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Stati Uniti, il Pil crolla del 32,9% nel secondo trimestre, record dal Dopoguerra

Crollano i consumi ma anche export e investimenti. Nuove difficoltà di ripresa: le richieste di sussidi di disoccupazione crescono di 1,43 milioni

di Marco Valsania

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Crollano i consumi ma anche export e investimenti. Nuove difficoltà di ripresa: le richieste di sussidi di disoccupazione crescono di 1,43 milioni


2' di lettura

L'economia americana nel secondo trimestre ha sofferto una contrazione record del 32,9% su base annuale, paralizzata dallo shock della pandemia da coronavirus e dei lockdown delle attività per cercare di arrestarla.
Anche considerando la contrazione dell'output tra aprile-giugno rispetto al primo trimestre dell'anno, anziché la tradizionale misura che proietta i dati nel corso di un intero anno, il crollo è stato ugualmente di dimensioni storiche, pari al 9,5 per cento.

Previsioni di cali del 35%

La profondità della crisi, secondo la maggior parte degli analisti, mostra quanto sarà arduo ogni recupero per la principale potenza mondiale, soprattutto davanti alla recrudescenza della malattia oggi in corso e nonostante gli aiuti fatti scattare dalla Federal Reserve e dal governo.
Gli analisti avevano previsto in media un crollo trimestrale del Pil anche superiore, del 34,7%, dopo il declino annualizzato del 5% già avvenuto nel primo trimestre. La caduta, la stima iniziale relativa al periodo aprile-giugno comunicata dal Dipartimento del Commercio, è stata tuttavia di gran lunga la più pronunciata di sempre dalla Seconda Guerra Mondiale, da quando esistono moderne statistiche trimestrali sul Pil. Le precedenti contrazioni più gravi risalgono al 1958, con il 10%; al 1980, con l'8%; e alla grande crisi finanziaria di dodici anni or sono, con l'8,4% del quarto trimestre del 2008.

Consumi cadono del 34,6%

Il secondo trimestre ha visto brusche contrazioni ad ampio raggio, a cominciare dai consumi personali caduti del 34,6 per cento. Forti flessioni sono state riportate anche nell'export, nelle scorte aziendali, negli investimenti e nella spesa locale di stati e municipalità. E i segnali che arrivano oggi dell'economia confermano continue difficoltà che minacciano di proseguire oltre i tre mesi passati.

Aumentano ancora i sussidi per i disoccupati

Le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 1,43 milioni di unità rispetto a previsioni inferiori, di 1,4 milioni. Le domande di sussidi sono tornate ad aumentare da due settimane e sono superiori al milione ormai da 19 settimane. Sintomo che licenziamenti e tagli dei posti di lavoro continuano nella Corporate America, rinviando ogni recupero occupazionale. La fiducia dei consumatori in luglio ha risentito di nuove flessioni davanti alle marce indietro di numerosi stati sulla riapertura delle attività con il nuovo aggravarsi della pandemia.

Incognite politiche su nuovi aiuti

A rischiare di rendere più grave la crisi nel Paese è inoltre la polemica su nuovi interventi pubblici anti-crisi. La Federal Reserve ha ribadito ancora nel suo ultimo vertice del 28 e 29 luglio l'intenzione di mantenere il proprio impegno a sostenere una ripresa, prorogando molteplici programmi di prestiti e stimolo almeno fino a fine anno. Ma incertezze restano invece sul fronte politico: Congresso e Casa Bianca sono al momento nell'impasse su nuovi piani, soprattutto sul livello di sussidi straordinari di disoccupazione, 600 dollari alla settimana in scadenza a fine luglio. I repubblicani vogliono ridurli a 200 dollari, mentre i democratici chiedono di rinnovarli per il momento allo stesso livello di prima. Nell'insieme il pacchetto di aiuti proposto dai repubblicani è di mille miliardi di dollari; i democratici invocano lo stanziamento di altri tremila miliardi.

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