CLIMATE CHANGE

Stefano Boeri all’Onu: una Grande Muraglia Verde attorno al pianeta (e in Italia)

L'architetto italiano ha presentato alle Nazioni Unite nel summit sul clima il progeto di realizzare corridoi verdi dall'Africa all'Asia centrale, passando per Europa e anche in Italia per creare nuove foreste urbane attorno alle città. Una vera e propria infrastruttura verde contro i cambiamenti climatici

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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7' di lettura

NEW YORK - All'interno del summit sul clima dell'Onu tra le azioni proposte c'è quella presentata dall'architetto italiano Stefano Boeri di realizzare una “Grande Muraglia Verde delle Città”. Progetto promosso dalle Nazioni Unite per realizzare nei pressi di 90 città dall'Africa all'Asia Centrale 500mila ettari di nuove foreste urbane e 300mila ettari di foreste naturali da mantenere e ripristinare entro il 2030. Un'enorme sciarpa verde attorno al mondo per mitigare i cambiamenti climatici.

Boeri, 63 anni, architetto e urbanista, esperto di forestazione urbana, titolare e fondatore dell'omonimo studio internazionale Boeri Architetti, che ha un centinaio di collaboratori tra Milano, Shanghai e Tirana, è professore ordinario al Politecnico di Milano, visiting professor in diverse università internazionali. A Shanghai dirige il Future City Lab alla Tongji University, un programma di ricerca post dottorato che esplora il futuro delle metropoli contemporanee dal punto di vista della biodiversità e della forestazione urbana.

Come è partita l'idea della Grande Muraglia Verde delle Città?
Stiamo lavorando sull'idea che si possa immaginare di far diventare le grandi città protagoniste di un grande progetto che riguarda la creazione di corridoi ecologici nel pianeta. L'esempio più semplice è quello che sta succedendo nel Sahel: l'Unione africana nel 2007 ha lanciato il progetto di creare una fascia di foresta lunga 8mila chilometri e larga 15 per fermare la deforestazione.

A che punto è il progetto africano?
Il progetto va avanti, si chiama Great Green Wall. L'Etiopia due settimane fa ha piantato 200mila alberi . La fascia verde che fa argine al deserto del Sahel comincia a essere visibile dal satellite. La stessa cosa sta la facendo la Cina che sta piantando centinaia di migliaia di alberi per fermare l'avanzamento del deserto del Govi. Anche l'India ha avviato un progetto simile.

Che cosa aggiunge la proposta all'Onu?
Un fatto semplice ma rivoluzionario che può cambiare la faccia del mondo e mitigare i problemi delle emergenze climatiche con gli alberi, i boschi, le foreste attorno e nelle città. La nostra proposta all'Onu è proprio questo: abbiamo inserito nel progetto della Green Wall, le città e le aree protette per creare una sorta di enorme sciarpa verde attorno al mondo. Le città, i grandi agglomerati urbani, le metropoli sono un problema perché sono ostacoli all'espansione dei cuscini verdi, ma sono anche una enorme risorsa perché senza le città non riesci a mobilitare i finanziamenti. Per cui abbiamo presentato il Great Green Wall of Cities, un progetto che abbiamo sviluppato con la Fao, Royal Botanic Gardens KEw, Arbord Day Foundation, C40, Un-Habitat, Cities4Forest, Sisef e l'Urban Forest Research Center in Cina e che aggiunge le aree maggiormente popolate al progetto della striscia verde attorno al mondo. Il piano che abbiamo pensato con la Fao intanto è quello di coinvolgere una ventina di città africane per allargare la Grande muraglia verde africana.

Pensa che questo progetto possa essere esportato in altre aree del mondo, a partire dall'Europa?
Con il professor Richard Weller della Penn University abbiamo studiato un sistema di corridoi ecologici che si appoggiano alle aree protette esistenti, collegandole tra loro con un gigantesco piano di forestazione. In Europa la Grande muraglia verde parte dalla Spagna, gira attorno alla Francia e poi lungo tutta la penisola italiana prima di continuare verso Est. Nello specifico, il progetto si chiama “Parco Italia” che collega 14 metropoli italiane con corridori verdi attraverso la messa a dimora di 22 milioni di nuovi alberi. Ho proposto al ministro per l'Ambiente Costa e al primo ministro Conte di pensare a un piano di forestazione urbana che coinvolga tutte le aree metropolitane del paese e tutti i Comuni con più di 15 mila persone.

Tutti i progetti verdi di Stefano Boeri

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Che cosa dovrebbero fare?
Piantare alberi attorno alle città e nei paesi più grandi e al loro interno con un vero e proprio piano nazionale. Se tutte le città e i comuni sopra i 15 mila abitanti piantassero un albero per ogni persona residente si creerebbe da Nord a Sud dell'Italia una enorme barriera ecologica, una muraglia verde, le cui torri sono le città che generano questa forestazione urbana.

Ci sono città italiane che già hanno aderito a questo progetto?
Il progetto per avere successo deve essere impostato su base nazionale. La striscia verde in Europa parte dalla Spagna, arriva in Italia e continua verso Est. In ogni caso Milano è già pronta. Il 21 novembre in Triennale con il sindaco Giuseppe Sala presenteremo il progetto ForestaMI per piantare 3 milioni di alberi a Milano e nella sua grande area urbana da qui al 2030. La copertura di verde, di alberi della città di Milano oggi è ridicola, siamo all'11% della superficie urbana. Con i 3 milioni di alberi piantati nei prossimi 10 anni la percentuale di alberi di Milano salirà al 20%, alla pari con le altre aree urbane avanzate.

Da Milano poi bisogna continuare lungo lo stivale...
Proprio così se i rappresentanti del governo Conte ne comprendono la portata, in termini di lotta al cambiamento climatico, riduzione della Co2, dei problemi idrogeologici, di consumo di suolo e di sviluppo sostenibile oltreché di tutela del paesaggio, che è la nostra ricchezza.

A Tirana, in Albania, state già seguendo un programma di riforestazione urbana…
Sì con Edy Rama c'è stata una piena sintonia su questo progetto. Lui aveva cominciato negli anni Novanta quando era sindaco, con la fine del comunismo a cercare di cambiare l'aspetto di questa città così grigia e così piena di cemento colorando in modo variopinto le case popolari alla periferia della città. Il progetto di foresta urbana di Tirana è quello di piantare 1 milione di alberi attorno e dentro la città. Nei primi due anni ne hanno piantati già duecentomila. Accanto alla città grigia sta nascendo una grande orbita verde che poi, piano piano, si estenderà fino al centro. Anche al Cairo, in Egitto, stiamo portando avanti un progetto di forestazione urbana simile a quello di Tirana.

Un altro problema italiano è quello legato al consumo di suolo. L'Italia è un piccolo paese lungo e stretto, se comparato alla Francia. Con tanti borghi, piccoli paesi, città d'arte che tutto il mondo ci invidia, ma spesso non valorizzate come potrebbero. Più che continuare a consumare territori agricoli bisognerebbe sostituire l'edilizia brutta e favorire i recuperi del patrimonio architettonico storico, di cui è ricco il nostro paese.
In Italia ci sono 12 milioni di case. Otto milioni sono state costruite nel dopoguerra. Di queste almeno 4 milioni oggi sono degradate e energivore, difficili da utilizzare con i moderni standard di risparmio ed efficienza energetica. Se io in un paese voglio buttare giù una di queste brutte palazzine e ricostruire con i volumi esistenti un edificio moderno, contemporaneo, rispettoso dell'ambiente sono tassato con il doppio degli oneri di urbanizzazione rispetto alle villette nuove costruite su territorio agricolo. Non ha senso. Dirò al governo oggi quando incontrerò Conte che per favorire le attività di rigenerazione urbana come prima cosa bisogna eliminare la doppia tassazione degli oneri di urbanizzazione prevista per le demolizioni e le ricostruzioni.

Il suo progetto del Bosco Verticale ha fatto scuola. Lo copiano ormai da più parti nel mondo. Non ha pensato di brevettarlo?
Io sono contento se lo copiano perché si diffonde un modo di costruire che favorisce il verde.

Stefano Boeri

L'idea è affascinante e pensando alle nuove metropoli asiatiche può davvero contribuire a limitare l'inquinamento urbano. Ma non tutti possono permettersi di comprare un appartamento in edificio simile. E' un progetto elitario?
Il primo grattacielo che abbiamo costruito a Milano doveva essere per forza così. Dietro c'è stato un lavoro incredibile di progettazione e costi elevati perché non era mai stata fatta una cosa del genere, un edificio residenziale sostenibile con facciate ricoperte di 700 alberi e oltre 20mila piante. I due finanziatori dell'opera all'inizio mi dicevano che era una idea irrrealizzabile, poi per fortuna hanno cambiato idea. Da quel primo grattacielo siamo andati avanti e ora all'Onu abbiamo presentato un progetto simile ma applicato all'housing sociale, alla portata di tutti. In realtà lo stiamo già realizzando…

Dove?
In Olanda, a Eindhoven. Stiamo costruendo, il cantiere è a uno stato avanzato, un Bosco verticale versione social housing, con il verde, gli alberi piantati nella facciata dell'edificio ma con un costo di costruzione molto basso. Parliamo di 1200 euro a metro quadro. Nel giro di un anno sarà terminato. Verrà dato in affitto ai giovani. Un esperimento che speriamo di ripetere. Altri Boschi verticali stanno nascendo a Parigi, Losanna, Utrecht e Nanjing.

Un albero per salvare il mondo…
Io ho sempre avuto un'ossessione per gli alberi. A partire dal Barone rampante di Calvino. Nel 2005 eravamo partiti con un progetto della Provincia di Milano per creare un bosco di 50mila alberi. Non fece notizia. Ma il bosco c'è ed è ormai cresciuto. Nel 2006 è nato il progetto del Bosco verticale. All'inizio, come detto, gli investitori mi dicevano che era una follia per tutte le problematiche tecniche che si portava dietro.

Da dove parte quando costruisce un grattacielo con gli alberi?
C'è tutto uno studio sul tipo di alberi da piantare in quel determinato posto. Le varietà sono diverse per clima e aree geografiche. Poi studiamo come crescono gli alberi scelti, il loro sviluppo tridimensionale. Arrivati a quel punto cominciamo a progettare l'edificio. Insomma partiamo dagli alberi. Si potrebbe dire che noi facciamo case per alberi. E c'è un aspetto ludico in questo, proprio come nel Barone rampante di Calvino che rimase tutta la vita sugli alberi per poi volare su una mongolfiera.

PS: il pezzo è stato corretto togliendo il riferimento ai “pochi giorni” in cui sono stati piantati 200mila alberi in Etiopia

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