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Stefanel rinuncia a concordato preventivo, al via iter amministrazione straordinaria

di Barbara Ganz


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3' di lettura

Stefanel rinuncia alla procedura di concordato preventivo con riserva e non depositerà dunque alcun piano entro il termine che era stato fissato per il 14 giugno. Il Cda del gruppo di abbigliamento ha così deciso prendendo atto «della mancata definizione di un accordo con i propri stakeholders, dell'attuale assenza di altri interlocutori interessati a supportare la società nella formalizzazione dell'ipotizzata proposta concordataria e dell'impercorribilità di ipotesi autonome di rafforzamento patrimoniale e ristrutturazione dell'indebitamento complessivo».

Il consiglio ha anche deliberato di avviare l'iter per la procedura di ammissione all'amministrazione straordinaria tramite il deposito dell'istanza per la dichiarazione dello stato di insolvenza al Tribunale competente.

Non è una notizia del tutto inattesa per i 200 dipendenti: circa 60 nella storia sede di Ponte di Piave, gli altri nei negozi che erano uno dei cardini del progetto di rilancio. In questi mesi il sindacato aveva trattato per una riduzione degli esuberi, portandoli da oltre 50 a 29: «Ma la preoccupazione era rimasta alta fra i lavoratori – spiega Cristina Furlan, Cgil Treviso – Avevamo già richiesto, in accordo con la Regione Veneto, un incontro al Mise per un monitoraggio sulla situazione, perché non possiamo andare avanti a comunicati, serve chiarezza».

Un altro caso sul tavolo dell'Unità di crisi veneta, operativa dal 2012: fino al 2018 sono state gestite – direttamente o partecipando a tavoli locali, regionali o nazionali – 197 crisi, di cui 45 in collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico: 60 nel 2018.

Nel pomeriggio di ieri i titoli di Stefanel sono stati sospesi da Piazza Affari in attesa di un comunicato, arrivato in serata, che attesta l'aggravarsi di una crisi che dura da tempo.

Nel settembre 2017 nel capitale sono entrati i due fondi Oxy Capital (già attivo nel salvataggio della veronese Ferroli e di Olio Dante) e Attestor, mentre la famiglia, rappresentata da Giuseppe Stefanel (figlio del fondatore Carlo) è rimasta con una quota del 16,4% e con l'esperienza necessaria a collaborare nel gestire questa fase. Nell'assemblea della Spa del 15 gennaio scorso si è «preso atto della situazione patrimoniale della Società al 30 settembre 2018, dalla quale emerge una perdita complessiva di euro 20,9 milioni e un patrimonio netto di euro 7,5» e, come proposto dal Consiglio di Amministrazione, si è deliberato di «rinviare ogni decisione in merito alla situazione patrimoniale della Società all'esito del processo di riorganizzazione aziendale in corso».

Il piano elaborato dopo l'ingresso dei fondi, che con le banche avevano dato nuovo fiato (e finanza) alla Stefanel, si è però scontrato con un contesto generale di calo gli acquisti di abbigliamento, e con la crescita dell'e-commerce a erodere il volume di affari realizzato dai negozi che, nel caso del marchio trevigiano, sono – per la metà di proprietà, altri in franchising – di grandi dimensioni, su strade molto trafficate e con costi elevati.

La svolta avrebbe dovuto fare del digitale un punto di forza, con una rivoluzione delle collezioni (una base di prodotti continuativi e otto consegne all'anno di mini collezioni capaci di cogliere i trend del momento), e poi un design più moderno, capace di accontentare la clientela femminile che, secondo una indagine, risulta equamente distribuita nelle fasce di età 30-45, 45-55 e 55-65 anni, con una vestibilità e una corrispondenza alle taglie più accurata, e un rapporto qualità prezzo superiore.

Quanto ai negozi – 400 nel mondo – il piano prevedeva spazi più piccoli e versatili, con temporary shop e anche negozi itineranti.

Ora si dovrà attendere la nomina di un commissario giudiziale su indicazione del Ministero dello sviluppo economico: «Aspetto positivo è che l'amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale che ha finalità conservative del patrimonio produttivo – sottolinea Furlan – e che prevede una relazione da parte del commissario, che ci auguriamo farà finalmente chiarezza sulle cause del dissesto, ma soprattutto sulle prospettive reali di risanamento di una azienda storica del tessile veneto e italiano. Una cosa è certa: lotteremo fino all'ultimo minuto per difendere i posti di lavoro».

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