a palermo

Stato-mafia: procura chiede 15 anni per Mario Mori, 12 per Dell'Utri

di Redazione Roma


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L'allora capitano dei Ros Giuseppe De Nonno (a sinistra) con il colonnello Mario Mori in una foto del 1997 (ANSA)

2' di lettura

La Procura di Palermo ha chiesto la condanna a 15 anni di carcere dell' ex capo del Ros Mario Mori, imputato di minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Chiesti rispettivamente 12 anni e 10 anni per gli altri due ufficiali dell' Arma accusati: Antonio Subranni, prima di Mori al comando del Raggruppamento Speciale dei carabinieri, e Giuseppe De Donno.

Chiesti 12 anni di carcere anche per l'ex senatore Marcello Dell'Utri, imputato nello stesso processo. Dell'Utri sta scontando una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza nel medesimo processo, la procura palermitana ha chiesto la condanna a 6 anni di carcere.

Prescritte accuse di concorso per Ciancimino
La procura ha chiesto poi la dichiarazione della prescrizione per le accuse di concorso in associazione mafiosa contestate nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia a Massimo Ciancimino. Ciancimino rispondeva anche della calunnia dell'ex capo della polizia De Gennaro: per questo reato sono stati chiesti 5 anni di carcere. Per i pm le condotte di concorso in mafia sarebbero cessate con la cattura del boss Riina, a gennaio 1993, per questo la richiesta di dichiararle prescritte.

Chiesti 28 anni per bossa Bagarella e Cinnà
Per i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, accusati di minaccia a Corpo
politico dello Stato nello stesso processo, la procura ha chiesto rispettivamente la condanna a 16 e 12 anni di carcere. Per il pentito Giovanni Brusca, che rispondeva dello stesso reato, i pm hanno chiesto l'applicazione dell'attenuante speciale prevista per i collaboratori di giustizia e la dichiarazione di prescrizione delle accuse.

Pm Di Matteo: nessuno ci ha difeso
«La mia applicazione a questo processo termina qui. È un processo che ho seguito dall'inizio e che ha portato tante polemiche. Ho capito subito che avrei pagato un costo. Hanno più volte detto che le nostre azioni erano caratterizzate da finalità eversive. Nessuno ci ha difeso». Si chiude con una nota amara la requisitoria del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia del pm Nino Di Matteo, il magistrato che ha seguito tutte le fasi dell'inchiesta e che, dopo il trasferimento alla Dna, ha chiesto di essere applicato al dibattimento. «Era tutto in cont - ha aggiunto il pm - come sempre quando non ci si limita a tenere un profilo basso, ma si mira alla ricerca delle causali complesse e delle strategie come quella che mise in campo Cosa nostra che ricattò lo Stato con la complicità di pezzi delle istituzioni» . Oggi la requisitoria, dopo 8 udienze, si è conclusa con la richiesta di condanne complessive a 90 anni di reclusione per i 9 imputati. In aula, davanti alla corte d'assise di Palermo, c'erano i pm Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene.

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