emergenza coronavirus

Stato di emergenza verso la proroga: gli effetti su smart working, mascherine e tamponi per i viaggiatori esteri

Se lo stato d’emergenza è stato necessario a fine luglio, il momento più “debole” dell'epidemia, difficilmente potrà non esserlo alla scadenza di metà ottobre. Resta da capire se si opterà per una mini-proroga di poche settimane. O per una più lunga fino al 31 dicembre

di Marzio Bartoloni e Andrea Gagliardi

Covid, la corsa al vaccino registra forti progressi

Se lo stato d’emergenza è stato necessario a fine luglio, il momento più “debole” dell'epidemia, difficilmente potrà non esserlo alla scadenza di metà ottobre. Resta da capire se si opterà per una mini-proroga di poche settimane. O per una più lunga fino al 31 dicembre


3' di lettura

La proroga dello stato di emergenza oltre il 15 ottobre non è solo una ipotesi. La decisione finale verrà presa a ridosso della scadenza, in base all'evoluzione della pandemia. In particolare, l'esecutivo intende valutare ai primi di ottobre i numeri dei contagi generati dall'effetto-scuola, a qualche settimana dalla riapertura. Ma al momento il prolungamento è dato praticamente per scontato. Del resto se lo stato d'emergenza è stato necessario a luglio, il momento più “debole” dell'epidemia, difficilmente potrà non esserlo a metà ottobre. I numeri sono eloquenti. Il 29 luglio, quando fu adottata la proroga di 2 mesi e mezzo c'erano 386 contagi al giorno, oggi ce ne sono 1.800 al giorno. E preoccupa l’aumento dei posti letto occupati nei reparti Covid e nelle terapie intensive. Resta da capire se si opterà per una mini-proroga di poche settimane. O per una più lunga fino al 31 dicembre. «Faremo una valutazione da qui a qualche settimana - ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza - ci teniamo pronti ad ogni evenienza», non escludendo la possibilità di mini-lockdown «a livello subprovinciale» escludendo «per il momento» interventi più estesi.

Contagi in crescita

«Da otto settimane consecutive i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni», rileva la Fondazione Gimbe con il suo presidente Nino Cartabellotta. Da fine luglio a oggi le persone attualmente positive al Covid-19 sono quasi quadruplicate, passando da 12.482 della settimana dal 15-21 luglio ai 45.489 della settimana 16-22 settembre. L’epidemia è «in lento e progressivo peggioramento», è il warning lanciato dall’Istituto superiore di Sanità che sottolinea come soltanto tra una quindicina di giorni potremo cominciare a valutare «l’impatto» della riapertura delle scuole sul moltiplicarsi dei contagi. Del resto di fronte alla graduale ma costante crescita dei contagi avanza di pari passo nei Comuni e nelle Regioni più colpite l'obbligo di mascherina anche all'aperto.

Le ricadute sullo smart working

Arriverà dunque probabilmente già la prossima settimana sul tavolo del Cdm un nuovo decreto sulla emergenza Covid, con nuovi dpcm. E ricaschi su smart working, tamponi per chi proviene dall'estero, mascherine e distanziamento. In particolare, sul fronte smart working, l'attenzione generale è rivolta all’attuale scadenza del 15 ottobre. Con la fine dello stato d'emergenza, termina la procedura semplificata che consente ai datori di lavoro di decidere unilateralmente sul ricorso al lavoro agile. Una procedura che invece si estenderebbe con la proroga dello stato di emergenza. Al momento, dal 16 ottobre si ripristinerebbe la procedura della legge 81 del 2017 che prevede l'accordo individuale con il singolo lavoratore come condizione per ricorrere allo smart working. Tutto ciò a meno di modifiche legislative, visto che il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo ha annunciato che intende modificare la legge istitutiva del lavoro agile.

Le ipotesi allo studio

Il ministro - come anticipato in un'intervista a questo giornale (si veda «Il Sole 24 ore» del 18 agosto) - intende rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva. Nei primi tavoli tecnici, in vista del confronto con le parti sociali, è emersa l'idea di rimettere in discussione il meccanismo esclusivo dell'accordo individuale scritto tra l'azienda e il singolo lavoratore, aprendo alla contrattazione collettiva, con un ruolo più marcato, quindi, che potrebbe essere affidato proprio ai contratti nazionali o aziendali. Tra le ipotesi allo studio c'è anche quella di fissare a livello di contratto nazionale quote percentuali di ricorso allo smart working, in linea con quanto fatto, con apposite direttive, dal ministro della Pa, Fabiana Dadone, indicando come obiettivo di avere il 50% del personale coinvolto nel lavoro da remoto (previa elaborazione da parte di ogni amministrazione del Piano organizzativo del lavoro agile, i cosiddetti Pola).

I tamponi per chi viene dall’estero

La proroga dello stato emergenza, inoltre, consentirebbe tra l'altro, anche di estendere le regole che impongono attualmente l’obbligo del tampone per chi entra in Italia provenendo da Croazia, Grecia, Malta, Spagna e Francia (limitatamente alle Regioni Alvernia-Rodano-Alpi, Corsica, Hauts-de-France, Île-de-France, Nuova Aquitania, Occitania, Provenza-Alpi-Costa azzurra).

L’obbligo di mascherina anche all’aperto

E le ricadute potrebbero riguardare anche l’uso della mascherina. Il rinnovo dello stato di emergenza, infatti, non solo prorogherebbe le regole attuali che prevedono l’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi aperti al pubblico e all'aperto a partire dalle ore 18 e fino alle 6 del mattino in tutti quei luoghi dove è più facile la formazione di assembramenti come le piazze di ritrovo per la vita notturna. Ma potrebbe consentire, in caso di crescita dei contagi, di passare all'obbligo di indossare la mascherina all'aperto durante l'intero arco della giornata, sulla scia di quanto già deciso in Campania e in Calabria.

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