ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùpolitica economica

Stati Uniti, tutti i malesseri dell’espansione dei record

di Marco Valsania

default onloading pic


6' di lettura

New York - Dieci anni e più di crescita ininterrotta, un record per gli Stati Uniti. Una performance che esce dagli annali accademici e entra nella pop culture. I paragoni insoliti si sprecano: è durata più dei Beatles, non della loro fama ma dei loro anni assieme come gruppo musicale. È più vecchia della passione social di Instagram. Ma se le espansioni, leggenda vuole, non muoiono necessariamente di vecchiaia (l’Australia insegna con quasi 28 anni di longevità), soffrono però di acciacchi.

E queste ferite da crescita non sono mai state tanto evidenti come nell'odierna economia americana dei record, che anzi alcune di queste sfide le ha aggravate. Sollevando pesanti interrogativi sull'impatto che una spirale di crisi o recessione - quando arriverà, e c’è chi teme il momento si avvicini - potrà avere sul tessuto sociale e sulle capacita' di future riprese. Gia' le grandi cifre suggeriscono che non tutto e' roseo: l'output dopo un decennio e' salito di un quinto dai giorni pre-crisi, contro il 41% dell'espansione degli anni Novanta. E il tasso di crescita media e' stato del 2,3% (semmai ora in discesa) contro il 3,6% di allora e il 4,3% medio delle riprese nel Secondo Dopoguerra. Ancora più rivelatori, pero', sono i numeri legati direttamente al malessere.

LEGGI ANCHE / Disoccupazione Usa ai minimi dal 1969 ma i salari non decollano

Sperequazione della ricchezza

La ricchezza delle famiglie creata in questi dieci anni di ripresa - la somma di patrimoni immobiliari, portafogli titoli, conti bancari, sottratti i debiti - e' stata rastrellata in modo sproporzionato dai piu' ricchi. L'incremento dell'80% registrato - oltre sedicimila miliardi - è stato così distribuito: l'1% già in vetta alla piramide si è accaparrato oltre un terzo. La metà meno abbiente degli americani si e' accontentata di briciole pari al 2 per cento. Il resto e' finito tra ceti alti e medio-alti e le sempre piu' schiacciate fasce della classe media vera e propria. Risultato e' che oggi l'1% in cima, cortesia di stime dell'economista Edward Wolff per la Nber, detiene il 40% della ricchezza, una percentuale salita di tre punti dal 2013 e piu' della somma degli averi del 90% meno abbiente. Ancora: il 20% al top ha il 90% della ricchezza mentre l'ultimo 20% detiene men che nulla. In media, anzi, il 40% in coda alla scala delle ricchezza si trova in rosso di quasi 9.000 dollari. Siamo all'accelerazione di una tendenza gia' in atto: per rimanere nella pop culture, dalla nascita di Taylor Swift nel 1989, stando a Matt Bruenig del People's Policy Project, l'1% in vetta si e' arricchito di 21.000 miliardi, il 50% meno benestante ha visto evaporare 900 miliardi.

Diseguaglianza razziale

Un sintomo particolarmente eclatante delle ferite sociali aperte e' l'aggravarsi della diseguaglianza razziale nelle misure della ricchezza delle famiglie. E' una divergenza considerata più grave e rivelatrice di quelle di reddito. Un nucleo familiare bianco ha oggi un patrimonio medio stimato in 171.000 dollari, dieci volte il valore in mano a una famiglia afroamericana. Quella medesima differenza era di sette volte negli anni pre-crisi. Uno sguardo alla storia solleva allarmi ancora piu' forti: gli afroamericani controllavano lo 0,5% della ricchezza al momento dell'emancipazione dalla schiavitu', vale a dire nel 1865; oggi controllano l'1,5 per cento.

Disparità di reddito

Anche quando si guarda ai redditi, e non al patrimonio, le diseguaglianze saltano comunque all'occhio. L'1% piu' abbiente, definito qui come coloro con oltre mezzo milione di reddito annuale, ha registrato il 60% di tutti i guadagni avvenuti nel decennio. Il resto della popolazione ha visto i miglioramenti di reddito limitati al 5 per cento. Un esempio di queste disparita'? I salari reali degli insegnanti sono in realta' diminuiti in media, in questi dieci anni, dello 0,3% a 64.340 dollari l'anno. I compensi medi reali dei chief executive sono invece balzati del 65% a 12,4 milioni nel 2018. Le retribuzioni medie dei Ceo delle 350 maggiori aziende statunitensi sono diventate pari a 271 volte le paghe dei dipendenti, rispetto a 270 volte prima della grande crisi.

Salari al palo

Sintomo delle diseguaglianze di reddito sono i salari. Se e' vero che di recente hanno dato segno di qualche recupero, sono da tempo in affanno e restano sotto pressione. Nel decennio dei record hanno ristagnato, risentendo dei fenomeni quali la diffusione di nuovi impieghi nella cosiddetta gig economy e in servizi di bassa qualita', mal remunerati, instabili e senza o con scarni benefit. I salari reali avevano raggiunto picchi di aumenti negli anni Settanta, seguiti da un declino durato decenni e da soli parziali recuperi dalla meta' degli anni Novanta. Oggi gli aumenti viaggiano attorno al 3% su base annuale, meglio dell'inflazione, ma la strada per un riscatto resta lunga. Un dato su tutti: il potere d'acquisto di un americano medio e' identico a quello di 45 anni or sono. Altre statistiche mostrano il declino del lavoro nel suo insieme: salari e stipendi erano il 43% del reddito interno lordo, rispetto al 51,6% nel 1970. Vale a dire che i lavoratori ricevono una fetta piu' piccola della prosperita'.

Risparmi inadeguati

Gli americani nel periodo successivo alla crisi hanno risparmiato un po' di piu'. Ma buona parte della popolazione oggi resta a rischio di catastrofe in caso di rovesci economici e finanziari e schiacciata da debiti universitari e accumulati sulle carte di credito. La Federal Reserve calcola che quasi il 40% degli americani rimane incapace di far fronte a un'imprevista spesa anche di soli 400 dollari. E' una percentuale ancora molto elevata anche se scesa rispetto all'oltre 50% fatto segnare del 2013. Il tasso di risparmio, oltretutto, dopo essere salito al 7,4% del reddito disponibile lo scorso dicembre e' tornato a scendere verso il 6%, ai minimi dalla crisi. E la sua trattoria storica mostra un indebolimento: tra il 1959 e il 2019 e' stato dell'8,8%, con massimi del 17,5% nel 1975 e minimi del 2,2% toccati nel 2005.

Una Borsa per pochi

I record di Borsa si sono susseguiti in questi anno, aiutati dalle iniezioni di liquidita' e dai bassi tassi di interesse orchestrati dalla Federal Reserve. Ma ad avvantaggiarsene e' stata ancora una volta soprattutto la stratosfera sociale. La vantata partecipazione di massa degli americani in Borsa - gia' un mito, perche' la concentrazione delle azioni resta alta e la “massa” erano anzitutto gli oggi travagliati ceti medi - e' in realta' diminuita in questi anni di boom azionari. Oggi la meta' degli americani con redditi da ceto medio hanno investimenti in azioni rispetto al 56% nel 2007, alla vigilia della crisi.

Una casa per meno

La crisi ha fatto perdere la casa a otto milioni di americani e quel tracollo non e' stato risanato. Oggi i cittadini che possiedono la loro abitazione, a lungo un vanto, rimangono molti meno che in passato: il 60% degli americani, stando sempre a volta a dati della Federal Reserve, dispone di una casa di proprieta' contro il 70% del 2004. Ancora una volta sono inoltre peggiorate le condizioni anzitutto ai danni delle minoranze etniche: il tasso dei proprietari di casa tra gli afroamericani e' sceso a minimi record nei primi mesi di quest'anno.

Aspettativa di vita in calo

L'aspettativa di vita negli Stati Uniti, paradossalmente, e' ripetutamente scesa durante l'espansione. Anche se non per tutti: i piu' ricchi vivono piu' a lungo dei piu' poveri, 15 anni gli uomini e 10 le donne. Un abisso che si e' allargato: nel corso dei primi quindici anni del secolo, per i primi la longevita' e' aumentata di tre anni, contro nessuna variazione per i meno abbienti. Complessivamente, per gli americani l'aspettativa di vita e' diminuita per tre anni consecutivi fino al 2017 - ultimi dati disponibili: e' stato il declino piu' protratto dal 1915-1918, vale a dire dagli anni della Prima Guerra Mondiale. Tra le ragioni si contano overdosi di stupefacenti, suicidi e acolismo, tragedie cioe' spesso correlate al disagio sociale. Uno studio nel 2016 ha rilevato come l'aspettativa di vita media di un americano nell'1% piu' povero della popolazione e' equivalente a quella di un cittadino del Sudan.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti