Lotta al Covid

Stato di emergenza verso la proroga: le regole in Italia e negli altri Paesi Ue

La soluzione si porta dietro tutta una serie di norme che in questi ultimi due anni hanno regolato la vita degli italiani: dalle mascherine al distanziamento, dai protocolli sul lavoro allo smartworking, fino all’obbligo di green pass

di Andrea Carli

Governo, ipotesi proroga stato di emergenza e Green Pass

5' di lettura

L’Italia ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale il 31 gennaio del 2020, attraverso una delibera del Consiglio dei ministri in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. Una soluzione che scadrà a fine anno, anche se potrebbe essere ulteriormente prolungata, probabilmente fino a marzo compreso (ma non si esclude la possibilità che permanga fino all’estate) . Ma la strategia messa in capo dall’esecutivo di allora, il Conte due, sulla base di regole ben definite, non è un unicum in Europa. La soluzione dello stato di emergenza è prevista, come mette in evidenza una nota del Servizio studi del Senato, anche in Francia, Germania e Spagna, tanto per fare qualche esempio. Ciascun Paese ha, chiaramente, le sue regole.

Francia

In Francia, l’articolo 16 della Costituzione disciplina gli eventi eccezionali che giustificano i pieni poteri in capo al Presidente della Repubblica, ma si tratta di un regime che non ha trovato applicazione nel caso dell’emergenza Covid. Lo stato d’urgenza è invece normato dalla legge 1955-385 , che include situazioni aventi, per loro natura e gravità, il carattere di calamità pubblica. Viene dichiarato con decreto dal Consiglio dei ministri e la sua proroga oltre dodici giorni deve essere autorizzata per legge, la quale fissa anche la durata definitiva. Pur avendo dunque un quadro normativo definito, in coincidenza degli eventi correlati al coronavirus, il Governo francese ha preferito introdurre una disciplina specifica sullo stato d’urgenza sanitaria.

Loading...

Germania

In Germania, la Legge fondamentale distingue tra stati di emergenza esterni (stato di difesa, stato di tensione) e stato di emergenza interno (articoli 11, 91, 87a), includendo in quest’ultimo anche un pericolo imminente o la minaccia di epidemie, tale da giustificare limitazioni alle libertà di circolazione - solo attraverso la legge - nel territorio federale. Lo stato di emergenza interno può essere constatato da un Land interessato o dal Governo federale: il Parlamento non entra in tale procedimento e lo stato di emergenza non ha bisogno di essere confermato.

Spagna

In Spagna è la Costituzione, all’articolo 116, a prevedere lo “stato di allarme” dichiarato tramite decreto adottato in Consiglio dei ministri, per un periodo massimo di 15 giorni. Il dettato costituzionale stabilisce che, in questa evenienza, l'Esecutivo ne dia conto al Congresso dei deputati, immediatamente riunito allo scopo, e senza la cui autorizzazione non può essere prorogato il termine dei 15 giorni. Il decreto determina l'ambito territoriale sul quale si spiegano gli effetti della dichiarazione, che nel caso in esame riguarda l'intera Spagna. La legge organica 4/1981 detta le condizioni per la dichiarazione dello stato di allarme, tra cui sono menzionate le «crisi sanitarie come le epidemie e le situazioni di contagio grave». L'articolo 162 del Regolamento del Congresso recepisce il dettato costituzionale, aggiungendovi che «qualora il Governo dichiari lo stato di allarme, presenterà immediatamente al Presidente del Congresso una comunicazione con cui accompagnerà il decreto adottato in Consiglio dei ministri». Si prevede, altresì che, nell'eventualità in cui il Governo, in base all'articolo 116, comma 2, della Costituzione, intenda prorogare il termine di 15 giorni, deve chiedere l'autorizzazione del Congresso prima della scadenza del termine originario.

Italia

In Italia, allo stato attuale lo stato di emergenza dovrebbe terminare il 31 dicembre. Ma l’ipotesi che venga prolungato oltre quella data è più che probabile, tanto che il ministro della Salute Roberto Speranza ha già ammesso che la soluzione oramai in vigore dal 31 gennaio del 2020 potrebbe essere rinnovata dall’esecutivo, «senza timore», se dovesse esserci la necessità. «La proroga dello stato d’emergenza - ha ricordato il ministro, durante un Forum con l’Agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor - viene decisa nell’immediatezza della scadenza: 60 giorni in un’epidemia sono un periodo piuttosto lungo». Speranza ha spiegato che «al momento non c’è stata alcuna decisione su questo tema che il Governo si riserva di fare alla fine dell’anno. Come abbiamo sempre fatto - ha aggiunto - valuteremo la
situazione epidemiologica che in questa fase attuale non registra segni “meno” nei contagi soprattutto nei numeri che leggiamo nei paesi europei».

Che cosa si porta dietro lo stato di emergenza

Il destino dello stato di emergenza si porta dietro tutta una serie di norme che in questi ultimi due anni hanno regolato la vita degli italiani: dalle mascherine al distanziamento, dai protocolli sul lavoro allo smart working, fino all’obbligo del green pass. Con lo stato di emergenza il governo può ricorrere ai Dpcm , provvedimenti che non passano attraverso l'approvazione parlamentare. Anche se, da questo punto di vista, con l'esecutivo Draghi sembra si sia di fatto esaurita la stagione per questo tipo di provvedimenti.

Non solo: lo stato di emergenza consente di tenere in piedi la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo per consentirgli gli acquisti di vaccini e medicine (stanziati quasi 2 miliardi nella manovra) e procedere più facilmente con le terze dosi negli hub, oltre che per allungare la vita al Comitato tecnico scientifico. Infine, la commissione Sanità del Senato ha stabilito che, non appena sarà terminato lo stato di emergenza Covid, verrà completato l’esame dei ddl per l’istituzione di una commissione di inchiesta sul Sistema sanitario nazionale e la gestione della pandemia.

Cosa serve per prorogare la soluzione in Italia

Nel caso in cui il governo Draghi ritenesse che non ci fossero le condizioni per ritornare alle regole ordinarie, e optasse per la proroga, dovrà farlo approvando una norma primaria, non potendo più prorogare lo stato di emergenza attuale: o un decreto ad hoc, o un emendamento a un provvedimento già all’esame del parlamento, o ancora - ed è questa l’ipotesi al momento in prima fila - una norma nel decreto Milleproroghe atteso a fine anno. Questo in quanto sul fronte dello stato di emergenza per Covid le proroghe possibili si sono “esaurite” a luglio di quest’anno. Il comma 3 dell’articolo 24 del Codice di Protezione Civile prevede infatti che «la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi». Ora, il primo stato d’emergenza è stato deliberato il 31 gennaio 2020 dal governo Conte per 6 mesi e non per un anno. In sostanza, è scaduto il 31 luglio del 2020, poi è stato prorogato una prima volta fino al 31 gennaio del 2021 e una seconda fino al 31 luglio del 2021. Per estenderlo al 31 dicembre il governo è dovuto intervenire con una norma primaria, il decreto legge 105 del 23 luglio (che ha introdotto l’obbligo del green pass nei ristoranti, cinema, teatri, palestre, manifestazioni sportive e culturali), poi convertito con la legge 126 del 16 settembre.

Le forche caudine del passaggio parlamentare

Ora il tema si ripropone, in un contesto caratterizzato da un contenimento dei contagi, anche grazie alla campagna vaccinale, e, dal punto di vista politico, da proteste da parte dei No pass, accompagnate dalle critiche provenienti anche dall’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo, a cominciare dalla Lega. Se la scelta, come pare, sarà quella di prorogare lo stato di emergenza, è possibile che il nuovo provvedimento debba affrontare, nel passaggio in parlamento, un terreno minato, politicamente scivoloso.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti