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Stefano Ricci si espande in Oriente. E potrebbe aprire il capitale a nuovi soci

Il marchio fiorentino ha in programma altri 20 negozi entro il 2023, soprattutto in Cina e Sud-est asiatico. E per crescere la famiglia potrebbe far entrare un partner: «Abbiamo la forza per investire da soli ma non chiudiamo la porta in faccia a nessuno»

di Silvia Pieraccini


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Look della collezione AI 2020-21 di Stefano Ricci

2' di lettura

Avanti tutta verso Oriente. Stefano Ricci è stato uno dei primi marchi italiani di moda ad aprire un negozio in Cina, più di 26 anni fa, e anche adesso che sui mercati mondiali si moltiplicano i fattori d'incertezza - dai dazi alla Brexit fino agli scontri a Hong Kong e alle altre criticità economico-sociali – il brand fiorentino di abbigliamento maschile di lusso che esporta il 95% continua a guardare a Est. Nel 2019 ha aperto il secondo negozio a Seul, in Corea del sud, e il primo a Manila, nelle Filippine.

«Il prossimo anno apriremo altre quattro o cinque boutique in Cina, nelle città di seconda fascia – spiega Niccolò Ricci, amministratore delegato e figlio del fondatore Stefano – oltre a un negozio a Taipei, in Taiwan, previsto per inizio 2020». Cina e sud-est asiatico assorbono oggi il 40% dei ricavi, che quest'anno saranno in linea col 2018 (148 milioni con ebitda al 19%). «In un contesto come quello attuale è un risultato positivo – aggiunge l'ad – anche perché un'azienda familiare non può avere la potenza di fuoco dei grandi gruppi mondiali del lusso».

Il canale retail resta strategico, e ha raggiunto quota 70 negozi (per metà diretti) e 20 shop-in-shop all'interno di grandi magazzini. Nei prossimi quattro-cinque anni l'azienda conta di aprire un'altra ventina di negozi, comprese le ri-location per migliorare le performance di vetrine esistenti.
La strategia, per adesso, è mantenere la crescita a piccoli passi.

Il salto dimensionale, quello che si realizzerebbe con l'ingresso di un partner nel capitale o con la quotazione in Borsa (ipotizzata in passato), non è all'ordine del giorno. Anche se Niccolò Ricci lascia uno spiraglio: «Continuiamo a investire e abbiamo la forza per farlo da soli – dice - ma non chiudiamo la porta in faccia a nessuno, ascoltiamo tutti».

Il punto fermo resta la valorizzazione della qualità e del “saper fare” artigianale, che negli ultimi anni ha spinto l'azienda fiorentina (600 dipendenti nel mondo) a presentare le nuove collezioni in luoghi-simbolo dell'Italia delle arti e dei mestieri, dal Vittoriale ai Sassi di Matera, dalla Reggia di Caserta all'ultimo evento alla Scuola grande di San Rocco a Venezia, circondati dalle tele del Tintoretto nella notte dell'acqua alta e minacciosa.

«La nostra è un'eleganza senza tempo che accompagna l'uomo durante tutto l'arco della giornata», spiega Filippo Ricci, fratello di Niccolò e direttore creativo. Un'eleganza prodotta “in casa”, grazie ai nuovi investimenti fatti sui macchinari, sui processi ecofriendly e sull'efficienza. «Abbiamo colto l'occasione per guardarci “dentro” quando i nostri mercati di riferimento, Cina e Russia, hanno subìto scosse – spiega Niccolò Ricci -. Oggi ci siamo ri-concentrati sulla produzione e sul customer care dei clienti più importanti e siamo fiduciosi per il futuro». Con l'occhio rivolto a Oriente, e qualche sprazzo a Occidente: «Vediamo un po’ di fervore in Nord America».

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