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Stefano Ricci rafforza l’identità del marchio con un club per i clienti vip

Esperienze e prodotti riservati ai maggiori acquirenti del marchio che ha 68 negozi monobrand nel mondo e ha investito anche nell’anno della pandemia

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Leggerezza e comfort, ma sempre guidati dall'eleganza declinata soprattutto nel cashmere abbinato allo zibellino, al cincillà, al visone, al coccodrillo, o anche alla seta tecnica e al nylon. La nuova collezione Stefano Ricci per l'autunno-inverno 2021-22 – ambientata (in video e su catalogo) nella tenuta della famiglia Ricci in Alto Mugello, “Poggio ai Segugi”, dove è stata presentata alla stampa – vuol segnare la ripartenza dopo «un anno complesso, articolato, di grande riflessione e riorganizzazione produttiva», spiegano i fratelli Niccolò e Filippo Ricci, amministratore delegato e direttore creativo della maison fiorentina di moda maschile d'alta gamma fondata dal padre Stefano e dalla madre Claudia nel 1972.

Un club per i clienti vip

Un anno che l'azienda (148,3 milioni di ricavi 2019 per l'85% all'estero con ebitda al 17,5%) ha “utilizzato” per rafforzare l'identità di marchio. «Non ci siamo arresi, anzi abbiamo continuato a investire» sottolinea l'ad. Quanto? «Circa due milioni». Sono serviti per il debutto nell'alta orologeria (60 esemplari che costano da 100mila a 180mila euro, di cui 16 già venduti); per il lancio di un club riservato ai clienti più importanti, cui sono offerte esperienze e prodotti; per proseguire il programma di aperture retail che ha visto l'aggiunta di una boutique a Taipei, in Taiwan, e di una nella Galerie Lafayette a Parigi.

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Negozi monomarca: 68 nel mondo

«Gli allestimenti dei negozi di Bangkok e Changsha invece sono in due container fermi da mesi, visto che le restrizioni agli spostamenti legate alla pandemia ci impediscono di mandare i nostri artigiani a montarli», spiega Niccolò Ricci. Oggi il brand interamente controllato dalla famiglia conta 68 monobrand nel mondo e 21 shop-in-shop. Nel 2020 i ricavi dimagriranno del 40% ma la maison (650 dipendenti nel mondo), che ha appena assunto cinque maestri sarti, guarda avanti: «La Cina ha ritrovato un ritmo sostenuto, Macao da ottobre si è risvegliata, mentre Hong Kong sta ancora attraversando una crisi pesante – spiega l'ad -. Per fortuna la Russia e le ex repubbliche sovietiche, che per noi valgono il 13% del fatturato, hanno tenuto. Ora aspettiamo la ripresa negli Usa con l'obiettivo di tornare ai dati pre-Covid nel 2022».

Lo showroom virtuale

Nell'ultimo mese gli Stati Uniti stanno mostrando segnali di dinamismo, aggiunge Niccolò Ricci, eccetto la città di New York dove alberghi e negozi sono ancora chiusi a causa del Covid. Covid che ha accelerato anche gli investimenti digital: la maison fiorentina ha realizzato lo showroom virtuale e il prossimo passo sarà trasformare questa piattaforma da B2b a B2c, dunque rivolta non solo ai buyer ma anche ai clienti finali che potranno così usufruire di un servizio personalizzato.

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