ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùNuovi equilibri globali

«Stati Uniti ed Europa devono proteggere i legami economici con la Cina»

Parla Louis Freeh, ex direttore dell'Fbi: la Russia di Vladimir Putin ha scelto di essere «una minaccia per il mondo». È la Cina «il grande competitor» e non solo in campo economico, servono regole chiare ma «la competizione fa bene a tutti, anche agli Usa»

di Luca Veronese

 Missili balistici Df-17 durante una parata celebrativa a piazza Tien an Men. Dietro lo stop Usa all’export tecnologia alla Cina c’è l’utiizzo nei sistemi d’arma

3' di lettura

«L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha cambiato gli equilibri di forza globali, sta avendo un impatto imprevedibile sulle politiche energetiche di tutti i Paesi, sta incidendo sulle scelte più importanti che le imprese americane ed europee dovranno fare per i prossimi anni». Louis Freeh ha pochi dubbi: «Il 24 febbraio ha cambiato per sempre i rapporti politici, economici, oltre che quelli militari fra le grandi potenze globali». Direttore dell’Fbi dal 1993 al 2001; in precedenza procuratore a New York e alleato di Giovanni Falcone nell’indagine Pizza connection contro la mafia; oggi a 72 anni, global vice chair di AlixPartners, società globale di consulenza, Freeh ci aspetta per una lunga chiacchierata in un salottino, con angolo bar, da Cracco, nel centro di Milano.

Quali sono gli aspetti della guerra in Ucraina che l’hanno più sorpresa?

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L’aggressione con un tale impiego di forze militari ha colto tutti impreparati. C’erano stati dei segnali ma non ci si aspettava una guerra così in Europa. Ci sono tuttavia due ulteriori elementi sui quali riflettere. Il primo è la reazione del presidente Joe Biden: un presidente democratico che decide, senza indugiare, di sostenere con dollari e armi l’Ucraina aggredita. Con la precedente amministrazione di Donald Trump gli Usa sarebbero rimasti a guardare, l’Europa si sarebbe trovata sola e l’Ucraina avrebbe avuto un destino ancora peggiore. Il secondo elemento sorprendente ha a che fare con l’unità dimostrata fino a qui dall’Europa, nonostante le divergenze interne, nel condannare Mosca e schierarsi con Kiev. Non credo che Vladimir Putin si aspettasse un fronte tanto compatto contro di lui. Se ci pensiamo bene, Usa, Europa e i loro alleati sono più uniti oggi di quanto fossero a febbraio.

Perché dice che la guerra sta cambiando gli equilibri globali?

Ho letto con attenzione il Piano per la sicurezza nazionale presentato da Biden pochi giorni fa: spiega che la Cina è l’unico grande concorrente degli Usa, nell’economia, nella tecnologia, negli armamenti. E la competizione con la Cina non è considerata un male ma qualcosa di positivo, ovviamente con regole chiare ed entro certi limiti. Per l’amministrazione Biden la Russia è invece una minaccia da contenere.

Quanto durerà questa guerra e quanti problemi ci lascerà?

I tempi del conflitto sono francamente imprevedibili. Sappiamo, di certo, che questa guerra sarà un disastro per l’economia globale e per le relazioni politiche: la crisi energetica sta mettendo in ginocchio molti Paesi in Europa, costretti in recessione a ripensare le catene di fornitura. La guerra ha contribuito ad alterare i rapporti tra Washington e Pechino: Xi Jinping si muove con cautela, sa bene che rischia di trovarsi dalla parte sbagliata della storia. Ma se guardo a Taiwan vedo una crisi politica che può diventare gravissima, nella quale Usa e Cina hanno cambiato il loro approccio allontanandosi.

Le risorse energetiche determineranno i rapporti di forza nel mondo?

Siamo nel mezzo in una transizione energetica difficilissima e la guerra in Ucraina ha mostrato le debolezze di un’economia globale inevitabilmente interconnessa. Vanno ripensate le catene di approvvigionamento e non solo nell’energia ma anche nelle materie prime strategiche, il cobalto, il palladio. Cambia la geografia dei fornitori. Cambiano le tecnologie, dal nucleare all’idrogeno. I governi e le imprese devono sforzarsi di guardare avanti, di investire oltre la guerra.

Gli Stati Uniti hanno paura della Cina?

La Cina è il grande competitor e la competizione fa bene all’economia globale. Con la Cina siamo in competizione su tutto: dai chip per i computer, alle auto elettriche, alle navi da guerra. Ma non esiste una grande società Usa che non abbia relazioni con l’industria, la ricerca, l’engineerig che si fa in Cina. Per questo la dottrina America First di Trump non ha senso: come è possibile proteggere il Paese chiudendo il mondo fuori? Dobbiamo proteggere le relazioni economiche tra i nostri Paesi, senza paura.

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