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Stati generali logistica, servono nuovi incentivi per l’intermodalità

Dalla gomma al ferro

di Filomena Greco

Investimenti. La missione 3 del Pnrr è focalizzata sugli investimenti sulla rete ferroviaria, per 24,7 miliardi, e sull'intermodalità, per 630 milioni. Le Regioni poi insistono sulla necessità di accelerare il Corridoio Reno-Alpi

3' di lettura

Il tema dell’intermodalità, accanto a formazione e lavoro e Portualità marittima, è stato al centro degli Stati generali della Logistica che si sono svolti ieri, 21 aprile, ad Alessandria. Si tratta di un appuntamento che ha visto l’interazione tra le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, a tre anni dall’ultimo evento realizzato nel 2019. Il tema della logistica e dell’intermodalità è centrale alla luce degli impegni sull’intermodalità imposti dall’Unione europea – 30% di merci trasportate su ferro entro il 2030 – e dell’entrata in funzione del Terzo Valico, che apre a nuove possibilità di sviluppo per la logistica per Piemonte e Lombardia, a ridosso degli scali portuali liguri.
Focus intermodalità
Sul ferrobonus ad esempio sembrano tutti d’accordo: ha sicuramente evitato la perdita di quote modali da parte della ferrovia ma non ha di fatto contribuito ad aumentare quella quota come richiesto da Bruxelles. Servono dunque nuovi strumenti di incentivazione all’intermodalità. In generale, la «causa» dell’intermodalità ha al centro il tema delle infrastrutture ma anche quello della digitalizzazione. Le Regioni, grazie alla collaborazione di RFI, hanno monitorato i 130 interventi lungo le linee, i nodi della rete ferroviaria e all’accesso dei terminal intermodali, con un quota del 20% degli adeguamenti completati. La missione 3 del Pnrr è focalizzata sugli investimenti sulla rete ferroviaria, per 24,7 miliardi, e sull’intermodalità, per 630 milioni. Tra gli interventi previsti nelle aree del Nord Ovest lungo il Corridoio Liguria-Alpi, c’è il quadruplicamento Rho-Parabiago, la Rogoredo-Pieve Emanuele, la Cremona-Mantova, il Terzo valico, comprese opere prioritarie e il quadruplicamento sulla Tortona Voghera, il nodo di Genova, la Brescia-Vicenza. In linea generale poi le Regioni insistono sulla necessità di accelerare lungo il Corridoio Reno-Alpi le opere di adduzione ferroviaria ad AlpTransit ed al Terzo Valico, ancora allo stato di studio di fattibilità. Gli operatori sostengono la necessità di nuove soluzioni che puntino sulla digitalizzazione e a nuovi criteri di ingegneria gestionale che razionalizzino il rapporto tempo-costi e riducano il margine di errore nella gestione delle reti logistiche. In questa direzione va l’utilizzo dei portali diagnostici per individuare eventuali anomalie sui carri merci. La rilevanza dei flussi merci via ferro verso i valichi svizzeri è pari al 30%, 23% verso l’Austria e quote marginali per i valichi francesi (4%) e sloveni (3%). La quota modale del treno sull’import è dell’11%, il cargo aereo è dedicato al trasporto di merce ad alto valore mentre il porto di Genova vanta il primato nella movimentazione merci. Dal 2018 e per un triennio, le tre regioni del NordOvest hanno integrato il ferrobonus nazionale (arrivato fino a 50 milioni) con proprie risorse, un milione di cui 200mila ciascuna per Liguria e Piemonte, 600mila per la Lombardia che ha continuato a erogare il contributo anche per la quarta annualità. A marzo, il Mims ha prorogato il ferrobonus per una quinta annualità, l’ultima autorizzata da Bruxelles.
Snodo Alessandria
«Il passo in avanti compiuto verso il riconoscimento delle nuove Zone logistiche semplificate (Zls) è importante perché è un’occasione di sviluppo e uno strumento di attrazione per un territorio come il Basso Piemonte che è il retroporto naturale di Genova e Savona» evidenzia Cesare Rossini presidente della Fondazione Slala - Sistema logistico del Nord Ovest d’Italia. La Fondazione lavora, con gli enti pubblici e gli operatori privati, per dare concretezza al progetto del porto a secco che prevede la realizzazione di ‘buffer’ (aree logistiche adeguatamente infrastrutturate e dotate di servizi, capaci di movimentare unità di carico come container, casse mobili e semirimorchi, e che operano in maniera coordinata con i terminal navali), l’estensione del retroterra piemontese dei servizi doganali, la realizzazione del sistema di digitalizzazione per la gestione dei contenitori. Una nuova centralità del territorio di Alessandria, dunque, testimoniata dagli investimenti in campo e dai progetti come il rafforzamento dello scalo merci di Alessandria. «La domanda di capannoni e aree per la logistica nell’Alessandrino – sottolinea Michele Ferraris di Confindustria Alesandria – è esplosa negli ultimi due anni, i fondi stanno investendo come nel progetto a Castellazzo Bormida da 800mila mq, di Praga Holding, o il progetto di Aquila Partner alle porte di Tortona da 385mila mq».

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