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Stefania Bariatti, fra i siti medioevali per riscoprire la vitalità

di Monica D'Ascenzo


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2' di lettura

Un'ora di cammino lungo una mulattiera oppure una camminata nel bosco fitto, fino a un pianoro erboso alle pendici del monte Cornizzolo, dove queste si incrociano con la parete del Monte Rai. Di fronte si apre la vista sul Resegone e sul lago morenico di Annone. Alle spalle due portali su cui campeggia ancora la scritta “Ora et labora” ricordo dei monaci benedettini, che ora non occupano più l'abbazia di San Pietro al Monte. È in posti come questo che si rifugia Stefania Bariatti, presidente di Banca Monte Paschi di Siena nominata dal Tesoro. La passione per i siti medioevali europei è nata con il tempo e l'amore per la storia condiviso con il marito, matematico di professione ma umanista d'animo. Il viaggio inizia prima di salire in auto, nei mesi in cui si sceglie la meta, si studiano le origini di un luogo, si leggono i libri dei personaggi che lo abitarono e si crea il percorso sulle mappe.


Perché il Medioevo dalle tinte così fosche e buie? Perché le radici dell'identità dell'Europa sono proprio nei mille anni del Medioevo: dalla distinzione nei confronti degli «altri» (barbari, popolazioni asiatiche, arabi, turchi) al cristianesimo, dall'impero carolingio alla rinascita economica successiva al Mille. Un'epoca di costruzioni, che nascondono i tesori di affreschi e sculture, e di fermento culturale che ha dato vita a università come Bologna, Padova, Parigi, Oxford e Cambridge. La ricerca di quelle radici e di quella vita per Bariatti richiede preparazione e amore per il viaggio «lento», verso siti a volte in luoghi nascosti che richiedono vagabondaggi fra strade e stradine per esse€re scoperti. Come le grotte degli eremiti e degli anacoreti oppure i monasteri ormai abbandonati.

Poi ci sono i luoghi sopravvissuti al tempo, come Aquisgrana con la cattedrale imperiale di Santa Maria a magnificare la potenza di un leader coma Carlo Magno, e i luoghi ricostruiti, come l'abbazia di Cluny. C'è l'Europa nei viaggi di Bariatti, come il prossimo in Germania, ma c'è anche tanta Italia fino alla nomina ai vertici dell'istituto senese che le ha dato la possibilità di frequentare in modo più assiduo la Toscana, «una vera e propria miniera d'oro». E le visite diventano anche metafora di insegnamenti di vita: «nelle difficoltà quotidiane, politiche, sociali ed economiche del Medioevo, comunque, c'era una capacità di viaggiare, costruire, esplorare e curare il bello che dà il senso

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