Stato catalizzatore, non assistenzialista

Solo attraverso la riproduzione di esperienze virtuose di collaborazione tra pubblico e privato sarà possibile realizzare il rilancio del nostro Paese

di Mariana Mazzucato

default onloading pic
(REUTERS)

Solo attraverso la riproduzione di esperienze virtuose di collaborazione tra pubblico e privato sarà possibile realizzare il rilancio del nostro Paese


3' di lettura

In Italia ci si divide spesso in due schieramenti opposti: Stato contro mercato. L’emergenza sanitaria è stata affrontata con un’idea ambiziosa di Stato. Idea ambiziosa di Stato che ha richiesto una collaborazione dinamica con l’impresa privata. Se è vero che dalle esperienze negative si apprendono lezioni importanti per il futuro, è necessario valorizzare i punti di forza e le storie positive. Da questi possiamo imparare per dare una direzione allo sviluppo economico del Paese.

L’emergenza sanitaria ha trovato il Paese impreparato su diversi fronti, dai posti letto alle mascherine. Ma è stato possibile reagire, grazie all’impostazione messa in atto da parte del Commissario Straordinario Arcuri. Innanzitutto, gli acquisti pubblici sono stati orientati con finalità strategiche. In secondo luogo, la collaborazione simbiotica tra lo Stato ed alcune realtà produttive nel settore delle macchine utensili ha reso possibile l’autonoma produzione nazionale di dispositivi medici. Queste rinnovate capacità non devono essere sprecate, bensì vanno rafforzate anche in vista del ruolo centrale che questi beni avranno nel prossimo futuro.

A sostegno di alcune fra queste realtà esistenti o future dell’impresa privata, l’Italia possiede un ulteriore potenziale nell’ambito pubblico, spesso nascosto e non completamente valorizzato, anche al di fuori dell’ambito strettamente sanitario. Per esempio, le imprese partecipate dallo Stato costituiscono, nei rispettivi ambiti, delle punte di eccellenza industriale. Il problema è che spesso agiscono in isolamento, senza un orientamento coordinato. Questo ne riduce il potenziale sistemico complessivo, che l’attribuzione concordata di missioni con uno Stato innovatore potrebbe attivare.

Allo stesso modo, le agenzie o le organizzazioni pubbliche come Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti possono svolgere un ruolo chiave di indirizzo e coordinamento tecnico. In esse risiedono formidabili strumenti per il rafforzamento della struttura dell’offerta (tramite le partecipate), per l’indirizzo strategico e finalizzato a obiettivi di politica industriale della domanda pubblica e dei finanziamenti di lungo periodo alle imprese.

Le recenti misure previste nel Decreto Rilancio - il Patrimonio Rilancio e il Fondo Patrimonio PMI - possono rappresentare un’occasione per lo Stato di forgiare un nuovo patto produttivo con il mondo delle imprese, per la creazione di un ecosistema che produca valore pubblico e innovazione. Non bisogna dimenticarsi che se da un lato è giusto criticare certe inefficienze dell'amministrazione pubblica, talvolta è opportuno sottolineare quanto sia inerte il privato, senza la guida di uno Stato “imprenditore” nel co-investire e ridurre l'incertezza.

La lezione che si può trarre dalla gestione dell’emergenza sanitaria è che un Paese come l’Italia può imbracciare delle missioni per orientare il suo sistema produttivo verso la risoluzione di problemi di rilevanza generale. Questo è il senso di un approccio mission-oriented alla strategia industriale, che ho contribuito a introdurre nel contesto dell’Unione europea nel 2018 in seguito alla pubblicazione rapporto “Mission-Oriented Research & Innovation in the European Union: A problem-solving approach to fuel innovation-led growth”, a cui è seguito nel 2019 un ulteriore documento dal titolo “Governing Missions in the European Union”. Meno assistenzialista, più catalizzatore.

Con il Governo italiano stiamo cercando di implementare un’applicazione di questo approccio sui temi della trasformazione digitale e della transizione ecologica.

Le missioni potranno essere quelle di ridurre il divario digitale, o di abbattere le emissioni inquinanti in alcune città particolarmente colpite. Il tutto potrà avere una dimensione territoriale ed essere focalizzato sul Mezzogiorno. Ma molto può essere ancora realizzato dal lato Salute, con una missione che rafforzi l’offerta (nella farmaceutica e nelle apparecchiature biomedicali), che sostenga l’infrastruttura sanitaria e che ripensi l’utilizzo della domanda pubblica in chiave strategica.

L’Italia ha bisogno di un modo diverso di pensare alla politica economica ed in particolare la strategia industriale. Un primo passo sarebbe quello di uscire dalla logica dei sussidi indistinti e senza condizioni, puntando su strumenti diretti (investimenti, trasferimenti, prestiti) che siano maggiormente in grado di catalizzare l’interesse del settore privato, con cui co-investire. Solo attraverso la riproduzione di esperienze virtuose di collaborazione tra pubblico e privato sarà possibile realizzare un rilancio e un rinnovamento della struttura produttiva del nostro Paese –un Paese più innovativo, sostenibile ed equo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti