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Stella McCartney animal-friendly, sperimentazioni per Valli, da McQueen forza e leggerezza

Perdurano opulenza e colpi di scena, ma la giornata è creativamente fiacca. E si chiude con un Kanye West decisamente da dimenticare

di Angelo Flaccavento

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La sfilata Giambattista Valli

Perdurano opulenza e colpi di scena, ma la giornata è creativamente fiacca. E si chiude con un Kanye West decisamente da dimenticare


3' di lettura

Sette giorni di sfilate, e non è ancora finita: a Parigi la moda è una vera campagna d’inverno. Ci sono giornate elettrizzanti di avanzamenti notevoli e giornate di sostanziale stallo. Oggi è una di queste ultime giornate: l’occhio non trova gaudio, la penna si secca.

Si comincia con Stella McCartney, nell’opulenza abbagliante del foyer dell’Opera, in un liquefarsi geometrico di linee, in uno sfaldarsi di gran cappotti e pantaloni, condito con stampe inedite di Ertè, che pure è piacevole, ma che molto appare in debito con il lavoro di JW Anderson. Ma da Stella quel che conta, più dei vestiti, è il messaggio animalista, elemento trainante di tutta la narrativa del marchio.

Stella McCartney, la moda è animal-friendly

Stella McCartney, la moda è animal-friendly

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A fine show le modelle escono in passerella insieme a ragazzi travestiti da Mucca, Coniglio, Coccodrillo e altri furry friends, perché, dice McCartney «questi animali sono gli ingredienti delle sfilate di tutti gli altri. Siamo l'unica maison di lusso al mondo che non uccide gli animali in passerella. Volevo sottolineare questo punto, ma in modo gioioso». L’operazione divertimento riesce. La moda al prossimo giro.

Chitose Abe, da Sacai, pulisce, asciuga, allunga, eleva e immagina una donna più matura del solito, persino un po’ madame, alla quale mette addosso tutto un guardaroba di vestine setose e cappotti ibridi che omaggiano di sbieco il mondo della couture. Il cambio di direzione è apprezzabile, ma la collezione è come compressa, creata in vitro: manca l'energia che, unita alla femminilità matura, poteva fare la differenza.

Y/Project (Photo by FRANCOIS GUILLOT / AFP)

Mira ad elevare il marchio anche Glenn Martens di Y/Project: meno streetwear, più glamour - c’è sempre stato a dire il vero, ma adesso è potenziato al massimo - e pure una certa asciuttezza. Il tutto senza rinunciare al gusto di sperimentare: Martens riesce a rendere il sexy concettuale, e viceversa. È al meglio in apertura di show, quando semplifica, perché appena arriva la complicazione è la melodia dissonante di sempre, che comincia a stancare.

Giambattista Valli, eleganza iriverente e sregolata

Giambattista Valli, eleganza iriverente e sregolata

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Giambattista Valli pensa a una parigina «disinibita, unica, sregolata», la cui immagine filtra attraverso il bianco e nero di Cartier Bresson e la sua personalissima, irridente idea di eleganza. Questa volta Valli è eclettico, anche più del solito. Spazia dalle linee svelte di Courreges ai tweed borghesi di Coco Chanel - riletti a modo proprio - dal denim alle infiorescenze frementi per le quali è tanto amato, seguendo il filo del gusto più che un plot narrativo. Gli elementi sono molti, anche troppi, ma a colpire è l’inserimento di alcune silhouette maschili, sartoriali e affilate, che portano freschezza al vocabolario Valli.

L’equilibrio di maschile e femminile è tratto saliente del codice di Alexander McQueen nell’interpretazione di Sarah Burton, che questa stagione immagina donne come sempre forti, con i piedi ben piantati per terra, pronte a librarsi. Donne chiuse dentro giacche e pantaloni sartoriali, con la fiaschetta in vita perché non si sa mai, che esibiscono il proprio lato più femminile in maniera classica, quasi borghese, negli abiti vaporosi, portati certo con gli stivali da maitresse. Una tensione grafica, e una esecuzione impeccabile, ma la prova non decolla.

È toccante e pieno di energia il piccolo show che segna dopo vent'anni di assenza il ritorno di Xuly-Bët, il primo stilista africano a sfilare a Parigi nei mitici anni Novanta della decostruzione. Lo spirito è sempre quello, la freschezza immutata, ben lontana dalla retorica instagrammabile dei paladini attuali della moda black.

Yeezy (foto da Instagram @Yeezymafia)

C’è molta autenticità, e lo stesso certo non può dirsi del colossale bluff di Yeezy, il marchio di Kanye West, che con non poca arroganza organizza a tarda sera uno show en plein air di abitucci dimenticabili serviti come l’avvento definitivo del verbo modaiolo. Un ego così merita solo un tombale silenzio.

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