del Lavoro Catalfo intende incontrare i sindacati anche sul tema della lotta al caporalato, in aggiunta alla riunione sul piano per la sicurezza in programma domani, ma non ancora confermata.

Sul taglio del cuneo il premier si è limitato a ribadire un intervento da 2,5-2,7 miliardi a partire da luglio 2020, che diventeranno 5,4 nel 2021. Somme considerate insufficienti dai sindacati. «Noi il taglio del cuneo fiscale lo vogliamo, ma le cifre messe sul tavolo ancora non sono sufficienti, vanno aumentate. Numeri non ne diamo, ma vogliamo raggiungere risultati concreti», ha commentato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Sulla questione, peraltro, è intervenuto anche il viceministro dem dell’Economia, Antonio Misiani, ponendo come target prioritario quello degli incapienti: «Quei 3,7 milioni di occupati che dal 2008 a oggi hanno visto diminuire il proprio reddito pro-capite e sono rimasti esclusi dal bonus 80 euro di Renzi».

Niente è ancora definito. Come sul capitolo pensioni. «Nella manovra dovrà esserci spazio per la rivalutazione di quelle in essere», ha chiesto il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo. Ma da Palazzo Chigi si fa presente che il dossier previdenza sarà gestito direttamente dal ministero dell’Economia. Come a dire: i conti dovranno quadrare.

Quanto agli investimenti, Conte ha definito cruciale il fattore tempo per accelerare la spesa e ha assicurato «una meticolosa azione di sblocco» di quelli ancora fermi. La leader della Cisl, Annamaria Furlan, ha però sollecitato «un cronoprogramma preciso»: «Bisogna sapere non solo quante risorse ci sono, ma quando si sbloccano tutte le opere infrastrutturali per cui le risorse ci sono già e non vengono utilizzate».

In ogni caso, i sindacati hanno apprezzato il metodo del confronto - una discontinuità rispetto ai precedenti Esecutivi - ma si riservano di valutarne gli esiti sulla base dei «risultati concreti». L’impegno del premier è quello di «non realizzare una manovra in maniera autoreferenziale».

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