Giustizia

Cartabia: processi lunghi un vulnus, sforzo per più risorse

Organizzazione e capitale umano «sono la condizione di fattibilità delle riforme», dice la ministra in Senato

di Nicola Barone

(Ansa)

3' di lettura

«Processi irragionevolmente lunghi rappresentano un vulnus per tutti». Per questo «l’azione del ministero della giustizia è stata orientata con determinazione verso un obiettivo che ho ritenuto cruciale: riportare i tempi della giustizia entro limiti di ragionevolezza». Con uno «sforzo» rivolto «in linea di continuità con l’azione del precedente governo» ad «assicurare le necessarie risorse umane, materiali, strumentali, per permettere alle procure e ai giudici lo svolgimento della loro altissima funzione». È uno dei passaggi nella relazione al Senato sullo stato della giustizia svolta dalla ministra Marta Cartabia. Un intervento aperto con il ricordo della lettera ricevuta l’8 marzo scorso dalla madre di una vittima sul lavoro che le segnalava le difficoltà di celebrare il processo sulla morte del figlio e il suo timore di morire prima di vederne la fine.

Posta in gioco è anche aumento del Pil

«All’Italia non si chiedono interventi “tampone” destinati a esaurirsi nell’orizzonte temporale del Piano, ma uno sforzo preordinato ad un miglioramento definitivo. Del resto, sappiamo bene che la modernizzazione e l’efficienza del sistema giudiziario incidono direttamente sulla solidità economica del Paese: tra gli studi, uno recente di Banca d’Italia stima che la riduzione della durata dei processi di circa il 15% porti all’ aumento di almeno mezzo punto percentuale del Pil. E inoltre la maggiore efficienza del sistema giudiziario stimola gli investimenti interni ed esterni e indirettamente migliora le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese. Anche questa la posta in gioco, dunque».

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Organizzazione e capitale umano, condizioni per riforme

«La giustizia è stata interessata da alcune importanti riforme normative, che questo Parlamento ha approvato superando le non irrilevanti divergenze di vedute e di sensibilità e lasciando prevalere il senso di responsabilità verso il bene comune e il primario interesse del Paese», aggiunge Cartabia. «Ma ciò che mi preme sottolineare è che le riforme del processo civile e del processo penale che abbiamo approvato necessitano di poggiare saldamente su una imponente ristrutturazione dell’organizzazione del servizio giustizia, accompagnata dalla immissione di ingenti risorse umane e materiali. Organizzazione e capitale umano sono la condizione di fattibilità delle riforme».

Csm dossier fondamentale, rispettare le scadenze

Un dossier «fondamentale» è quello la revisione dei meccanismi interni al Csm. «Sono certa che nelle prossime settimane potremo progredire nella scrittura anche di questo atteso capitolo di riforma, che il Pnrr ci impegna ad approvare entro il 2022. La Camera ha già calendarizzato la discussione in aula e quella scadenza dovrà essere rispettata. Per parte mia continuerò, come ho fatto nei mesi scorsi e come ben sanno tutti coloro con cui ho avuto interlocuzioni sul tema, a dare la mia massima disponibilità per accelerare il corso di questa riforma e per sollecitarne l’esame da parte dei competenti organi del Governo».

Sulla corruzione va recepita direttiva Ue

«Dobbiamo ancora perfezionare il recepimento, ed è necessario farlo il prima possibile, della direttiva sul whistleblowing, prezioso strumento di contrasto alla corruzione, in parte già presente nel nostro sistema grazie agli interventi normativi varati nel 2012 e nel 2017». Per la ministra Cartabia la corruzione richiede «attenzione» e lo fa richiamando le parole sul tema del Capo dello Stato. «C’è una costante preoccupazione sulla piaga della corruzione, che richiede continua attenzione, per la sua capacità di divorare le risorse pubbliche e minare il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini, come ebbe a sottolineare il presidente della Repubblica».

Sovraffollamento delle carceri è al 114%

Il primo e più grave tra tutti i problemi delle carceri «continua ad essere il sovraffollamento: ad oggi su 50.832 posti regolamentari, di cui 47.418 effettivi, i detenuti sono 54.329, con una percentuale di sovraffollamento del 114%. È una condizione che esaspera i rapporti tra detenuti e rende assi più gravoso il lavoro degli operatori penitenziari, a partire da quello della polizia penitenziaria, troppo spesso vittima di aggressioni».

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